Sport e inquinamento: binomio inconciliabile?

Da qualche anno, soprattutto nel nord Italia, i livelli di inquinamento dell’aria sono cresciuti arrivando a toccare livelli insostenibili. Tra le città più colpite, al pari di altre grandi capitali europee come Londra o Parigi, ci sono Torino e Milano.

Il problema è però esteso a quasi tutti i grandi centri urbani italiani, con i livelli di polveri sottili che in inverno superano più volte le soglie limite imposte per la sicurezza dei cittadini. Per questo motivo, non sono poche le persone che hanno iniziato a chiedersi a quali rischi si vada incontro allenandosi in zone urbane o comunque dall’alto livello di polveri sottili nell’aria.

Stando a quanto afferma il Ministero della Salute italiano, solo nel nostro paese i decessi annuali dovuti all’inquinamento, in particolare a causa delle famigerate PM2.5, sarebbero circa 30mila, pari al 7% di tutte le morti per cause naturali.

Il Ministero ha stimato inoltre quanto l'insalubrità  dell’aria italiana incida sulla quantità della vita di ogni cittadino: per via delle polveri sottili, rispetto alla durata media della vita, si vive 14 mesi in meno al nord, 6,6 al centro e 5,7 al sud e sulle isole. Non c’è dubbio: il problema non si può più trascurare.

Ma cosa sono le polveri sottili?

Per prima cosa, è importante quindi capire cosa siano queste polveri sottili, in particolare le PM2.5 e le PM10, di cui si sente tanto parlare in autunno e inverno, quando i loro alti livelli costringono le città a disporre blocchi della circolazione e ad altre iniziative volte a migliorare la qualità dell’aria. L’espressione “Particulate Matter”, da cui l’acronimo PM, serve a indicare tutte quelle particelle solide e liquide disperse nell'atmosfera, con un diametro che va da pochi nanometri fino ai 500 µm e oltre, che si rivelano spesso nocive per la salute.
Il nome specifico deriva dalla diversa dimensione delle particelle: le PM10 hanno infatti un diametro di 10 micrometri e sono in grado di penetrare nel tratto superiore dell'apparato respiratorio, dal naso alla laringe; le PM2.5 hanno invece un diametro di 2.5 micrometri e sono quindi 4 volte piu’ piccole delle sopracitate. Ed e’ proprio per via delle loro ridotte dimensioni che le PM2.5 sono dannosissime per la salute. Possono infatti arrivare a provocare danni al sistema cardiocircolatorio e perfino, a quanto dimostrano alcuni studi, a danneggiare direttamente il Dna, causando potenzialmente tumori e altre problematiche altrettanto gravi.

Rischi e benefici: un compromesso

Per chi fa sport in ambiente cittadino, o comunque molto inquinato, queste informazioni potrebbero apparire particolarmente allarmanti. Per fare chiarezza sull’argomento abbiamo interpellato Davide Razzini, medico chirurgo appassionato di maratone, ultramaratone e ultratrail, a cui abbiamo chiesto quali possano essere i rischi per la salute e, nel caso, come proteggersi: “Il rischio di danni per la salute esiste ed è reale. Durante l’attività fisica, infatti, aumenta la frequenza respiratoria e la quantità di aria che introduciamo nei nostri polmoni con ogni singolo atto respiratorio (fino a 15 volte superiore), quindi aumenta anche la quantità di inquinanti, polveri sottili, etc, che assimiliamo. Sull’altro piatto della bilancia dobbiamo però mettere il fatto che fare sport è comunque un’attività benefica per l’organismo da un punto di vista metabolico, che aiuta a prevenire le malattie cardiovascolari e aiuta a scaricare lo stress. A conti fatti, quindi, bisognerebbe capire quale sia il rischio più grande.”
Come conciliare quindi i benefici dell’attività fisica con i rischi determinati dall’inquinamento dell’aria? “Indossare una delle classiche mascherine da ospedale sarebbe già una prima difesa” - spiega il dottor Razzini -, utile per filtrare l’aria ed impedire alle particelle più grosse di penetrare negli alveoli polmonari. Le PM10 e le PM2.5 riescono però’ a passare attraverso queste mascherine. Per proteggersi si può però fare uso delle nuove mascherine, quelle studiate appositamente per la pratica sportiva cittadina, che un recente studio ha dimostrato abbiano ottimi livelli di filtraggio, molto vicini alla totalità delle particelle, lasciando quindi una speranza a tutti coloro che non vogliono rinunciare all’ora di jogging in città”.

Una soluzione (temporanea) possibile

Rischi e benefici vanno dunque bilanciati in base al livello di inquinamento riscontrato nell'aria dove ci si allena. L’episodio della maratona di Pechino del 2014, quando alcuni atleti si ritirarno dalla gara spaventati dai rischi cui avrebbero sottoposto la loro salute, è esemplificativo di quanto conoscere l’ambiente nel quale ci si allena sia importante. Secondo alcune stime, i corridori avrebbero inalato 12.6 mg di PM2.5 durante le circa 4 ore di gara, l’equivalente di quello che una persona normalmente inala in 24 ore. Il tutto però mantenendo un livello di battiti accelerato e una respirazione sostenuta, esponendo quindi il loro corpo a un pericolo molto maggiore, che molti ritennero eccessivo.

Mentre si continua a sperare in un futuro più green, una soluzione possibile può essere cercata nelle applicazioni e nei diversi strumenti che la tecnologia e le startup stanno iniziando a produrre.

Guardandosi intorno con cognizione di causa ci si puo’ imbattere in diverse app, alcune anche per smartwatch, che aiutano a scegliere il percorso migliore da percorrere per evitare le zone più inquinate; o altre che mostrano giorni e orari specifici in cui i livelli di polveri sottili risultano essere più’ bassi, quindi favorevoli per correre in sicurezza.

Per Technogym - in linea col claim Healty people, healty planet -  il benessere delle  persone non può prescindere dal benessere dell'ambiente. L'azienda si impegna infatti affinchè i prodotti, servizi e processi abbiano impatto minimo sull'ambiente, oltre a innovare  il mondo dell'equipment anche in questa competenza: la linea Artis infatti ricicla e rinnova l'energia prodotta, sostenendone il consumo.
Con Artis la sostenibilità arriva ai livelli ambientali più alti di sempre: nelle macchine forza l'energia prodotta viene riconvertita in energia utile per alimentare il display, e nelle macchine cardio rigenerative l'energia prodotta dal movimento umano viene reimmessa in rete per  alimentare la palestra.
Insomma, oggigiorno non si può ignorare il problema dell’inquinamento dell’aria, ma rinunciare allo sport per paura degli effetti negativi non sembra certo la soluzione migliore.

Un buon consiglio, allora, si rende indispensabile: prendi i giusti accorgimenti, infilati le scarpe e preparati per una sana sudata.

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