Il sole fa bene alla salute e allo sport

La stagione estiva porta con sé vestiti leggeri, vacanze e tanto sole, anticiclone delle Azzorre permettendo. Con il sole la nostra pelle si colora di sfumature più o meno ambrate e di intensi rossori. L'abbronzatura dona e addirittura sembra snellirci ma i benefici del sole sulla nostra salute non sono solo estetici: la luce solare infatti ha un impatto importante sulla nostra salute e sulle nostre performance sportive. Insomma il sole bacia i belli, ma anche le persone sane!

Sport o salute, la vitamina D aiuta a stare meglio

Per lo sport
La convinzione che l’esposizione al sole incrementi la performance sportiva è diffusa da tempo tra gli sportivi e gli allenatori. All'inizio del XX secolo, si diceva che gli atleti ricorressero alle radiazioni UVB per migliorare le prestazioni rispetto agli avversari. Diversi studi hanno in parte confermato questa convinzione, identificando i recettori della vitamina D in vari organi e parti del corpo, compreso il tessuto muscolare.
Tra le fibre più ricettive all'azione di questa vitamina,troviamo le fibre muscolari di tipo 2 ( o fibre bianche)  che sono coinvolte nel mantenimento dell’equilibrio e nella contrazione rapida di breve durata. Sono preposte maggiormente a un lavoro anaerobico: chi ne possiede in quantità rilevanti eccelle negli sport di potenza. Tali fibre infatti immagazzinano l'energia che viene poi rilasciata per attività brevi, esplosive e ad alta intensità. Anche durante gli sport aerobici, adeguati livelli di vitamina D generano effetti positivi: tra questi la riduzione della frequenza cardiaca e il  miglioramento dell'ossigenazione dei tessuti. Non da ultimo la vitamina D è  in grado di rallentare la perdita di massa muscolare durante l’invecchiamento.

Studi condotti in diverse parti del mondo hanno però dimostrato che molti sportivi soffrono di una mancanza di vitamina D. Le conseguenze sono molteplici, qui citiamo le più significative: diminuzione della forza muscolare, incapacità di sostenere allenamenti intensi, dolore articolare, maggiore incidenza di fratture da stress.

Per la salute
La vitamina D è un prezioso alleato per la nostra salute in generale, non solo per l'attività sportiva. Gli effetti benefici sulle ossa e i denti sono ormai ampiamente dimostrati così come la capacità di proteggerci contro il cancro.
Ora nuove ricerche indicano che l’esposizione al sole stimola altre preziose sostanze: l'ossido nitrico che salvaguarda il nostro sistema cardiovascolare, e la serotonina, l'ormone del " buon umore".

Gli scienziati stanno scoprendo che prendere il sole può aiutarci anche a mantenerci magri e sani. I risultati mostrano come i raggi ultravioletti possono bloccare lo sviluppo dell’obesità e alcuni sintomi del diabete di tipo 2. Questi benefici risultavano ancora indipendenti dagli effetti della vitamina D ed è plausibile che tali effetti siano proprio un risultato della produzione di ossido nitrico promossa dal sole. L’ipotesi è che senza determinati livelli di ossido nitrico nella circolazione sanguigna, l’insulina non riesca a lavorare in modo adeguato, favorendo l’insorgenza del diabete!

Il sole, la nostra fonte di vitamina D

La produzione di questa importante vitamina avviene solo in presenza di alti volumi di esposizione al sole; nella maggior parte dei paesi ciò avviene principalmente in estate, da giugno ad agosto. Al fine di raggiungere adeguati livelli di vitamina D è importante comunque esporre le mani e il viso al sole tutto l’anno, quando le condizioni meteo lo permettono, soprattutto sfruttando i mesi da aprile ad ottobre: in inverno basterebbe esporsi alla luce solare almeno 10 minuti al giorno per mantenere un livello ottimale di vitamina D.
E se il sole non c'è? i raggi UV riescono a penetrare anche le nuvole e dunque l’attivazione e l’assorbimento della vitamina D avverranno comunque, seppure in misura minore.
Con questo non stiamo suggerendo di esporsi al sole in maniera scriteriata, in particolar modo nei mesi più caldi. Sappiamo molto bene che un'eccessiva esposizione ai raggi UV è dannosa.
Se stiamo al sole a lungo è bene proteggerci con occhiali e creme solari adatte al proprio fototipo.

Perché utilizzare la crema solare

La prima crema protettiva fu concepita negli anni '30 da Franz Greiter, un alpinista svizzero studente di chimica che, dopo essersi scottato durante la conquista del Piz Buin, decise di mettere a punto una protezione specifica per la pelle del viso da utilizzare per le escursioni in alta quota.
Le creme di oggi sono molto diverse dalle antenate degli anni 30, oggi l'identikit della crema efficace è: senza profumo, in confezione grande e con etichette ben leggibili. Devono contenere filtri di ultima generazione ad elevata stabilità (mexoryl, tinosorb, uvinul). Possibilmente in confezioni grandi perché, per essere davvero efficaci, le creme solari devono essere spalmate uniformemente su tutto il corpo in misura abbondante rinnovando di continuo l'applicazione durante la giornata. Secondo gli esperti, la quantità giusta è pari a 40 grammi di prodotto per ogni ora di esposizione al sole.

Proteggersi dagli effetti nocivi delle radiazioni non preclude la produzione di Vitamina D.

Cosa intendiamo per SPF: Sun Protection Factor

Parlando di etichette leggibili non possiamo fare a meno di citare il Sun protection factor, ovvero il fattore di protezione solare. Generalmente questo numero è posizionato in modo ben visibile sulle confezioni di crema solare. E' il numero che indica la capacità dei filtri solari di proteggere dalle radiazioni UVB, le più pericolose, perché responsabili delle ustioni cutanee. Per calcolare il fattore di protezione cutanea, vengono confrontati i tempi di arrossamento di pelli protette da creme solari e pelli non schermate.
La capacità di protezione di un filtro solare non aumenta in modo lineare all'aumentare dell' SPF: in altre parole, un SPF 30 non è due volte più efficace di un SPF 15. Se usato correttamente, il primo scherma il 97% dei raggi UVB, il secondo il 93%. La maggior parte dei dermatologi raccomanda creme con un SPF di almeno 30, meglio se resistente all'acqua. Questo valore, tuttavia, non dice nulla sulla protezione contro i raggi UVA che penetrano in profondità nell'epidermide facendole perdere elasticità e causando le rughe. Anch'essi contribuiscono al rischio di tumori cutanei. Per questo è meglio scegliere filtri solari "ad ampio spettro".
A questo punto ammirando la vostra pelle già ambrata vi starete chiedendo se potete fare a meno della protezione visto che siete già abbronzati. La risposta è no, perché il potere di protezione dalle radiazioni messo in campo da una pelle già abbronzata - cioè dal pigmento melanina - è molto più basso dello schermo offerto dalle creme solari. Anche chi è già abbronzato rischia di scottarsi (se non altro perché se ne preoccupa meno). E già che ve lo state chiedendo: le creme con SPF alto non vi fanno abbronzare di meno: piuttosto, si tratta di una abbronzatura più lenta, meno traumatica e più duratura.
Infine un accorgimento molto importante sulla conservazione di questi prodotti: il sole e la sabbia alterano le proprietà delle creme solari,ecco perché è bene non utilizzare le creme dell'anno precedente. Se conservate in modo ottimale, le creme solari durano per 12 mesi dalla data di apertura (il period after opening riportato sulle etichette). Ma considerato come le teniamo in spiaggia, possono perdere efficacia anche in meno tempo.

Il sole in piscina

Discorso a parte per l'ambiente della piscina. Rispetto all'acqua di mare, quella della vasca è più pulita dal punto di vista microbiologico ma risulta più aggressiva sulla pelle, soprattutto a causa dei derivati del cloro. L'azione aggressiva riguarda anche le creme solari che subiscono una perdita di efficacia protettiva.

Un solare da piscina deve essere foto stabile, resistente all'acqua e inerte chimicamente, una caratteristica rara nei prodotti commerciali. Cosa significa quest'ultimo punto? Molti filtri solari vengono decomposti dal cloro presente nell'acqua e perdono la loro capacità di assorbire i raggi UV-B e UV-A. Inoltre la protezione solare si riduce con i bagni frequenti: i solari cosiddetti resistenti all'acqua sono testati per resistere a circa 4 immersioni da 20 min. Anche la frizione dell'asciugamano concorre ad asportare il solare. La raccomandazione dunque è quella di fare una doccia dopo il bagno in piscina e riapplicare la protezione sulla pelle.

Cloro vs abbronzatura
Per finire, sfatiamo il mito che il cloro "sbianchi" la nostra pelle facendoci perdere la tanto faticata abbronzatura: nella realtà dei fatti quello che succede è che, sul lungo periodo, questa sostanza chimica a contatto con la pelle la rende più secca, accelerando il processo di esfoliazione degli strati di epidermide più esterni. Per ovviare a ciò basta applicare alcuni semplici accorgimenti.
Asciugarsi al sole.  E' uno dei rimedi più efficaci  perché i raggi del sole contrastano gli effetti del cloro e inoltre sono un modo per “rinfrescare” la propria abbronzatura.
Utilizzare solari waterproof. Questi prodotti non si sciolgono in acqua e permettono di creare uno strato protettivo sulla pelle contro il cloro.
Preferire la doccia. Terminata la giornata in piscina è meglio preferire una veloce doccia con acqua non troppo calda al bagno. Immergersi troppo in acqua accelera il distacco delle cellule morte che portano via con sé l’abbronzatura. Inoltre, è bene utilizzare detergenti neutri per non aggredire l’epidermide e al termine asciugarsi con delicatezza e tamponando con l’asciugamano.
Essere sempre idratati. Per evitare di perdere l’abbronzatura la pelle deve essere sempre idratata. Spalmatevi quindi più volte al giorno creme e oli idratanti ma curate anche la dieta bevendo molta acqua e privilegiando cibi come frutta e verdura che contengono molti liquidi.

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