Se la sharing economy arriva in palestra

Stamattina ti sei svegliato e hai trovato finalmente la giusta motivazione: dopo il lavoro andrai in palestra, ché è un po’ di tempo che non rispetti l’appuntamento e cominci a sentirti in colpa. Quando l’ora x si avvicina, guardi fuori dalla finestra e sta già facendo buio. Minaccia di piovere, e l’idea di percorrere tutto il tragitto sotto la pioggia, dopo aver già fatto la doccia post allenamento, non ti entusiasma per niente. Forse per un altro giorno puoi saltare. In fondo, non è poi così tanto che non ti si vede da quelle parti...
Di andare in palestra oggi proprio non ne ha voglia. Hai dormito poco e quella che ti si prospetta è una giornata particolarmente pesante. È anche vero, però, che di altre occasioni per andarci questa settimana non se ne presenteranno molte, e già in quella appena passata non sei stato particolarmente diligente. Che fare? Lasciare che sia il cielo a decidere (sperando che quelle nuvole fitte che schermano la luce del sole giochino a tuo favore).
Quante volte ti è capitato di essere protagonista di una vicenda simile a queste?

Procrastinare l’allenamento è un classico

Che sia per il freddo, per il caldo, per la pioggia, per l’ora tarda, per impegni improvvisi e irrinunciabili o semplicemente per mancanza di motivazione, quello con la palestra è uno degli appuntamenti che più di frequente capita di disertare. E anche se spesso tendiamo a non considerarlo, rimandare l’allenamento è una consuetudine dannosa sotto molti punti di vista. Oltre all’ovvio effetto sulla salute fisica, bisogna considerare quello sull’autostima e, molto più prosaicamente, il fattore economico: rinunciare alla palestra significa non sfruttare un servizio che, nella gran parte dei casi, si è pagato in anticipo.
Di esercizi per imparare a gestire meglio il proprio tempo, evitare la tentazione di procrastinare e raggiungere i propri obiettivi se ne trovano moltissimi, nei libri stampati come nelle pagine web. Ma se questi non facessero al caso tuo, forse dovresti tentare con la sharing economy.

Palestra, il meno sfruttato degli abbonamenti

Se pensavi di essere l’unico, hai di che consolarti: non esiste industria che abbia un tasso di abbandono pari a quello delle palestre. In genere, si considera che solo il 50% degli utenti frequenti abitualmente la palestra a cui è abbonato. Ma c’è chi ha riportato cifre ancora più sorprendenti: secondo uno studio condotto dallo Statistic Brain Research Institute, negli Stati Uniti il 67% delle persone abbonate a una palestra non la frequenta o la frequenta molto di rado.

Rinunciare alla palestra significa non sfruttare un servizio che, nella gran parte dei casi, si è pagato in anticipo

Le persone interessate, come detto, ci perdono in salute e in denaro. Ma una così ridotta frequentazione non gioca nemmeno a favore delle palestre: dopo un’esperienza di utilizzo simile, è probabile che molti siano restii a rinnovare l’abbonamento alla palestra.

 La sharing economy in palestra

Quindi, cosa c’entra la sharing economy? In Asia, più che in ogni altra zona del mondo, si stanno diffondendo servizi che coltivano l’obiettivo di portare in palestra questo modello ormai affermatosi in tantissimi altri settori.

Una startup di Shangai, per esempio, ha pensato di risolvere il problema della rinuncia-causa-distanza ispirandosi proprio ai principi dell’economia della condivisione. Tre categorie di utenti e una piattaforma: tanto basta per spingere le persone ad allenarsi con regolarità. In questo caso specifico, a frequentare lezioni di yoga.

Come avviene ormai di norma nelle nuove forme di ospitalità, chi possiede uno spazio inutilizzato ha la possibilità di metterlo a disposizione su una piattaforma digitale, che funge da punto di contatto tra proprietari, insegnati e allievi. Gli insegnanti della disciplina, infatti, possono utilizzare la piattaforma per prenotare uno spazio disponibile online, indicando un orario nel quale intendono tenere una lezione. Visualizzando quelle in programma nella sua area, il potenziale allievo può a sua volta iscriversi a una lezione, pagando la singola seduta.

Portare le palestre nelle case delle persone

Un'altra azienda con base a Pechino, invece, si è data la missione di portare le palestre nelle case delle persone. O meglio, nei loro cortili: installando piccoli chioschi-palestra all’interno dei complessi residenziali, intendono riportare il modello del bike sharing, tanto diffuso in Cina, nel fitness. Ogni chiosco, che occupa solo 4 mq, contiene un tapis roulant e una cyclette utilizzabili al costo di 2 yuan (20 centesimi) al minuto. Esattamente come la bicicletta che si utilizzerebbe per raggiungere la palestra, se la palestra non fosse proprio nel cortile di casa.
Ma non è soltanto in Asia che la sharing economy sta contagiando le sale fitness: negli Stati Uniti sta avendo rapida diffusione una servizio che permette ai membri di una palestra di vendere a persone non abbonate il proprio accesso nei giorni di non utilizzo, molto spesso a tariffe scontate.

Anche se potrebbe non sembrare molto conveniente dal punto di vista della palestra, questa soluzione può rappresentare un benefit di grande valore per l’utente che, rassicurato dall’idea di non “sprecare” del tutto così tanti giorni, può essere spinto a scegliere un abbonamento che comprende anche i mesi estivi, quelli in cui il caldo e l’atmosfera di vacanza fanno preferire un pomeriggio di relax in spiaggia a una corsa sul tapis roulant.

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