Morning Recovery: la "cura" per l’hangover

Mai come in questi anni, cibi e bevande dotati di proprietà straordinarie ricoprono tavole (e bacheche social) di moltissimi wellness addicted. Che lo si voglia chiamare così o meno, quella per il superfood sembra diventata una vera ossessione.

E adesso dall’inedito asse Corea del Sud-Silicon Valley arriva la bevanda che promette di curare i postumi delle serate ad alto tasso di alcol.

È uno di quei casi in cui la storia di come è successo è forse persino più interessante di quello che è successo. Indubbiamente, la vicenda del suo inventore costituisce gran parte del fascino di Morning Recovery, se non altro perché, per portare la sua creatura alla ribalta del mercato, Sisun Lee ha scelto di lasciare il suo ambitissimo lavoro di ingegnere in Tesla.

Una vacanza nel suo paese natale, la Corea del Sud, all’origine dell’idea che gli avrebbe cambiato la vita. Da quelle parti, bere moltissimo è un corollario quasi scontato del divertimento, ma forse proprio perché le conseguenze, almeno quelle immediatamente percepibili, non sono fastidiose quanto quelle cui in occidente siamo abituati.

In un modo o nell’altro, Sisun Lee deve ai rimedi dei suoi amici coreani la fama che oggi lo precede: quella dell’uomo che ha lasciato Tesla per fondare l’azienda produttrice della "cura" per l’hangover.

Tra nanotecnologie e “rimedi della nonna”

A volte, il ritorno di cose del passato sa influenzare il futuro in modi del tutto inaspettati. Certo, questa storia è l’ennesima dimostrazione di come lo studio non sia mai inutile: senza i tre anni passati da studente di ingegneria biotech e delle nanotecnologie, prima di virare verso la computer science, Sisun Lee non sarebbe mai riuscito a trasformare la sua intuizione in realtà.

Ma è dalle ricette tradizionali dell’estremo oriente che tutto prende forma: da nessuna parte il ventiseienne coreano-americano aveva provato rimedi per i postumi tanto efficaci (e tanto diffusi) come quelli provati in Corea. E come se il racconto non fosse già abbastanza romanzesco, c’è anche un fallimento che trova posto nella vicenda: il vano tentativo di importare e distribuire negli Stati Uniti le bevande coreane così utili.

Di qui l’idea di diventarne lui stesso il produttore, siamo al punto in cui lo svolgimento diventa persino prevedibile, il passo è breve.

Morning Recovery: una cura naturale

Il Dr. Jing Liang, ricercatore in farmacologia molecolare e medica alla UCLA, è l’anello che salda la catena: è nelle sue pubblicazioni sui rimedi medicinali per i postumi che Sisung Lee si imbatte nelle prime fasi della sua ricerca personale, ed è grazie alla collaborazione con lui che si inaugurano le sperimentazioni che avrebbero portato alla nascita di Morning Recovery.
Un ingrediente segreto, la Diidromiricetina, presente nell’albero dell’uva passa e nel tè “rattan”, prodotto dalle foglie degli alberi della specie Ampelopsis grossedentata, combinato con elementi come le vitamine B e C: la formula di Morning Recovery possiede tutta l’aura di mistero di una pozione magica, ma con il grado di attendibilità che solo la scienza è capace di garantire.

Proprio nei test sul suo prodotto Lee ha infatti investito il massimo dei suoi sforzi, provandolo prima su se stesso e allargando poi progressivamente il campione alle cerchie di amici e di amici degli amici.

Il riscontro è pressoché unanime: funziona.

Il ruolo di Facebook

A sancire il successo della cura contro l’hangover di Lee, alla fine, sarà Facebook: sul social più frequentato al mondo un venture capitalist di Toronto leggerà di Morning Recovery, condividendo poi l’idea su Product Hunt, una piattaforma web dedicata al lancio di nuovi prodotti. E dal gruppo Facebook creato da Lee per gestire le prime (moltissime) richieste di acquisto arriveranno anche i primi investitori, che lo porteranno a lasciare il lavoro per dedicarsi completamente all’avvio della prima vera linea produttiva.

Oltretutto, era stato proprio con i suoi ex colleghi di Facebook che l’ingegnere era partito per il viaggio dell’ispirazione: come in un film, solo un po’ meglio.

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