Perchè dovresti fare binge-watching responsabilmente

I modelli digitali di condivisione e fruizione dei contenuti multimediali hanno portato le persone a sviluppare abitudini nuove. La libertà dell’on-demand ha riscosso grande entusiasmo, ma quali effetti per la salute porta con sé?

Tutto è cominciato nel 2013, quando per la prima volta si ha avuto la possibilità di guardare un’intera stagione di una serie TV in una singola “soluzione”. A molti era parsa un’idea bizzarra. Ma a giudicare da tutto quello che da questa intuizione è derivato, sembra proprio che a molti fosse sfuggito qualcosa. Era arrivata House of Cards, era arrivata Netflix, e con loro una nuova forma di fruizione dei contenuti multimediali.

Si è trattato di una vera e propria rivoluzione. Sia per le reti televisive, condannate alla rincorsa al modello on-demand, sia per gli utenti, tanto conquistati da sviluppare subito inedite abitudini di spettatore. Su tutte, il binge-watching.

La binge-watching mania

Certo, guardare un numero spropositato di episodi di una stessa serie TV in pochissimo tempo non era un comportamento del tutto nuovo: le maratone televisive esistevano già, e i cofanetti che raccoglievano tutti gli episodi di una serie TV in DVD sembravano non avere altro scopo che questo. Eppure, non si può non attribuire a Netflix il merito di aver sdoganato i binge-watching come attività diffusa e condivisibile. È un sondaggio della stessa azienda, datato proprio 2013, a dimostrarlo: il 73% dei rispondenti ha ritenuto quella del binge-watching una pratica “socialmente accettabile”. E chi non sarebbe pronto a scommettere che quella percentuale oggi sia più alta?

Un altro numero per persuadere anche i più scettici: secondo quanto riportato da Nielsen, 361.000 Americani hanno guardato tutti gli episodi della seconda stagione di Stranger Things nel giorno di pubblicazione.

Se ancora pensavi di dover nascondere la tua attitudine da spettatore seriale, tranquillo: non c’è mai stato momento migliore per uscire allo scoperto.

Le cause della Netflix addiction

Lo facciamo in tanti, lo facciamo tanto: evidentemente, deve esserci qualcosa di gratificante. Le ricerche lo confermano (sì, puoi usare la scienza a tua discolpa!): quando è coinvolto in un’attività piacevole, il cervello produce dopamina. Se guardi una serie senza fermarti mai, il tuo cervello non smette mai di produrre dopamina. È così che si sviluppa una pseudo dipendenza, la stessa che, proprio allo stesso modo in cui scrolliamo i social oppure restiamo fissi sullo smartphone, ti impedisce di alzare gli occhi dallo schermo anche quando sarebbe proprio il caso di farlo.

Ma ci sono altri fattori che concorrono alla Netflix addiction: le aree del cervello che vengono attivate quando si guarda la TV sono le stesse di quando si sta vivendo un evento in prima persona, per questo alcune storie possono essere tanto coinvolgenti da farti desiderare di non staccartene mai.

Inoltre, il binge-watching può essere un vero toccasana (benché temporaneo) contro lo stress: poche cose riempiono la mente come immergersi del tutto in un racconto, bloccando almeno per un po’ il flusso di preoccupazioni e pensieri negativi che a volte appare inarrestabile.

Visto così, il binge-watching non è poi tanto male, anzi. Ma se non ci fosse un prezzo da pagare la storia non sarebbe poi così interessante, no?

Gli effetti del binge-watching sulla salute

Un giornalista del New York Times, Matthew Schneier, ha coniato una specifica espressione  per indicare la condizione che spesso fa seguito a un’intesa sessione di binge-watching: “Unseasonal affective disorder: post binge-watching malaise”.

È stato dopo aver guardato in pochi giorni tutti e nove gli episodi di Master of None che Schneier è stato vittima di quello che poi avrebbe scoperto essere un malessere piuttosto comune: la depressione post binge-watching.  Quando una serie finisce, sono in molti a vivere le sensazioni tipiche di una vera esperienza di perdita, e a cadere in uno stato simile a quello depressivo.

Di ricerche sul tema non se ne trovano tante, ma che esista una correlazione tra binge-watching e depressione ormai è dato quasi per assodato, sia in senso causale, sia in senso predittivo: in uno studio condotto dall’University of Toledo, per esempio, il gruppo costituito dai rispondenti che si sono identificati come binge-watchers (142 su 408), ha riportato livelli maggiori di stress, ansia e depressione.

Anche la Texas A&M University ha individuato un legame tra binge-watching e sentimenti di solitudine e depressione, e il magazine The Conversation, come riporta un articolo pubblicato poi anche dal Guardian, ha condotto personalmente una ricerca dalla quale è emerso che coloro che si erano identificati come binge-watchers avevano maggiore probabilità di riportare alti livelli di stress, ansia e sintomi depressivi.
Bisogna ripeterlo: al momento, di certo non c’è nulla. Chi si è occupato della questione ha però riconosciuto dei segnali che dovrebbero mettere in allarme. Più di tutto, da tenere sotto controllo è il rischio dell’isolamento sociale. Se ti ritrovi spesso a preferire una serata-Netflix a un’uscita con gli amici, forse dovresti provare a riconsiderare la tua dieta mediale: Frank Underwood ed Eleven capiranno.

D’altra parte, già l’abitudine di trascorrere troppo tempo davanti alla TV era stata associata a problemi di salute come l’obesità, il diabete e la stessa depressione.

Insomma, anche se gli schermi di rimpiccioliscono e le modalità di fruizione cambiano, i rischi restano gli stessi. È proprio il caso di dirlo, per quanto restare incollati sullo schermo sia estremamente piacevole, non c’è ancora paragone tra i benefici di una vera maratona e quelli di una maratona televisiva.

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