Recuperi da gravi infortuni nel calcio: due casi di successo

Il recupero di un giocatore e il suo ritorno all’attività agonistica dopo un grave infortunio è un tema caro a chi, fra preparatori, medici e soprattutto tifosi, vorrebbe che i propri campioni tornassero al più presto a calcare i campi da calcio. L’obiettivo primario di molti gruppi di professionisti - medici, club, la stessa FIFA - in tutto il mondo è quello di far tornare i giocatori in campo nel minor tempo - e nella miglior forma - possibile. Il problema, secondo l’UEFA, è che l'accresciuta frequenza di impegni agonistici e l'aumentata velocità del gioco nei prossimi 15 anni disegneranno un trend di rischio infortuni in crescita. Un’élite di professionisti ogni anno si raduna all’Isokinetic Medical Group Conference con l’obiettivo di studiare il miglior piano d’intervento e di riabilitazione per permettere ai calciatori di recuperare dai loro infortuni nel minor tempo possibile.
Nel corso dei dibattiti, workshop e conferenze, sono stati illustrati diversi casi emblematici di terapie di successo. In particolare le storie di due campioni hanno vissuto recuperi veloci e perfettamente riusciti da infortuni gravi, Roberto Baggio e Gianluigi Buffon, che hanno privato la Serie A e due top team di professionisti di livello assoluto.

Metodi e criteri per il recupero dall’infortunio nel calcio

Il ritorno all’attività agonistica prima dei normali tempi di recupero è possibile solo in casi eccezionali, con pazienti motivati, grazie tecniche chirurgiche accurate e con programmi di riabilitazione personalizzati. Il criterio temporale è ancora oggi il più utilizzato per ritorno alla pratica sportiva degli atleti, ma non è considerato il più completo ed è stato superato dal criterio a gol ed il rischio di ricadute o di fallimenti nelle diverse fasi di cura del paziente non è totalmente escluso. Analizzando i lavori pubblicati ad esempio da Alli Gokeler, fisioterapista specialista nel recupero da infortuni ai legamenti crociati anteriori, gli atleti che hanno subito gravi interventi ai legamenti del ginocchio sono in grado di superare i test per il ritorno all’attività professionistica entro i sei mesi solo nel 6% dei casi, mentre la percentuale di chi riesce a tornare sui campi da gioco nei 9 mesi successivi è  solamente  dell'11%.

Alcuni metodi uniscono il lavoro in palestra, in piscina, la riabilitazione sul campo e le prestazioni mediche come la crioterapia, l'elettostimolazione, la ionoforesi, la termoterapia, la laserterapia e gli ultrasuoni, tecniche che aiutano gli atleti a superare gravi o gravissimi infortuni nel minor tempo possibile.

Il crociato anteriore e il menisco

Il caso
Un caso considerato dalla comunità scientifica come emblematico è quello di Roberto Baggio, pallone d’oro nel 1993 e vicecampione del mondo con la maglia della nazionale italiana nel 1994. Baggio ha vissuto una vita calcistica divisa fra tante maglie ed ha avuto una carriera segnata dagli infortuni. Durante un match di coppa italia del 2002, il campione rimediò la rottura del legamento crociato anteriore con lesione del menisco interno del ginocchio sinistro.
La rottura del crociato anteriore di Baggio richiese un intervento di ricostruzione e i normali tempi di recupero allora prevedevano un minimo di 120 giorni solo per ripristinare la normale anatomia dell'articolazione. D’altra  parte, 76 giorni dopo l'intervento, Baggio era di nuovo in campo e segnò due gol al rientro.

Recenti studi scientifici hanno evidenziato che, mediamente nel mondo sportivo, solo il 60% degli sportivi operati al legamento crociato anteriore del ginocchio torna a fare attività sportiva agonistica (campionati, competizioni, ecc.) dopo l’operazione.  Nel caso di Baggio erano in molti, fra gli addetti ai lavori, a pensare che non fosse in grado di tornare sui campi da gioco dopo l’intervento e che comunque non riuscisse a tornare in campo prima di sei mesi.

Secondo il team di medici di Isokinetic, la scelta di una progressione basata su un criterio a gol e di una terapia mirata sulle esigenze del paziente, hanno permesso al paziente di raggiungere risultati notevoli in quanto a tempistiche di recupero.

Mi affido alla mia forza mentale e alla fede che mi hanno sempre sostenuto. E anche alla volontà di proiettare il mio futuro e di realizzare i miei sogni, superando il pessimismo della razionalità con l'ottimismo della determinazione. Roberto Baggio

Il recupero
Grazie ad un mix di esercizi indoor e outdoor (60%), piscina (15%) e allenamento direttamente sul campo da gioco, il fantasista riuscì a tornare in brevissimo tempo ai suoi livelli preinfortunio. Dopo 90 giorni, le metriche riscontrate sull’arto lesionato e  sui movimenti erano notevolmente migliorate: la stabilità del ginocchio era normale, la soglia aerobica ai livelli preinfortunio, il salto verticale simile ai livelli pre infortunio così come l’altezza del salto verticale e il tempo in volo.
Un aiuto concreto al percorso riabilitativo degli infortuni che possono accadere nel mondo del calcio è possibile con SKILL LINE,  una  linea pensata e prodotta con il supporto dei campioni olimpici per massimizzare le performance e utilizzabile dagli specialisti della riabilitazione. Progettata in collaborazione con atleti e istituti di ricerca accademici, SKILL LINE migliora le prestazioni utilizzando il metodo SKILLATHLETIC TRAINING che sviluppa la capacità di lavoro e migliora le capacità in totale sicurezza. I prodotti della linea Skill includono SKILLMILL, la prima attrezzatura completa per l'allenamento di potenza, velocità, resistenza e agilità e SKILLROW, il primo vogatore indoor capace di migliorare la potenza anaerobica, la capacità aerobica e quella neuromuscolare in un'unica soluzione.

L'ernia al disco

Un altro caso emblematico per la comunità medica riguarda Gianluigi Buffon, ex portiere della Juventus e della Nazionale (1 metro e 92 di altezza per 91 Kg), che iniziò a soffrire di mal di schiena acuti e di dolori radicolari alle gambe connessi al mal di schiena a partire dal 2008. Nelle successive due stagioni e mezzo continuò a mostrare sintomi acuti e venne trattato con FANS (farmaci antinfiammatori non steroidei), riabilitazione, trazioni della spina dorsale e iniezioni epidurali. Proprio durante il primo match della coppa del mondo in Sud Africa, al campione fu diagnosticata un’ernia al disco, con annessi problemi di equilibrio, mal di testa e formicolii alla parte inferiore del corpo.
La Microdiscectomia è una tecnica di microchirurgia che viene adoperata nel trattamento dell'ernia discale lombare e per la riparazione del disco malato.
Si sottopose ad un intervento di microdiscectomia, fece tre settimane di riposo ed iniziò il suo percorso di riabilitazione in solitaria, due sessioni di esercizi al giorno per tre mesi e mezzo, con un ritorno sui campi da gioco dopo poco più di sei mesi. Prima di iniziare la riabilitazione post intervento, il team di medici si trovò di fronte ad un tema molto serio: come affrontare questo genere di recupero?
Il team di lavoro si focalizzò su due punti chiave,  un check settimanale e un intenso allenamento aerobico. Nei due anni precedenti alla terapia (dal 2008 al 2010) in cui il portiere soffrì dei sintomi dell’ernia, riuscì a giocare 23-24 partite a stagione. Dalla  stagione 2011/2012, annata in cui recuperò dagli infortuni, tornò a pieno regime, all'età di 32 anni, giocò la quasi totalità delle gare, con un minimo di 30 ed un massimo di 35 a stagione.
Secondo i medici presenti al congresso, è quindi necessario raccogliere un maggior numero di informazioni scientifiche sul problema dell’ernia al disco nel mondo del calcio, anche se i dati in possesso dei ricercatori dimostrano che il fallimento del trattamento chirurgico nei casi di ernia al disco sia oggettivamente basso (0,6%). L’obiettivo è quindi prevenire il fallimento ed evitare ripercussioni più gravi sulla carriera dei giocatori. In generale, sempre secondo il team, è molto importante capire come il return to play criteria sia lontano dall’essere definito scientificamente e che l’esperienza dei ricercatori può aiutare la medicina dello sport e i fisioterapisti nella riabilitazione dei calciatori professionisti, top player o meno.
E’ sempre più importante per medici, fisiterapisti e ricercatori disporre di equipment tecnologicamente all’avanguardia e che traccino in maniera puntuale la progressione e l’efficacia del percorso di recupero degli atleti in cura. Technogym è al fianco di medici e fisioterapisti nei più importanti eventi nel mondo della riabilitazione calcistica ed è vicina agli operatori per raccogliere feedback sul campo e rendere l’esperienza di allenamento focalizzato al recupero sempre più efficace.

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