Massimiliano “Max” Sirena tra mare, passione e impegno

Nel 1983 la Coppa America parla per la prima volta italiano: se è vero che sarà soltanto con l’avvento di Luna Rossa che questo sport riuscirà a diventare di pubblico interesse in Italia, è doveroso ricordare che, prima del team di Patrizio Bertelli, altre imbarcazioni battenti bandiera tricolore hanno tentato di conquistare la prestigiosa “Auld Mug” ‒ la “vecchia brocca”.

Pioniere in questo senso è lo Yacht Club Costa Smeralda, che nel 1983 rappresenta per la prima volta l’Italia con il team Azzurra, ripresentandosi poi nel 1987 insieme a Consorzio Italia. Nel 1992 è la volta de Il Moro di Venezia, creatura di Raul Gardini, capace di vincere la Louis Vuitton Cup per poi arrendersi in finale agli statunitensi di America.

Massimiliano Sirena e la vela: un amore nato per caso

È proprio seguendo queste prime, coraggiose imprese che il riminese Massimiliano Sirena, classe 1971, decide di mettere da parte il windsurf praticato da giovanissimo per dedicarsi anima e corpo alla vela. Un amore nato quasi per caso.
Alla fine, il primo amore sono stati il mare e il tennis. Ho giocato quasi 15 anni a tennis e contemporaneamente facevo windsurf e regate in barca a vela. All’inizio non avevo alcuna velleità, non avevo nessun interesse agonistico, ma mi piaceva stare in mare e il windsurf mi dava le emozioni che cercavo. Poi a 15 anni ho iniziato un po’ per gioco a salire a bordo di alcune barche, a Rimini; è successo tutto in maniera molto naturale, il sabato e la domenica, durante i famosi campionati invernali, chiedevo se qualcuno aveva bisogno di una persona a bordo. Da lì è nato tutto e ho cominciato a girare il mondo.
La vela diventerà la sua vita, nonostante un inizio tutt’altro che incoraggiante: il suo entusiasmo giovanile viene infatti messo a dura prova quando, ancora ventenne, incontra un membro dell’equipaggio del Moro.

Sei troppo piccolo fisicamente per questo sport, non riuscirai mai.

A raccontare questo aneddoto è il giornalista Fabio Pozzo su “La Stampa” nel 2013, anno in cui Sirena viene proclamato “Velista dell’anno”: non solo, dunque, le dure parole incassate vent’anni prima si sono rivelate errate, ma, anzi, hanno forse contribuito in modo determinante a motivare Max, che è arrivato conquistare la Coppa America nel 2010 con gli americani di BMW Oracle Racing e poi, l’anno successivo, a guidare Luna Rossa alla vittoria del campionato Extreme Sailing Series.

Massimiliano Sirena e Luna Rossa

È proprio con Luna Rossa che Sirena si fa conoscere nel mondo della vela, prendendo parte all’impresa del 2000 (vittoria della Louis Vuitton Cup) e alle successive edizioni della Coppa America nel 2003 e 2007, sempre come aiuto prodiere. Un ruolo che abbandona dopo la vittoriosa parentesi con Oracle Racing per tornare nel team italiano come skipper e team director in occasione della campagna per la 34a edizione che va in scena nel 2013 a San Francisco.
Ho preso parte a tutte le sfide di Luna Rossa, iniziando, ovviamente, come tutti, da ruoli normali: io, nello specifico, ero uno dei prodieri. Cinque o sei anni fa il signor Bertelli mi ha chiesto se me la sentivo di prendermi un ruolo di leadership, gestire il team in tutti i suoi aspetti. Ci ho messo poco a dire di si.
Come la sua storia con la creatura di Patrizio Bertelli abbia inizio lo racconta sempre Fabio Pozzo nell’articolo che lo consacra come uno dei migliori al mondo nella disciplina: nel 1995 Max si sta allenando su un’imbarcazione del futuro patron di Luna Rossa, il Njala, e, mentre è impegnato a ormeggiare, sente qualcuno che grida apostrofandolo in malo modo: non ha mai visto Bertelli e non può sapere che si tratta proprio di lui, che, colpito dal carattere del giovane, lo squadra da capo a piedi.

Io e te, o diventiamo grandi amici, o ti licenzio entro sera, devo pensarci.

Come poi sia andata la storia è noto. Nel 2000, dopo aver conquistato la Louis Vuitton Cup, Luna Rossa sfida il Defender Team New Zealand: è una sfida impari, ma il giovane aiuto prodiere fa di tutto per inseguire la vittoria, finendo con il ferirsi nel tentativo di rimuovere un telo che si è impigliato nella chiglia. Il suo sangue finisce sulla fiancata della barca, simbolo della determinazione di un uomo deciso a fare la storia nella più antica competizione sportiva al mondo.
Max Sirena vincerà la Coppa America in due occasioni: nella già citata edizione del 2010 con Oracle Racing e nel 2017, quando, dopo il ritiro di Luna Rossa in seguito alla disputa sul cambio in corsa della Regola di Classe, entra – voluto fortemente dal manager Grant Dalton – a far parte dell’equipaggio di Emirates Team New Zealand, che sconfigge a Bermuda il Defender rappresentato da Oracle Team USA. Si tratta di traguardi mai raggiunti prima da un velista italiano, qualcosa per cui tanti, a 48 anni, potrebbero sentirsi soddisfatti.
Mi considero una persona molto fortunata, perché in molte delle sfide o campagne in cui sono stato coinvolto sono riuscito a raggiungere l’obiettivo massimo. Ho vinto tanti campionati del mondo, europei, italiani, ho vinto la Coppa America due volte. Mi ritengo un privilegiato. Ma da uomo di sport penso che il momento più bello della mia carriera sia quello che verrà.

Passione e impegno

Velista tra i migliori al mondo, Sirena non si accontenta: quel fuoco che lo ha sempre spinto, la voglia di porsi degli obiettivi e poi di centrarli, superando costantemente i propri limiti, è ciò che gli ha permesso di smentire quel marinaio de Il Moro di Venezia, di salire sulle prime barche, di allenarsi sempre più duramente e di dare tutto, sempre, per diventare quello che è oggi. E che adesso lo spinge a sognare quello che per molti è quasi impensabile: una terza vittoria in Coppa America, stavolta con Luna Rossa, portare “la vecchia brocca” in Italia per la prima volta in una storia lunga quasi due secoli.

Fare questo lavoro è ogni giorno un’opportunità nuova. Essere qui mi rende molto felice. Il mio sogno è vincere la Coppa America con l’Italia, con Luna Rossa, è il mio ultimo obiettivo nella vela. Poi potrò pensare a fare qualcosa di diverso.

Nel ruolo di skipper e team director, la lunga esperienza di Sirena – che, limitatamente alla Coppa America, ha preso parte a ben sette spedizioni – sarà fondamentale nella gestione di un gruppo che abbina esperienza e gioventù: da una parte nomi come Gilberto Nobili (vincitore nelle edizioni 2013 e 2017, rispettivamente nel ruolo di grinder e performance specialist), Francesco Bruni (sette titoli mondiali in varie classi), James Spithill, Vasco Vascotto, Pierluigi De Felice e tanti altri nomi noti nella competizione, dall’altra l’entusiasmo di Nicholas Brezzi, Davide Cannata, Matteo Celon, Umberto Molineris, Jacopo Plazzi, Andrea Tesei ed Enrico Voltolini, arrivati alla loro prima campagna grazie al progetto New Generation.
Cosa ti da la carica?
Allenarmi ogni giorno con ragazzi poco più che ventenni, che ho visto crescere da quando erano bambini, per me è un bello stimolo. Quello che mi piace un po’ meno del mio ruolo è essere impegnato in aspetti politici e diplomatici con gli altri team.
Pur considerato da anni uno dei migliori nel suo campo, pur avendo raggiunto traguardi impensabili, Max Sirena è un campione di umiltà: non si sente speciale, è consapevole dell’importanza del duro lavoro e cerca costantemente di trasmetterlo al team.
Quali sono i tuoi punti di forza?
I miei punti di forza credo che siano la determinazione – non mollo finché non ottengo quello che voglio – e forse il fatto che riesco a parlare con tutti i membri del team ponendomi sempre allo stesso livello. Vorrei permettere a questo equipaggio di alzare la Coppa America, di farlo per l’Italia, di farlo con Luna Rossa.
Un risultato che sarà possibile raggiungere soltanto con il duro allenamento: la giornata dell’equipaggio di Luna Rossa è scandita da orari ferrei, una dieta rigorosa e numerose ore dedicate alla preparazione atletica, per sviluppare i muscoli e la resistenza necessari per affrontare le regate, dove un velista può arrivare a perdere anche 5000 calorie al giorno.

L'importanza dell'allenamento per Massimiliano Sirena

Oggi la competizione è cambiata moltissimo: nel 2007 raggiungevamo i 13-14 nodi massimi di velocità, oggi ne facciamo 40. Di conseguenza è cambiato anche l’allenamento, anche perché nelle barche da regata di oggi il grinder è un vero e proprio motore ed è fondamentale essere fisicamente preparati: per questo passiamo molto tempo in palestra, sviluppando mockup con i macchinari prodotti da Technogym, che è il nostro fornitore per l’attrezzatura da palestra. Così riusciamo a capire quanta energia serva per spostare un determinato sistema a bordo.
Un sogno, l’ultimo legato alla vela, da inseguire senza particolari riti ma con la stessa formula con cui Max ha costruito tutta la sua carriera: impegno, lavoro e determinazione. Starà a lui pianificare e programmare l’assalto alla Coppa America 2021 da parte di Luna Rossa.
Chi fa parte di questo team deve avere l’atteggiamento giusto ‒ motivato, disposto a mettersi in gioco ‒ e la capacità di relazionarsi con gli altri mettendo al primo posto il risultato di squadra. Vale per tutti, anche per me. Ricerca e sviluppo sono fondamentali, per noi è un’ossessione, viviamo per questo, stiamo dalle 12 alle 16 ore chiusi ad allenarci, è fondamentale per noi stare bene in gruppo, senza però dimenticare l’obiettivo più importante che è quello di vincere. L’errore più che grande che potremmo fare sarebbe quello di dare qualcosa per scontato: non c’è niente di scontato in questo mondo, è un work in progress che continua fino all’ultimo giorno, fino all’ultima regata.

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