Italia Germania 4-3: la partita del secolo 49 anni dopo

di Gabriele Ferraresi / LUZ
In 120 minuti possono succedere tante cose: oppure niente. Sono un paio d’ore: quante paia d’ore ci sono nella vita di un essere umano? Decine di migliaia. Ci sono però 122’ che sono entrati nella storia più di altri nello sport e nel calcio, sono i minuti di gioco finali di Italia - Germania 4-3.

Italia Germania 4-3 del 17 giugno 1970 di ormai quasi mezzo secolo fa: un evento collettivo che divide chi c’era - o era quantomeno abbastanza cosciente da ricordarselo - e chi non c’era, una sottile linea rossa per una generazione che dodici anni dopo si sarebbe goduta pure il trionfo ai mondiali spagnoli del 1982.

Il valore unico di Italia Germania 4-3

Un marchio nell’immaginario che abita dentro l’anima di una nazione rappresentata sotto forma di una squadra Nazionale. In un tempo dove i nodi da sciogliere erano belli grossi. Soprattutto recenti: uno su tutti? La seconda guerra mondiale terminata 25 anni prima nel 1970 era come per noi qualcosa di accaduto nel 1994: non ieri, ma diciamo l’altro ieri.
Giacinto Facchetti in un match contro la Repubblica Democratica Tedesca nel 1969
A scorrere gli articoli dei giornali del tempo su Italia Germania 4-3 è qualcosa che si manifesta anche nella lingua circa la partita del secolo: i calciatori tedeschi sono chiamati panzer - su La Stampa di giovedì 18 giugno 1970 si legge, testuale: Fermati i panzer - come fossero carrarmati nazisti. L’evocazione bellica è immediata, evidente: chi ha trent’anni, quarant’anni, e legge le cronache il giorno dopo il trionfo azzurro la guerra l’ha avuta in casa da bambino, ci è cresciuto in mezzo. Chi le scrive quelle cronache, anche.
Settori di stadio gremito
Una singola partita, anche se acclamata come partita del secolo, però è composta da esseri umani, in una combinazione che solo in quel tempo - quel famoso paio d’ore - e solo a patto che altre condizioni irripetibili si manifestino è in grado entrare nella storia. Ricordiamoli questi nomi entrati nella storia.

Le formazioni di Italia Germania 4-3

La formazione dell’Italia di Italia Germania 4-3 allenata da Ferruccio Valcareggi è: Albertosi, Burgnich, Facchetti, Bertini, Rosato (Poletti dal 90’), Cera, Domenghini, Mazzola (Rivera dal 45’), De Sisti, Riva, Boninsegna. Già qui, una lista di nomi che a qualcuno fanno ancora venire la pelle d’oca.

La Germania di Helmut Schön risponde con Maier, Patzke (Held dal 63’), Schnellinger, Schulz, Beckenbauer, Grabowski, Overath, Vogts, Seeler, Müller, Löhr (Libuda dal 63’). Arbitra il peruviano Yamasaki. Marcatori al termine dell’incontro: Boninsegna al minuto 8, Schnellinger al 90’, Müller al 94’, Burgnich al 98’, Riva al 104’, Müller al 110’, Rivera al 111’.

Scarpini da calcio vintage appesi al chiodo

Maier, Patzke (Held dal 63’), Schnellinger, Schulz, Beckenbauer, Grabowski, Overath, Vogts, Seeler, Müller, Löhr (Libuda dal 63’).

Uno dice: la storia non può passare più di una volta nello stesso luogo. Invece: invece è sempre all’Azteca che nel 1986 Diego Armando Maradona scelse di cesellare la sua leggenda segnando con la mano de Dios, ed è sempre all’Azteca che nel 1993 Michael Jackson totalizzò in sei date 600.000 spettatori per il Dangerous World Tour. C’è dentro tutto all’Azteca, c’è dentro soprattutto una delle partite più straordinarie mai giocate dalla Nazionale italiana di calcio – la partita del secolo, appunto - a innescarne l’ingresso nel mito, visto che lo stadio era stato inaugurato solo quattro anni prima.

Italia Germania 4-3, leggendaria in tutti i sensi

Italia Germania 4-3 fu resa ancora più epica dall’orario: sì, perché in Messico il fischio d’inizio fu alle 17, col fuso orario la partita in Italia la si vedeva in diretta verso mezzanotte. Con il finale dopo i tempi supplementari verso le due, con le strade invase, i caroselli, le bandiere degli italiani fuori dalle Fiat 500 che avevano sconfitto i “panzer”.

Italia Germania 4-3 fu talmente incredibile, talmente piena di tensione, che per il nervosismo persero peso anche i giocatori che stavano in panchina.

Lo si legge sui giornali del tempo, sempre su La Stampa: “Bertini: 4 kg in meno in due ore di gioco”, solo che Mario Bertini, centrocampista col numero 10, classe 1944, era stato in campo. “Zoff, Juliano e Prati hanno denunciato tutti un calo di peso e un’estrema stanchezza nervosa per le emozioni dell’incontro”: ed erano stati più o meno seduti.

Albertosi, Burgnich, Facchetti, Bertini, Rosato (Poletti dal 90’), Cera, Domenghini, Mazzola (Rivera dal 45’), De Sisti, Riva, Boninsegna

Per chi era in campo durante Italia Germania 4-3 invece? Un ricordo indimenticabile e indimenticato. Chi da calciatore ha partecipato alla partita del secolo è più o meno come chi è stato sulla Luna: pochi, col passare degli anni non aumenteranno, difficilmente ce ne saranno altri. La partecipazione a un’impresa la cui grandiosità è stata chiara immediatamente, tanto che proprio nei giorni successivi alla partita una targa all’Azteca ricordò la sfida: c’è scritto ancora oggi “El Estadio Azteca rinde homenaje a las selecciones de Italia (4) y Alemania (3) protagonistas, en el Mundial de 1970, del PARTIDO DEL SIGLO. 17 de junio de 1970”.

Non serve traduzione, ma una minima conoscenza dell’importanza dei luoghi della memoria nella costruzione della memoria collettiva sì. Quante altre partite sono celebrate da una targa nello stadio in cui si sono svolte? Poche.

Quante altre partite sono celebrate da una targa nello stadio in cui si sono svolte? Poche.

Italia Germania 4-3, una battaglia piena di eroi

Questa è la più straordinaria: Italia Germania 4-3, una battaglia non è tale senza eroi. Quelli azzurri sono nomi entrati nella hall of fame interiore degli italiani da decenni, non servono neanche la FIGC o la FIFA a sancirlo, è una questione di cuore, di brividi, di emozioni, di ricordi, di vita: il portiere Albertosi, “rombo di tuono” Gigi Riva, Gianni Rivera, Roberto Boninsegna.
Rete da calcio
Qualcuno lo si vede ancora sulle tv locali a commentare il campionato, sempre vicino alla squadra dove è cresciuto - è il caso di Sandro Mazzola con l’Inter: che in Messico c’era sì, ma in rotta con allenatore e spogliatoio - qualcuno ha scelto una carriera lontana dal calcio come Gianni Rivera - che nel 1970 era Pallone d’oro in carica - mentre altri sono rimasti bene o male nel giro della Nazionale come Gigi Riva. Spesso più vicini agli ottanta che ai settant’anni, molti di loro ci sono ancora, qualcuno non c’è più.

La seconda guerra mondiale terminata 25 anni prima nel 1970 era come per noi qualcosa di accaduto nel 1994: non ieri, ma diciamo l’altro ieri.

C’è poi un eroe particolare di Italia Germania 4-3, Karl Heinz Schnellinger. Nazionale tedesco, giocatore - all’epoca - del Milan, milanista a righe strette biondissimo, più teutonico dell’Oktoberfest. Una volta conclusa la carriera sul rettangolo verde rimase in Italia e oggi, ottantenne vive tra Segrate, provincia di Milano, e un borgo piemontese dove ha una seconda casa.

Qualche tempo fa su Il Giornale gli hanno chiesto di ricordare Italia Germania 4 - 3, dove lui, difensore non proprio in confidenza con l’area di rigore aveva anche segnato. Un gol importantissimo poi, arrivato dopo il 90° dei tempi regolamentari che aveva decretato il pareggio 1 - 1 e mandato la partita ai tempi supplementari.

Pallone da calcio vintage
L’unico gol della sua carriera nella nazionale tedesca. L’unico. Bene: il giornalista domanda a Schnellinger dei commenti in campo dei suoi compagni di squadra milanisti al momento del gol. Risposta: “Mi sono trovato seppellito dagli abbracci dei miei. Quando mi sono rialzato non ho avuto il coraggio di guardare negli occhi Rosato. Ma gli altri…”. Gli altri? “Mi mandarono a fanculo”.
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