Laos, la piccola Cina di domani

Antonio Talia, con immagini di Pascal Meunier, LUZ

Sette milioni di abitanti, zero sbocchi sul mare e povertà diffusa: fino a poco tempo fa il Laos era la Cenerentola del Sudest asiatico, uno staterello emerso dalle ritirate francesi nel periodo postcoloniale, vittima di una guerra segreta scatenata dalla CIA lungo il Mekong, schiacciato tra vicini molto più potenti come Cina, Vietnam e perfino Cambogia. Eppure, la sua storia sorprendente e la sua posizione geografica al centro di un nuovo, grande gioco commerciale tra Estremo Oriente e Oceano Indiano hanno gettato le basi per un'economia in viaggio a rotta di collo su una crescita dell'8% annuo e per uno sviluppo che altre nazioni della zona stanno quasi iniziando a invidiare. D'altra parte, cosa ci si può aspettare se non sconvolgimenti inaspettati da un paese in cui un principe pretendente alla corona sale al potere come leader del Partito comunista?
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Ma andiamo con ordine: tra il '64 e il '73, mentre i campus americani protestano l'intero Sudest asiatico è in fiamme. La guerra in Vietnam si sta allargando fino a coinvolgere tutte le nazioni vicine e il Laos si trova nella difficile posizione di fulcro del cosiddetto "Sentiero di Ho Chi Minh", un sistema di approvvigionamento integrato che buca migliaia di chilometri di giungla per fornire ai comunisti del Vietnam del Nord mezzi, armi e carburante.
A Washington, a qualcuno è venuto in mente che il Laos - con le sue divisioni interne tra signori della guerra e nobili locali - potrebbe essere "a great place to have a war": il risultato è che tra traffici di oppio e basi coperte della CIA, nell'arco di nove anni sul territorio laotiano vengono sganciate oltre due milioni di tonnellate di ordigni, rendendolo il territorio più bombardato della storia.
Nel 1975 la guerra finisce con la Caduta di Saigon e gli equilibri della zona si ridefiniscono anche a Vientiane, capitale del Laos; il principe Souphanouvong, un aristocratico educato in Francia che padroneggia otto lingue diverse e nel frattempo è diventato un guerrigliero comunista, si installa al governo come primo presidente della Repubblica Popolare Democratica del Laos. Il "Principe Rosso" manterrà la carica fino al 1986; il Laos adesso è una piccola tessera che nel domino del Sudest asiatico dipende in tutto e per tutto dai vietnamiti. Sono gli anni in cui la Cina da un lato e la Thailandia dall'altro alimentano sottobanco misteriose guerriglie locali per rovesciare il governo laotiano, ma intanto con una serie di progressive aperture all'economia di mercato il paese inizia a proiettarsi verso una nuova era. Il partito unico rimane al potere ma cadono le barriere agli investimenti stranieri, si aprono quattro "ponti dell'amicizia" per ristabilire le relazioni con i thailandesi, gli esuli politici vengono incoraggiati a tornare con i loro capitali, tanto che oggi uno degli hotel-resort sullo sfondo della sontuosa ex capitale del regno Luang Prabang è di proprietà della principessa Manilai, esponente della vecchia famiglia reale.
villaggi turistici in laos
La voce si sparge e nel giro di pochi anni il Laos diventa una meta privilegiata nel circuito sotterraneo di saccopelisti, viandanti improvvisati e sballoni a caccia di "vere" emozioni da Sudest asiatico: oltre le trasgressioni in pacchetto all-inclusive di Bangkok e Pattaya, oltre le rovine formato turista di Angkor Wat e Preah Vihear, il Laos si conquista una fama di meta avventurosa e underground che forse rivaleggia solo con la scena musicale degli scantinati di Giacarta o, per altri versi, con il Nepal.
«Bo pen nhang», «Prenditela comoda», uno dei mantra dei lao, oggi si sta trasformando in «andiamo sempre più veloce»: il turismo improvvisato degli scorsi decenni sta diventando organizzato, con visite guidate sempre più sofisticate a meraviglie storiche come Luang Prabang - un complesso di oltre 50 villaggi che in alcune zone è visitabile a dorso di elefante e offre numerosissimi templi e monasteri nei quali la tradizione del buddhismo Theravada si è preservata in chiave molto più autentica rispetto a luoghi più celebri - o il Parco dei Buddha, a circa 25 chilometri dalla capitale Vientiane. Con il rientro dei capitali degli esuli - e massicci investimenti stranieri - ovunque sorgono strutture alberghiere a misura di visitatori cinesi e coreani, ma anche resort dal gusto più occidentale: il governo ha deciso che il 2018 sarà l'anno del turismo del Laos e per accreditare la nazione all'interno di circuiti sempre più sofisticati sta lanciando iniziative come il Torneo di Dansavanh e i giochi nazionali del novembre prossimo, dedicati a sportivi che vogliono cimentarsi in specialità come roccia e maratona, ma anche sperimentare i campi da golf sempre più diffusi su tutto il territorio. Con il suo territorio montuoso, il Laos sta sviluppando per il golf una sorta di ossessione nazionale, nel tentativo di attrarre giocatori dal resto dell'Asia, dall'Europa e dagli Stati Uniti, e forse anche per sfoggiare il suo crescente benessere.
attirare il turismo in laos
Il turismo e altre industrie come il tessile e l'edilizia stanno aumentando i consumi interni e liberando il lato più edonista della società, incarnato da personaggi come Kai, cantante e leader della pop band Overdance: le ragazze lao riproducono il suo look e sognano un matrimonio da sogno come quello che la musicista ha messo in scena nel 2009; i ragazzi si ispirano agli altri membri del gruppo - Jeng, Ek, Ard e Tui - e aspettano il fine settimana per sfoggiare giacche, cravatte e pettinature a cresta.
Il motore di questa evoluzione sono soprattutto gli interessi cinesi. Prendiamo ad esempio villaggi come Ban Napia, che finora si sono retti sulla tenacia e la disperazione dei locali, capaci di trasformare l'eredità della guerra in un mezzo di sostentamento: durante il conflitto, i B-52 sganciavano in media una bomba ogni otto minuti, 24 ore al giorno, per la durata di nove anni. Si calcola che circa 80 milioni di bombe siano rimaste inesplose, provocando a distanza di anni una scia di vittime che prosegue fino a oggi. La provincia di Xieng Khouang, la più colpita, ha sviluppato insieme ad altre zone un'intera economia parallela basata sullo scavo, la neutralizzazione e il riciclo degli ordigni. Dai cucchiai ai coperchi, dai tavolini costruiti sui resti di mortai fino alle lamiere recuperate da postazioni militari, ogni casa ospita prodotti ricavati da oggetti di uso militare. Così come gli abitanti di Ban Napia e di molti altri villaggi sono riusciti loro malgrado a sfruttare il passato, il vecchio Sentiero di Ho Chi Minh e le rotte adiacenti, lungo le quali una volta si trasportavano forniture militari, oggi stanno diventando un corridoio economico cruciale.
templi in laos
Lo sterminato progetto del leader cinese Xi Jinping si chiama "One Belt-One Road": si tratta di infrastrutture e vie di comunicazione del valore complessivo di mille miliardi di dollari che si snoderanno attraverso 60 nazioni diverse per consacrare definitivamente la visione di Pechino di una nuova globalizzazione 2.0.
Mentre gli Stati Uniti dell'amministrazione Trump si chiamano fuori dalla Trans Pacific Partnership - un patto economico che avrebbe dovuto collegare le due sponde del Pacifico in un immenso mercato a dazi e barriere ridotte -, la Cina sta assumendo il ruolo di massimo sponsor della circolazione delle merci, consapevole della necessità di nuovi mercati sui quali riversare in tempi sempre più brevi i propri prodotti.
In Laos, questa visione si traduce in una linea ferroviaria ad alta velocità che taglierà il territorio da nord a sud, dai confini con la Cina passando per la capitale Vientiane fino a un nuovo ponte dell'amicizia con la Thailandia, un progetto da 6 miliardi di dollari capace di attraversare un territorio montuoso al 70% e pieno di bombe inesplose, per poi sfociare in un altro corridoio di collegamento che arriverà fino all'oceano e oltre, fino a Singapore.
Attraverso il Laos, entro il 2021, Pechino si garantirà così un accesso diretto allo Stretto di Malacca, dove passa gran parte del petrolio necessario ad alimentare la sua economia.
Oltre la linea ferroviaria, l'altro grande motore di sviluppo è l'energia: grazie alla sua posizione la Cenerentola della zona si è ritrovata improvvisamente a ricoprire il ruolo di "batteria del Sudest asiatico". Le numerose dighe sull'alto corso del Mekong - almeno dieci di progettazione cinese, ma si contano anche progetti thailandesi - stanno movimentando risorse e capitali, mentre villaggi separati dal resto del paese diventano improvvisamente immensi cantieri a cielo aperto, che secondo il governo saranno capaci di generare miliardi di dollari da reinvestire in educazione e sanità.
il futuro del laos tra innovazione e forza economica
Attraverso queste rivoluzioni, il Laos conta di uscire dalla lista ONU delle nazioni meno sviluppate entro il 2020.
A Vang Vieng, oggi collegata a Vientiane solo da una strada disseminata di buche, camion, bulldozer, betoniere e operai cinesi sono già arrivati, e stanno costruendo tre tunnel attraverso le montagne a picco sul fiume Nam Song.
I lavori per le dighe cambiano il volto di luoghi come Xayaburi, fino a ieri una cittadina da 16mila abitanti e oggi un cantiere con tanto di strade e aeroporto.
Che impatto può avere questo cambiamento concentrato nell'arco di pochissimi anni su una nazione che per secoli ha vissuto sempre allo stesso modo, tra le risaie e i fiumi? Molti ex agricoltori hanno incassato il risarcimento per l'esproprio delle terre destinate alla ferrovia o ai progetti idroelettrici, e si stanno reinventando commercianti. Riconvertire il metallo delle bombe americane per altri usi diventa un business sempre meno diffuso. In diverse zone ormai il renminbi, la moneta cinese, circola liberamente e viene utilizzato per gli scambi in parallelo al lao kip, la valuta locale.
A Vientiane da sei anni ha aperto i battenti il Lao Securities Exchange, la prima (e unica) borsa del Laos.
il vecchio e il nuovo si incontrano
La maggior parte della popolazione pratica il buddhismo theravada, ma tutti i lao credono anche in una religione animista ancestrale detta Sasana Phi, nella quale si praticano offerte dedicate a spiriti dei luoghi tradizionali, come risaie, fiumi e cascate. Forse le dighe e la ferrovia saranno capaci di portare un karma migliore, senza disturbare troppo gli spiriti.

Di sicuro, il «Bo pen nhang», il «Prenditela comoda» della tradizione, somiglia sempre più a un ricordo.

potenza economica del laos

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