Jack Sintini: un campione vero nello sport e nella vita

Il palmarès di Giacomo Sintini è di quelli che fanno impallidire: nel volley ha vinto 2 campionati italiani, 1 coppa Italia, 3 Supercoppe Italia, 1 campionato mondiale per club. E ‘stato votato più volte migliore palleggiatore nonché MVP nella finale scudetto del 2013.

Sicuramente altri giocatori vantano meriti simili ma Giacomo “Jack” Sintini ha alle spalle una vittoria unica, ancora più importante perché in palio c’era la sua vita: nel 2011 ha infatti sconfitto un grave tumore al quarto stadio che l'ha costretto a lasciare la pallavolo, confinandolo per mesi in una camera d'ospedale.

Il volley non è stato però il primo amore di Jack, nei suoi sogni di bambino c'era il calcio.  Era una giovane promessa ma a 14 anni la sua trasformazione fisica ha ribaltato completamente le carte in tavola: con quelle leve lunghe e i problemi di coordinazione non era più fatto per il calcio. Giacomo non si arrende: questa prima delusione tira fuori in lui la voglia di riscatto, non vuole lasciare lo sport. Un giorno assiste con il padre a una partita di pallavolo del fratello ed è amore.
Giacomo Sintini palleggia

Il provino per la squadra del Ravenna è un disastro ma l'allenatore di allora, lungimirante, riconosce un diamante grezzo in quel ragazzino impacciato in mezzo al campo. Jack ha infatti una dote innata, quella di toccare il pallone "morbido", con naturalezza. Una qualità che si possiede, non si acquisisce: un talento. Le sue doti (e tanto allenamento) lo portano a soli 16 anni nella nazionale Juniores e a 18 in serie A.

Jack, ripensando alla sua carriera, tiene a precisare che non è stato tutto rose e fiori: ci sono stati giorni neri, critiche, difficoltà, inserimenti difficili in certi gruppi, problemi relazionali.

Ma allora com'è possibile fare squadra con persone che non ci piacciono?

Jack sostiene che il vero valore del fare squadra stia proprio nel farla con chi non ci va a genio. Occorre riconoscere le qualità professionali degli altri e collaborare avendo sempre in mente l'obiettivo comunque del team.

Il fare squadra viene da noi stessi: io devo creare valore, qualità, io do a prescindere da chi ho davanti.Fare squadra equivale a dare.

Giacomo aggiunge poi che è impossibile, quasi inumano, dare sempre il massimo. Lui lo sa bene perché durante la malattia ha visto le sue capacità ridimensionate drasticamente, quasi azzerate, eppure ha fatto ciò che poteva ogni singolo giorno di quel drammatico periodo.

Dare il meglio, non il massimo.

Sono tante le partite nelle quali Jack ha dato il meglio. Nei suoi ricordi quella più bella è la finale per lo scudetto nel 2013 che ha visto opporsi la sua squadra, Trento, e Piacenza. Non è stata solo la vittoria al tie-break a renderla memorabile ma il fatto che Jack era tornato a giocare alla grande dopo solo un anno dalla sconfitta del tumore. Durante la malattia Giacomo voleva tornare a giocare ad alti livelli proprio come faceva prima dello stop forzato. Quella partita è stata la riprova che ce l'aveva fatta.

La vittoria contro Piacenza è stata il culmine di una stagione nella quale Trento ha vinto tutto quello che si poteva vincere: Campionato del Mondo per Club, Coppa Italia e Scudetto.

Giacomo Sintini esulta con la squadra

Quali sono stati gli ingredienti di quel successo da record?

Innanzitutto giocatori eccezionali, titolari e non. Un grande staff tecnico e ruoli ben definiti sia in campo che fuori. La fame e l'ambizione degli individui si sposavano con quelle della società e questo rafforzava la squadra. Non eravamo mai sazi di vittorie.

Dietro questa fame di obiettivi il segreto è l'umiltà, racconta Jack, i successi sportivi rischiano di farti montare la testa e di farti perdere di vista quello che hai attorno, avversari compresi. Invece bisogna capire da dove è arrivato il tuo successo, ricordare tutto quello che c'è stato dietro in termini di fatiche, sacrifici.

Se si tiene a mente questo allora si comprende anche che un risultato raggiunto non ci è dato per sempre ma occorre mantenerlo nel tempo e rinnovarlo. La vittoria è il premio che corona questo percorso e che ingenera altri stimoli, altri obiettivi.

Solo sapendo da dove vieni potrai capire quanto andrai lontano.

La malattia è stata una dura lezione di umiltà perché Jack è dovuto ripartire da zero eppure ce l'ha fatta e ne è uscito ancora più forte, con un maggiore senso di altruismo e una maggiore capacità di razionalizzare le situazioni rimanendo lucido.

Ha acquisito molta più pazienza. Prima andava in ansia perché tanta era la voglia di fare e di avere tutto subito. Ora sa anche aspettare, consapevole che a volte bisogna attendere il momento giusto affinché le cose accadano. Ha imparato a ricalcolare il percorso.

Non c'è un solo modo per arrivare dove vogliamo. Ci sono occasioni importanti ma non esiste un unico modo per afferrarle, un'unica strada per raggiungerle.

Giacomo Sintini e Randstad

Il lavoro che porta avanti ora Giacomo Sintini è proprio l'espressione di questa duttilità. Abbandonata la pallavolo adesso Jack lavora per Randstad, la multinazionale che si occupa di ricerca, selezione e formazione del personale. Nello specifico Giacomo sviluppa percorsi di formazione esperienziale incentrati sulla metafora dello sport.

Vivo il mio ruolo in maniera naturale, quasi fosse ritagliato su misura per me.

Racconta Giacomo che la sua paura, una volta terminata la carriera agonistica, era quella di non poter mettere in pratica ciò che aveva imparato durante gli anni da atleta. In realtà è stato scelto da Randstad proprio per le qualità e il bagaglio di esperienze maturate nel volley. Come nel suo primo provino da pallavolista ancora una volta Jack è stato ingaggiato per le sue doti innate: Giacomo rimane un campione anche al di fuori dello sport.

 

Giacomo Sintini: Nato a Lugo di Romagna (RA) è un ex pallavolista. Dopo un anno di inattività, a causa di una grave malattia, nella stagione 2012/13 e nella successiva è un palleggiatore del Trentino Volley. Nella stagione 2014/2015 chiude la carriera con la conquista della Coppa Italia di categoria a Vibo Valentia in A2. In precedenza gioca anche a Ravenna, Perugia, Treviso, Macerata e Forlì, conquistando due scudetti, una Coppa Italia e tre edizioni della Supercoppa italiana. In Nazionale ha 77 presenze ed è campione d'Europa 2005. Oggi lavora per Randstad e ha fondato un'associazione benefica per la ricerca sulle leucemie.

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