Il livello di istruzione influisce sulla pratica sportiva?

Le persone più istruite, con un livello di istruzione più alto, praticano maggiormente attività fisica. Sono numerose le ricerche che sostengono questa correlazione che rappresenta, per coloro che si occupano di movimento e sport, un fondamentale elemento da valutare in fase di ideazione e avviamento di un’attività in un determinato territorio.

Un livello di istruzione superiore significa, nella maggior parte dei casi, una maggior consapevolezza dei benefici che derivano dal movimento e dallo stile di vita sano e corretto. Ma quali fattori influiscono nel procedere o meno all’attività fisica? Quanto pesa il livello economico? Quanto quello sociale? Esistono studi scientifici di come il livello influisca sulla pratica sportiva?

Fattori di condizionamento del livello di istruzione

Il livello di istruzione di un territorio in rapporto all'attività fisica è condizionato da molti fattori:
  • La vicinanza a punti strategici, come grandi centri urbani o punti di snodo per destinazioni trafficate; è noto infatti che paesi isolati spesso non raggiungono un elevata istruzione, sovente a causa dei disagi derivanti dal tempo necessario quotidianamente per raggiungere la scuola.
  • L’età media degli abitati, non tanto la giovane età quanto la presenza di anziani riduce in modo importante il livello di scolarizzazione, spesso anche a fronte di aree ben sviluppate e prossime a grandi centri urbani.
  • Il livello di benessere economico, causa e conseguenza del livello di istruzione, determina la presenza sul territorio di concentrazioni di abitanti con le stesse possibilità di spesa, dando vita a quartieri più agiati e istruiti e altri meno benestanti e con inferiori percentuali di scolarizzazione.
Partendo da questo presupposto sembra facile e automatico decidere di concentrare l’attenzione su coloro i quali appartengono ad una fascia d’età che con maggiore probabilità può aver studiato e raggiunto una consapevolezza tale da decidere volontariamente e con slancio di praticare attività fisica in modo continuativo.
Ma quali sono a conti fatti le differenze? Per fare chiarezza presentiamo qualche numero in modo da capire quanto incida la condizione socio economica e quindi culturale nella propensione all’attività fisica.
Componente geografica

I valori proposti sono estrapolati dallo studio sulla pratica sportiva in Italia effettuato dall’Istat nel 2015. Analizzando le macro aree in cui solitamente viene distinto il territorio italiano, vediamo come il 40.4% di residenti nel Nord-Est del paese pratichi sport, contro il 26% del Sud e delle Isole.

Componente sociologica
La condizione familiare, quindi sociale, determina variazioni importanti: famiglie a basso reddito, famiglie tradizionali della provincia, nuclei di anziani o disoccupati e famiglie di operai in pensione si posizionano pochi punti sopra il 20% per la quota di componenti che praticano attività fisica. Dall’altra i componenti di nuclei di giovani colletti blu, e di “pensioni d’argento” vedono questo valore salire al 34% circa, mentre nelle famiglie di dirigenti e impiegati sale oltre al 44%.

Nel dettaglio del livello di istruzione osserviamo praticare sport il 51.4% dei laureati, il 36.8% dei diplomati, il 21.2% di coloro i quali sono in possesso di una licenza media e il 7.3% di chi ha conseguito la licenza elementare. C’è da osservare che in ciascuna fascia d’età la proporzione di coloro i quali pratica attività sportiva in modo continuativo piuttosto che sporadico è la stessa e si aggira intorno al 60%.

Più si fa movimento, meno influisce la capacità di spesa

Quest’ultima osservazione va sottolineata in quanto lascia passare un concetto molto importante, al di là del titolo di studio raggiunto, quando un individuo riesce ad entrare nella forma mentis di fare del movimento la frequenza di allenamento diventa la stessa, le due figure quindi, assumono le stesse potenzialità sul piano della consapevolezza e della lucidità nel riconoscere i benefici dello sport.

E se fosse vero anche il contrario? Se praticare attività fisica favorisse il raggiungimento di un livello di studio superiore e quindi una maggiore coscienza? Sono numerosi gli studi che confermano questa teoria. Fare attività fisica non porta benefici solo all’umore e al corpo ma anche alla cosiddetta materia grigia. Durante l’allenamento infatti aumenta il flusso di sangue al cervello e quindi più si è allenati e più il flusso aumenta e meglio si sviluppano capacità di ragionamento e di memoria.

Al di là del titolo di studio raggiunto, quando un individuo riesce ad entrare nella forma mentis di fare del movimento la frequenza di allenamento diventa la stessa.

Pratica sportiva e livello d’istruzione: due studi scientifici

Per entrare nel dettaglio di quanto affermato, prendiamo in analisi due esperimenti svolti da due studi di ricerca differenti, uno dall’Università dell’Illinois su un gruppo di bambini tra nove e dieci anni e l’altro  dal Montreal Heart Institute su un gruppo di adulti con età media di quarantanove anni affetti da obesità e disturbi cardiovascolari.

Il primo studio conferma che l’attività fisica è positivamente correlata alla microstruttura della materia bianca nel cervello, gli studiosi spiegano che i ragazzi più in forma possiederebbero una materia bianca con caratteristiche diverse rispetto a quella dei sedentari: le aree in cui è stata osservata sono quelle che stimolano l'attenzione e la memoria e sono fondamentali per collegare le diverse parti del cervello, si evince quindi uno stretto legame tra movimento e sviluppo cognitivo nei bambini.

Aumentando l’afflusso di sangue al cervello tramite il movimento aerobico, migliorano le capacità cognitive a tutte le età

Nel secondo studio, i ricercatori canadesi hanno sottoposto un gruppo di persone affette da disturbi cardiovascolari e sovrappeso ad attività fisica due volte a settimana per un periodo di quattro mesi.  Al termine del programma  i partecipanti hanno perso peso e centimetri, ma quello che è emerso agli occhi degli studiosi è stato il miglioramento delle capacità cognitive in relazione ai cambiamenti fisici. Questi risultati non si sono ottenuti solo con il movimento, sono stati proposti esercizi cognitivi, test sulla memorizzazione di simboli e numeri ed osservando tramite una tecnica ad infrarossi l’ossigenazione dei tessuti durante il ragionamento.

Aumentando quindi l’afflusso di sangue al cervello tramite il movimento aerobico, migliorano le capacità cognitive a tutte le età. E’ determinante quindi coinvolgere la maggior parte della popolazione sedentaria verso una pratica sportiva costante.

L’attività fisica per il miglioramento socioeconomico

Alla luce di questa considerazione, è interessante guardare ai bacini caratterizzati da maggior disagio sociale con nuovi occhi, il miglioramento della condizione socio economica di alcune aree può derivare anche dal coinvolgimento dei residenti in attività sportive. L’allontanamento dal degrado, ad esempio, che spesso è stato avviato coinvolgendo gli abitanti in attività sportive acquista ora una duplice connotazione, favorendo oltre al coinvolgimento anche lo sviluppo di capacità cognitive.

Se, come è stato osservato, la propensione alla frequenza è la stessa indipendentemente dal livello di istruzione, nel momento in cui si ottiene il cambiamento nello stile di vita, la possibilità di fidelizzazione è la stessa. Il grande lavoro va fatto cercando di muovere le leve che trattengono chi si trova ad essere incollato al divano, cercando di offrire una motivazione forte per dare il via al cambiamento.

Osserviamo nel corso degli anni quali andamenti caratterizzano la propensione all’attività fisica. Il trend dall’inizio della rilevazione non vede aumentare il numero percentuale di persone che praticano attività fisica, si passa infatti dal 62.2% del 1995 al 60,9% del 2015. La quota di attivi in modo continuativo invece è cresciuta, passando dal 17.8% del 1995 al 24.4% del 2015 in un trend in costante crescita Ad aumentare, anche se leggermente, è quindi il numero di persone che non pratica sport né attività fisica, si osservava una percentuale pari al 37.8% nel 1995, valore che nel 2015 si trova al 39.1%. Qui si crea uno scollamento tra sport e istruzione, ad un continuo e costante aumento del livello di formazione nella popolazione sembra divergere la tendenza a svolgere attività fisica.

La crescita nel numero di persone che raggiunge un livello di studio elevato non può che essere un dato positivo, così come è positivo l’accrescimento percentuale del numero di persone che fa attività fisica in modo continuativo indipendentemente dal livello culturale.

Un post condiviso da Technogym (@technogym) in data:

Se, come è stato osservato, la propensione alla frequenza è la stessa indipendentemente dal livello di istruzione, nel momento in cui si ottiene il cambiamento nello stile di vita, la possibilità di fidelizzazione è la stessa. Più individui riusciranno ad impostare il loro stile di vita su una quotidianità vicina allo sport e più sarà semplice creare un volano capace di coinvolgere anche coloro i quali ad oggi hanno una vita sedentaria.

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