Jury Chechi e l’esercizio perfetto alle Olimpiadi di Atlanta 1996

9.887: è il punteggio, altissimo, che la giuria assegna all’esercizio compiuto da Jury Chechi al Centennial Olympic Park, nella notte tra il 28 e il 29 luglio del 1996, durante la finale degli anelli dei XXVI Giochi Olimpici di Atlanta.
Un punteggio che corona un’intera carriera e grazie al quale l’Italia vince una medaglia d’oro nella ginnastica artistica, trentadue anni dopo quella conquistata da Franco Menichelli nel corpo libero alle Olimpiadi di Tokyo del 1964. L’intero esercizio viene seguito dal pubblico sugli spalti in un religioso silenzio, intervallato solo da qualche accenno di applauso durante le figure realizzate in modo ineccepibile dall’atleta toscano (su tutte, la celebre croce, eseguita senza che dallo sguardo concentrato del ginnasta emerga la minima fatica).
Esercizi agli anelli al tramonto
Al termine della gara, appena atterrato sulla pedana, Jury Chechi esulta come se avesse già vinto, perché è ben consapevole di aver compiuto un esercizio perfetto, come viene del resto sottolineato dal commentatore Rai che ripete l’aggettivo, trattenendo a stento l’emozione, per ben quattro volte e conclude: “Non ci possono essere sorprese: questo è un esercizio da oro!”.
E oro, infatti, sarà. Del resto, Jury Chechi aspettava quella medaglia da quattro anni, da quando, favorito per la vittoria già alle Olimpiadi precedenti, quelle di Barcellona del 1992, si era rotto il tendine di Achille a un mese dall’inizio dei Giochi per colpa di un esercizio non andato a buon fine, uno dei tanti gravi incidenti poi superati che hanno contraddistinto tutta la carriera di un atleta tra i più grandi della nostra storia.

Ritratto dell’atleta da giovane

Jury Chechi nasce a Prato nel 1969, i genitori lo chiamano Jury in onore del cosmonauta russo Gagarin e, più in generale, in omaggio all’Unione Sovietica (tradizione continuata dallo stesso Jury Chechi che ha chiamato i due figli nati nel 2003 e nel 2005, rispettivamente Dimitri e Anastasia). Piccolo di statura e gracilino, si appassiona fin da bambino alla ginnastica artistica e comincia a frequentare la palestra Società Etruria a cui i genitori lo iscrivono nel 1976.
Quando, all'età di cinque anni, ho eseguito il mio primo tsukahara alzandomi dal letto per andare all’asilo, ricorderà poi il ginnasta, la mia famiglia ha intravisto per me una luminosa carriera ginnica. Per questo motivo, dopo vari lampadari staccati, divani sfondati  e alcune crisi isteriche di mia mamma, sono stato portato, all’età di sette anni, alla palestra Etruria di Prato, dove ha avuto inizio la mia carriera sportiva sotto la guida esperta di Tiziano Adofetti.
Jury Chechi durante una presentazione
Già nel 1977, a soli otto anni, con il primo posto del Campionato regionale toscano, Jury Chechi ottiene il primo di una lunga serie di successi. Entrato nella nazionale juniores di ginnastica, nel 1984 si trasferisce a Varese per poter allenarsi nella prestigiosa Società Ginnastica Varesina, specializzandosi nella disciplina degli anelli. Partecipa, quindi, alle Olimpiadi di Seul del 1988, ma è l’anno dopo che si rivela, conquistando il terzo posto ai Mondiali, cui l’anno successivo aggiunge il primo titolo europeo della specialità.
Terzo anche ai Mondiali del 1991, vince nello stesso anno sei medaglie d’oro agli XI Giochi del Mediterraneo: anelli, corpo libero, cavallo con maniglie, parallele simmetriche, concorso generale individuale e concorso generale a squadre. Un palmarès che lo indica tra i favoriti alle Olimpiadi di Barcellona del 1992, alle quali, però, come abbiamo già raccontato,  è  costretto a rinunciare.

L’esercizio perfetto: Jury Chechi il signore degli anelli

Un infortunio grave e la mancata partecipazione alla massima competizione che un atleta può mai sognare. Per alcuni ginnasti potrebbe essere la fine di una promettente carriera, ma non per Jury Chechi, che negli anni dovrà affrontare e superare diversi momenti difficili prima di salire sui gradini più alti della sua straordinaria storia sportiva. Jury Chechi, infatti, non si perde d’animo: va comunque a Barcellona, anche se in veste di commentatore televisivo (inventandosi un ruolo che tornerà a rivestire dopo il ritiro), per tornare alle competizioni l’anno dopo, conquistando il primo dei suoi cinque titoli mondiali consecutivi, primo ginnasta nella storia a vincere cinque ori iridati di seguito in una specialità.
Piattaforma Technogym per allenamento calisthenico
Un record che gli vale il soprannome di Signore degli anelli, ispirato al celebre romanzo di Tolkien del quale, tra l’altro, l’atleta toscano è un appassionato. Un epiteto non molto originale, già attribuito anche ad altri atleti come il bulgaro Jovčev e il greco Tampakos, ma con il quale si presenta in pedana ad Atlanta riuscendo a confermarlo ancora una volta grazie alla vittoria dell’oro olimpico con l’esercizio perfetto del 28 luglio 1996.
Jury Chechi, a quel punto, ha ventisei anni e ha vinto tutto quello che un atleta può vincere: forse è per questa mancanza di stimoli e obiettivi che annuncia il suo ritiro l’anno dopo, nel 1997. Ma è solo un falso allarme, perché, nel 1999, torna a gareggiare in vista delle Olimpiadi di Sydney del 2000. Ancora una volta, però, non tutto va come previsto: il fato ha in serbo una piega inaspettata e dolorosa per il destino di questo grande atleta.

Il fato ha in serbo una piega inaspettata e dolorosa per il destino di questo grande atleta.

L’ultima vittoria

12 maggio 2000. Durante un allenamento a due mesi dall’inizio delle Olimpiadi,  Jury Chechi si rompe il tendine del capo lungo del bicipite brachiale sinistro. L’infortunio è molto grave e la diagnosi medica non lascia alcuna speranza di poter continuare a fare ginnastica a livello agonistico. Jury Chechi annuncia così, per la seconda volta, il ritiro, che questa volta sembra definitivo. Sono un atleta fortunato che ha raggiunto gli obiettivi prefissati, coronando il suo sogno di sportivo”, dichiarerà, “per questo voglio che tutti mi ricordino sorridente ad Atlanta, con l’oro al collo, e non infortunato e triste.
Atleta si allena agli anelli della piattaforma calisthenics Technogym
Nel 2003, infatti, il padre di Jury Chechi viene ricoverato per una grave infezione batterica e l’ex atleta gli promette che, se fosse guarito, lui sarebbe tornato a gareggiare. Ogni promessa è debito e, ristabilitosi il genitore, Jury Chechi torna ad allenarsi in vista delle Olimpiadi di Atene, dove ha l’onore di essere il portabandiera della spedizione italiana durante la cerimonia di apertura, prima di ottenere la sua ultima, grande, vittoria.

In questo caso, però, il destino riserva una svolta inaspettata che regalerà a Jury Chechi un’altra conclusione, più degna e gloriosa, per la sua carriera: un’ultima vittoria, forse la più importante.

Nella finale degli anelli del 22 agosto 2004, Jury Chechi conquista, infatti, a trentaquattro anni, un’inaspettata medaglia di bronzo alle spalle del bulgaro Jordan Jovčev, arrivato secondo, e del greco Dimosthenis Tampakos, medaglia d’oro. Ma il gran finale della sua carriera non si esaurisce qui: alla giuria, davanti alle televisioni, Jury Chechi indica che il vero vincitore della gara avrebbe dovuto essere Jovčev, e non l’atleta di casa Tampakos, reo di un esercizio caratterizzato da numerose imperfezioni. È l’ultimo gesto di una strepitosa carriera: dopo le Olimpiadi di Atene, e dopo aver vinto la sua seconda medaglia olimpica, Jury Chechi si ritira definitivamente.

Questa volta sul serio.

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