Ristoranti? No, videogiochi

Se non siete gamer accaniti, probabilmente la vostra idea di vacanza prevede spiagge incontaminate, tramonti arancioni e prelibatezze culinarie da gustare in compagnia. In caso contrario, potrebbe pesarvi più del dovuto anche una sola settimana lontani dalla vostra console e dai vostri videogiochi. Inutile dire che l’industria alberghiera sta provvedendo anche alle esigenze di questa sempre meno ristretta fascia di mercato, anche se non è una novità poi così recente quella di mirare a favorire l’intrattenimento e la socializzazione degli ospiti.

Hotellerie e videogiochi

Già dal 2008 catene come Aloft Hotel hanno dotato le hall di tavoli da gioco e da biliardo, incentivando in questo modo la "fraternizzazione" anche in situazioni di per sé piuttosto solitarie come quelle dei viaggi d’affari.

"Gli hotel sono via via sempre più lontani dalla mera fornitura di cibo e riparo per la notte: tendono a diventare centri sociali", ha detto Jan Freitag, vicepresidente senior del settore analitico alberghiero presso la SRT Global. "Le hall erano uno spreco di spazio di corridoi di marmo, spesso del tutto privi di mobili, non erano certo un posto in cui si avesse voglia di stare. Adesso sono progettate come luoghi in cui si senta il piacere di fermarsi, con il risultato di un incremento delle entrate annue di cibo e bevande".

Back to 80’s: il ritorno delle arcade room

Dopo gli anni Settanta e Ottanta, quando non era inusuale trovare negli hotel attrezzate sale giochi dove parcheggiare i propri figli appassionati di Pac-Man o maghi del flipper, le arcade room, proprio grazie all'accanito revival del vintage di questi anni, sono tornate fortuitamente in auge, questa volta rivolgendosi però a un target decisamente più adulto.
L'Hotel Zetta di San Francisco offre ai suoi ospiti un ampio soppalco, simile a un loft, con vista sulla hall e dotato di tavoli da biliardo, air hockey e shuffleboard e giochi da tavolo come Yahtzee e Candyland. Una tavola di Pachinko a muro, lunga ben due piani, consente ai giocatori di lanciare dal loft i palloni da calcio che sostituiscono i tradizionali dischetti, per poi vederli atterrare nell'atrio. Una particolare attenzione rivolta al benessere dei propri ospiti, in questo caso concentrata sul mondo dell'hi-tech e dei media.

"La sala giochi è una nuova definizione di lusso, per un certo tipo di professionista creativo", afferma l'architetto d'interni con sede a Seattle, Andrea Dawson, che ha progettato l'Hotel Zetta. "Ecco perché abbiamo creato una stanza dei giochi piuttosto che un ristorante: vogliamo dedicare più spazio al relax". Complici i suoi precedenti lavorativi con le risorse umane di Microsoft, è riuscito a comprendere, e quindi incanalare in spazi comuni, i reali bisogni di questa nuova comunità digitale, che nel tempo libero sembra ami distrarsi con sfide tanto pratiche quanto cerebrali. "Lavorano duramente - ha spiegato Dawson - ma poi amano giocare, sono giocatori nati, sono dotati di un’energia differente che hanno bisogno di scaricare e che fa parte del loro processo creativo".

Sempre a San Francisco, l'Hotel Monaco propone videogiochi Wii durante l'ora del vino ogni sera, mentre il Park Inn di Radisson Resorts a Orlando, in Florida, ha una fornita sala videogiochi allestita per i bambini. E il Wildwood Lodge at Snowmass vicino ad Aspen, in Colorado, riprende la classica sala giochi arcade con caratteristiche retrò come Galaga e calcio balilla, oltre a videogiochi più recenti come The Fast and The Furious.

Il Pod 39 di New York qualche anno fa ha aggiunto una Play Room dotata di tavoli da ping pong e giochi da tavolo classici come i Parcheesi: Richard Born, co-proprietario del Pod 39 nonché di un'altra trentina di proprietà alberghiere solo tra Manhattan e Brooklyn, ricorda che le sale giochi sono una tra le modalità con cui gli hotel mirano a generare un senso di comunità tra perfetti estranei, insistendo sul fatto che la Play Room che ha fortemente voluto sia un'attrazione principalmente mirata a sviluppare il lato sociale dell'hotel, sebbene (o forse anche perché) sia situata vicino al bar. "È un’operazione di successo quando il bar è troppo affollato, ma ha successo anche con ospiti abituati a standard alberghieri più elevati", dice. Non per nulla successivamente ha fatto in modo di aggiungere sale giochi anche ad altre delle sue strutture.

Le 366 camere del Pod 39 sono volutamente molto piccole e costano di conseguenza: sembrava quindi quasi indispensabile offrire ai viaggiatori almeno un bel salotto da condividere. "Il viaggiatore d’affari che riceviamo nel nostro albergo non è il dirigente aziendale di Xerox, è l'imprenditore che si sta facendo largo", dice ancora Richard Born, "ci piace l’idea di offrire a qualcuno con una spiccata creatività e una mente brillante la possibilità di incontrare altra gente che ha scelto il mio hotel per la stessa ragione."

Un videogioco unico per ospiti unici

La catena W Hotels, all'apertura di una sede a Bellevue, nello Stato di Washington, ha dovuto fare i conti con i vicini, tutti giocatori accaniti: dietro l’angolo ci sono infatti Bungie, 5th Cell, Sucker Punch e Valve, subito dietro a Halo, Destiny, Scribblenauts, InFamous e Half-Life. E giusto in fondo alla strada c'è il quartier generale di Xbox di Microsoft, Expedia, T-Mobile e tutta una galassia di startup tecnologiche molto attive.

Nel cuore del centro più hi-tech della città, W Bellevue ha pensato di farsi notare creando un proprio videogioco, Belle the Bear, ispirato al Frogger di SEGA degli anni Ottanta e riproducibile praticamente su qualunque dispositivo, direttamente da browser e quindi senza il passaggio obbligato di un'app o di un software da scaricare: un orsetto dallo stile grafico retrò a 8bit che mentre attraversa strade, boschi e centri tecnologici di Bellevue nel tentativo di raggiungere il W Hotel, scontrandosi con una discreta varietà di nemici e ostacoli, dalle api ai droni, cerca di raccogliere quanti più bitcoin possibile lungo la strada (quello di Bellevue è tra l’altro il primo hotel della catena W ad accettare valute digitali).

Come ha dichiarato Brock Marlborough, direttore di produzione di Pen & Public, la società di sviluppatori del gioco, l’intento era quello di attirare viaggiatori hi-tech e millenial grazie a un’opportuna commistione delle bellezze naturali di zona con una tecnologia all'avanguardia: "Un videogioco sembrava il giusto compromesso tra tecnologia e intrattenimento. Ci ha regalato una tela bianca per raccontare la storia di Bellevue, fondendo natura, tecnologia con gli elementi distintivi del marchio W". Naturalmente, la catena ha presto inserito il personaggio di Belle all'interno del decor della struttura, nella doccia e nella piscina ad esempio. "Come tutte le cose di questo genere, c'è un elemento di rischio", ammette Anthony Ingham, Global Brand Leader di W Hotels. "Nessuno lo aveva mai fatto prima. Ma fa parte del DNA di W. È un gioco che si rivolge ai tecnici che arriveranno nel nostro hotel, ma al vasto pubblico più in generale".
Ma i gamer americani non sono gli unici a spassarsela quando sono in viaggio: nel Regno Unito, allo Staybridge Suites, è possibile prenotare una suite dotata anche dei videogiochi e delle console più attuali, mentre l'Arcade Hotel di Amsterdam è completamente incentrato sul tema del videogioco.

Ogni stanza della struttura olandese, arredata in modo estremamente minimale e funzionale, è dotata di console retrò e moderne e di una collezione di giochi disponibili senza alcun sovrapprezzo, cuffie ed enormi schermi piatti, cuffie Sennheiser "che ti faranno sentire il passaggio delle formiche sul campo di battaglia" e un angolo di gioco VR di ultimissima generazione. Nonché, com’è specificato anche sul sito, di comodissimi materassi a molle. L’Arcade ospita spesso eventi legati al mondo del gaming e persino i cibi e le bevande servite sono a tema. Per la serata d’inaugurazione, sono stati addirittura proiettati videogiochi sulla facciata dell’hotel. Per andare a fare un giro per musei a quanto pare c’è sempre tempo.

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