La tecnologia ci ha tolto il sonno, e adesso ce lo vuole restituire

Dormiamo poco, dormiamo male. L’abitudine di dormire solo qualche ora ogni notte è sempre più diffusa e le persone che soffrono di disturbi del sonno sono in costante aumento.
In tutto questo, la continua esposizione alla tecnologia sembra avere un ruolo da protagonista, non proprio positivo. Ma adesso proprio la tecnologia vuole aiutarci a invertire la rotta.
Ribadire l’impatto negativo sulla salute dell’utilizzo massiccio dei device tecnologici, a cui ormai tutti siamo abituati, è probabilmente superfluo ed indubbiamente anacronistico: la tecnologia ha effetti collaterali, anche gravi, lo sappiamo e sembra proprio la cosa non ci preoccupi. Perlomeno, non al punto di riconsiderare il rapporto indissolubile che con essa abbiamo instaurato.
Dire che i nostri smartphone ci seguono ovunque, che sono diventati un’estensione del nostro corpo, è ormai scontato. È una battaglia persa: alla tecnologia non si può rinunciare e chi sostiene il contrario è destinato a non ottenere molto più di qualche sguardo indulgente.
Ma dal momento che la prudenza non è mai troppa, anche chi la tecnologia la fa, si sta attrezzando per combattere i mostri che lei stessa ha creato. E dove abitano i mostri, se non nei meandri più oscuri del sonno?

Uno smartphone per dormire e uno per svegliarsi

Chi lo ha sotto al cuscino, chi, forse coltivando un’illusione di maggior prudenza, sul comodino poco distante, lo smartphone ha ormai quasi sostituito la sveglia, vittima precoce della rivoluzione del device unico.
Questo potrebbe essere considerato il momento d’inizio della sua progressiva e inesorabile diffusione pervasiva nelle nostre vite.
La metafora è funzionale: dalla luce blu dei display che riduce l’abilità di produrre melatonina ai danni psicologici dell’esposizione continua al mondo esterno, è proprio nel sonno che la tecnologia ha mostrato i suoi primi risvolti negativi.
Da più parti viene difesa e ribadita l’idea che limitare l’esposizione agli schermi continui ad essere la soluzione migliore.
Ma adesso è dal sonno che si vuole partire per tentare di limitarli, eliminarli o persino trasformarli nel loro contrario.

Dal quantified self alla smart home: come cambia la tecnologia del sonno

Il Quantified Self cerca di incorporare la tecnologia nell'acquisizione dei dati su aspetti della vita quotidiana di una persona, prova a quantificarla.
Il binomio tecnologia-sonno ha un’origine meno recente di quanto si penserebbe, che coincide con la nascita di quei gadget che aprirono la strada al concetto di Quantified Self. Oggi quegli strumenti rimangono, si perfezionano e si sommano ad una serie di altri dispositivi che ne integrano le funzionalità e l’efficacia.
Sia Nokia sia Emfit, per esempio, al CES - Consumer Electronic Show - 2018 hanno presentato dei sensori che, installati sotto il letto, tracciano il sonno esattamente come farebbe uno smartwatch, ma senza richiedere all’utente di indossare un device intorno al polso.
In più, il sensore Nokia Sleep, oltre a tenere traccia di durata e qualità del sonno, offre un piano di sleep-coaching per chi riscontra difficoltà a dormire e può integrarsi nella smart home con funzioni di automazione.
Nella stessa direzione si colloca il lavoro di Sleepace, che ha lanciato un intero set di prodotti che automatizzano la gestione della casa quando chi la abita sta dormendo.
Spegnere la TV, chiudere tende e tapparelle, accendere le luci e avviare la macchina del caffè al risveglio: i dispositivi Sleepace operano come un maggiordomo, ma senza nemmeno il bisogno che venga loro chiesto nulla.
SmartSleep di Philips, invece, ha aggiunto alle funzioni di tracking un’azione diretta sul corpo di chi veste il dispositivo.
Si tratta di una fascia dotata di sensori capaci di rilevare l’attività cerebrale che, al rilevamento della fase del sonno a onde lente, produce rumore bianco per migliorare profondità e durata della fase stessa. A questo si associa un’app mobile che raccoglie le metriche del sonno e contiene informazioni e consigli su come dormire meglio.

Un peluche per il tuo sonno

Per chi avesse nostalgia del peluche insieme al quale era abituato a dormire da bambino, infine, una startup olandese ha dato vita a Somnox, un robot progettato per essere abbracciato durante il sonno che simula il respiro, dando l’impressione di avere tra le braccia una persona o un animale domestico.

E se il calore robotico non dovesse essere sufficiente, Somnox è in grado di riprodurre della musica rilassante per accompagnarti dolcemente nel mondo dei sogni.

In fin dei conti, non si può dire che la tecnologia non si stia dando da fare per restituirci quello che ci ha tolto. Forse i tempi della radiosveglia sul comodino sono finiti, ma quelli delle lotte contro i mulini a vento sembra - fortunatamente - di no.

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