Vivere quasi senza mobili si può, e fa molto bene

Per qualcuno è stata una reazione all'omogeneità pervasiva derivata dalla globalizzazione, per altri solo uno dei tanti "capricci" dei Millennials. Comunque la si voglia intendere, un fatto è certo: siamo nell'era della personalizzazione, quella in cui nessuno vuole le stesse cose che hanno gli altri.

E se il design festeggia la rinnovata domanda di creatività, c’è chi ha preso una scelta drastica: rinunciare quasi del tutto ai mobili. Anche se in questo caso sembra che le ragioni siano di altra natura: stare senza mobili, ne sono convinti, fa bene alla salute.

Uno stile di vita libero dai mobili

Pensa al tempo che hai trascorso a scegliere con maniacale accuratezza il divano del tuo salotto, delle sedie sufficientemente comode ma in armonia col tuo tavolo di recupero industriale, un letto grande ma non troppo perché gli spazi sono quelli che sono, e di certo non si può rinunciare a un armadio capiente.

Bene, ora immagina di dover accantonare uno di questi pezzi, chiuderlo in garage per qualche mese prima di abbandonarlo al suo destino di oggetto di seconda mano o, peggio, di rifiuto ingombrante. E poi di doverlo fare con tutti gli altri. Solo l’idea ti fa stare male?

Questo è esattamente uno (e forse il principale) degli argomenti di chi ha coraggiosamente optato per il cosiddetto furniture-free living, uno stile di vita, il termine è auto esplicativo, quasi completamente libero dai mobili: ci attacchiamo eccessivamente a elementi che invece dovrebbero avere un ruolo marginale nelle nostre vite, e che talvolta sono persino dannosi per la nostra salute.

Ma che male può fare un divano?

Proprio così: c’è chi pensa che possedere un divano faccia male alla salute. Anche se, com'è facilmente intuibile, il problema non è tanto il divano in sé, quanto il modo in cui noi lo intendiamo e ne facciamo uso. È questo il presupposto fondamentale della scelta forniture-free: l’arredamento, invece che essere uno strumento, un supporto per la nostra vita di tutti i giorni, ha finito per determinare in maniera rilevante il nostro stile di vita.
Gli avvertimenti sui rischi della sedentarietà, d’altra parte, non suonano come una cosa nuova: tra lavoro, spostamenti in auto e serate casalinghe, passiamo gran parte della nostra giornata seduti, e le ore che trascorriamo appoggiati a un oggetto progettato per sorreggere il nostro corpo continuano ad aumentare contestualmente al calo vertiginoso di quelle che passiamo all'aperto.

La questione, allora, è indubbiamente reale. Ma rinunciare a sedie e divani può davvero essere una soluzione?

I benefici del forniture-free living

Mezzi pubblici, concerti e vecchi cinema ce l’hanno insegnato: se posti a sedere non ce ne sono, non resta che optare per quelli in piedi. Grazie a questo sapere d’esperienza, non è quindi difficile immaginare come non avere sedute induca naturalmente a muoversi di più e trascorrere meno tempo in casa.
Ma il beneficio non si limita a questo, perché rinunciare a divani e sedie non significa rinunciare a sedersi: con un cuscino o un tappetino da yoga, si può sfruttare il pavimento come supporto, trovandosi costretti a movimenti cui, passata l’infanzia, difficilmente siamo abituati: piegarsi, accovacciarsi, incrociare le gambe, rialzarsi da terra, rendendo così, senza quasi rendersene conto, il corpo molto più flessibile.

Se si parla di sedentarietà, poi, non si può non citare i problemi provocati dalle posture scorrette e chi ha provato e poi si è fatto promotore del lifestyle forniture-free mette spesso in luce questa realtà.

Molti degli oggetti sui quali ci sediamo abitualmente ci portano, per il modo in cui sono stati progettati o per quello, sbagliato e forse non previsto, in cui li utilizziamo, ad assumere posizioni innaturali, apparentemente confortevoli ma sul lungo periodo nocive, soprattutto per la schiena.

Sedersi più a contatto col terreno, sostituendo magari il proprio tavolo con uno basso, in stile giapponese, indurrebbe invece a mantenere una postura più eretta, non traumatica per la schiena, che qualcuno ha persino assimilato a quella tipica della meditazione, sostenendo che sedersi a terra possa persino avere l’effetto rilassante di una sorta di “meditazione inconsapevole”.

E hanno proprio a che fare con il benessere mentale gli ulteriori vantaggi della vita libera dall'arredamento: uno spazio quanto più possibile vuoto è uno spazio che non necessita di essere riordinato di frequente, una scatola senza oggetti di cui preoccuparsi, preclusa allo stress e immune a qualsiasi forma di insensato e controproducente attaccamento materiale.

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