Obesità: un problema globale di stile di vita

Progressi tecnologici, cambiamento degli stili di vita, trasformazione del sistema alimentare: numerosi fattori stanno contribuendo all'affermarsi di un problema, che accomuna luoghi anche molto diversi e molto distanti tra loro: l’aumento delle persone affette da obesità. La questione è complessa e impossibile da trattare in poche righe, ma una cosa è certa: il movimento rappresenta un validissimo antidoto.
La giornata è stata lunga e impegnativa, sei arrivato a casa tardi e proprio non hai fatto in tempo ad andare a fare la spesa. Davanti al frigo vuoto, ti vengono in mente due sole soluzioni: comprare qualche ingrediente online, aspettare la consegna e poi cucinarti qualcosa; oppure ordinare un piatto che sarà qualcun altro a cucinare per te, mentre aspetti seduto sul divano scorrendo il feed di Instagram.
Che tu abbia optato per l’una o per l’altra opzione, a emergere è la stessa evidenza: tecnologia e servizi digitali hanno reso il movimento sempre meno necessario. Fare la spesa, fare shopping, occuparsi della casa, spostarsi in città (in macchina ma a prezzo contenuto): quasi qualunque attività della vita quotidiana può essere portata a termine col minimo sforzo fisico, quando non completamente delegata a qualcun altro. Siamo arrivati a un punto in cui, se non vogliamo farlo, possiamo astenerci dal muoverci senza dover rinunciare praticamente a nulla.

Qualche dato

Si tratta in tutto e per tutto di un nuovo modello di vita che, insieme a un numero crescente di opportunità (se abiti al quarto piano senza ascensore, la spesa consegnata a domicilio non è affatto una brutta prospettiva), porta con sé problemi che non si possono trascurare. Tra questi, l’aumento delle persone in sovrappeso e di quelle affette da obesità.
Secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, gli adulti affetti da obesità nel mondo sono aumentati del 200% in 30 anni, gli adolescenti del 400%. Oggi si contano 1,9 miliardi di persone adulte in sovrappeso in tutto il mondo, e il 13% della popolazione mondiale è costituito da obesi. A essere colpite sono soprattutto le donne, di tutti i gruppi demografici, ma è la situazione dei bambini a preoccupare più di ogni altra cosa: il loro è il segmento nel quale l’obesità sta aumentando maggiormente e a ritmo più sostenuto.
Le differenze tra le zone del mondo sono notevoli, con gli USA che contano il 35% di adulti obesi e il Vietnam solo l’1,6%, ma stando ai dati del Global Burden of Disease la tendenza è globale: i livelli di obesità sono aumentati in tutti i paesi, indipendentemente dal livello di reddito. Non c’è dubbio: il problema riguarda tutti.

Obesità: quali cause, quali rischi

Ma avere un peso corporeo troppo elevato è davvero una condizione così preoccupante? I dati relativi alla relazione tra obesità e insorgere di malattie inducono a rispondere di sì. I rischi per la salute connessi alle condizioni di sovrappeso e obesità sono molti, e spesso anche gravi: malattie croniche come il diabete di secondo tipo e i disturbi cardiovascolari sono associati in maniera significativa all’eccesso di peso corporeo, come anche alla manifestazione di problemi respiratori, problemi muscoloscheletrici, disordini metabolici e tumori.
Nel 2015 si è stimato che l’obesità abbia contribuito alla morte di 4 milioni di persone nel mondo, un numero che equivale al 7% delle morti totali. Di queste, la gran parte sono state causate da malattie cardiovascolari, seguite da quelle croniche dei reni.
Ora, puntare il dito contro lo sviluppo tecnologico è chiaramente semplicistico. Affermare che le applicazioni dei nostri smartphone siano la causa di un problema tanto grande non sarebbe solo ingenuo, ma del tutto scorretto.
E se indicare un’unica causa non è possibile, l’aumento di disponibilità, accessibilità e convenienza economica di cibi ad alta densità calorica è stato individuato come fattore determinante dello squilibrio crescente tra calorie assunte ed energia consumata, che rappresenta la causa più diretta dell’obesità.
A questo va a sommarsi la diminuzione delle opportunità di movimento, derivante soprattutto dalla natura sedentaria che caratterizza un numero sempre maggiore di occupazioni, dal cambiamento delle modalità di trasporto e dall'inarrestabile incremento dell’urbanizzazione in ogni area geografica del mondo (quando dicevamo della giornata lunga e impegnativa, come ambientazione avevi immaginato una grande città o un tranquillo paese di campagna?).

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Una questione di lifestyle

Se il peso eccessivo, quindi, rappresenta un pericolo, è soprattutto lo stile di vita poco attivo a destare preoccupazione. O perlomeno così dovrebbe essere. È uno studio pubblicato sul Journal of American Medical Association a porre la questione in questi termini, spostando il focus della maggior parte delle ricerche condotte sino a ora dal fattore del peso a quello del movimento: secondo i fisiologi autori dello studio, modificare lo stile di vita degli Americani potrebbe essere più efficace nel combattere i disturbi legati all’obesità rispetto alle azioni volte esclusivamente alla perdita dei chili in eccesso.

Allenarsi per amarsi di più

Un programma di allenamento regolare, infatti, può aiutare a combattere i rischi di disturbi cardiovascolari, abbassando la pressione del sangue e il livello di colesterolo, e migliorando il metabolismo. Indipendentemente dalla perdita di peso.
Che sia questo ad aver ispirato Jessamyn Stanley, insegnante di yoga con un fisico fuori dagli stereotipi, body positive advocate e fondatrice della palestra EveryBody di Los Angeles? È un’ipotesi probabile, ma a essere certo è che negli USA si sta affermando un movimento che ha come scopo principale proprio quello di ridefinire il concetto di fitness.
E Jessmyn Stanley non ha fatto che trasformare queste idee in azione, costruendo una palestra in cui persone con qualsiasi tipo di conformazione fisica possano fare esercizio sentendosi a proprio agio. Parola d’ordine: inclusività.
Ad ogni modo, non bisogna dimenticare che anche la perdita di peso in sé apporta benefici fisici importanti: meno peso corporeo significa meno pressione sulle articolazioni. In più, un’attività fisica condotta assiduamente favorisce la circolazione del sangue verso le giunture, migliorandone la lubrificazione e riducendo la frizione.
E se ci fosse ancora bisogno di trovare incentivi all'attività fisica, l’azione positiva dell’esercizio sull'umore potrebbe perfettamente servire allo scopo: grazie alle endorfine rilasciate dal cervello, dopo qualche allenamento è il corpo stesso a “chiedere di muoversi”. Quale migliore occasione per trasformare un gesto salutare in abitudine?

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