Il fascino discreto del battito cardiaco

Se si prova a cercare la parola “heartbeat”, battito cardiaco, su Google, il popolare motore di ricerca da accesso a ben 79 milioni di schede. 79 milioni di risultati per spiegare una delle più basilari e naturali conoscenze in materia anatomica, innata, addirittura, se si considera che i feti riescono a modulare i propri battiti cardiaci sulla base di quelli delle loro madri. Fu Erofilo – il primo anatomista della storia – il primo a collegare il battito cardiaco con il battito vitale, e quindi, in estrema sintesi, con la vita. Era il 300 avanti Cristo.

É una delle nostre funzioni vitali, antica quindi come la vita, eppure nessuno l'ha ancora compreso fino in fondo.

Da allora il battito cardiaco, l’heartbeat, ha continuato a esercitare un fascino sproporzionato su tutti. Sugli artisti, in primis: i primi risultati di quella ricerca Google infatti restituiscono titoli di film, canzoni, album, quadri. Una sorta di psicosi collettiva (positiva) da battito cardiaco. È semplice immaginare il perché di questo ruolo nell'immaginario collettivo. Da una parte, come detto, il battito cardiaco è strettamente collegato al concetto di vita, dall'altra invece, a quello di amore.

Cuore, heartbeat e alterazioni

C 41 Studio è un collettivo di talenti che si avvicina alla creatività attraverso più discipline. Si compone di giovani registi, fotografi e creatori di contenuti. Abbiamo grandi idee e le sviluppiamo. K48 è la nostra azienda di produzione associata.
Nel febbraio del 2013 una ricerca dell’Università della California aveva rivelato che i cuori di due persone innamorate possono battere all’unisono, "uno dei partner, in genere le donne, adatta il suo battito cardiaco a quello dell’altro", aveva detto Emilio Ferrer, uno dei leader della ricerca. Il risultato seguì di qualche anno quello dell’università di Aarhus, in Danimarca, che aveva invece stabilito che osservare un amico sottoposto a situazioni di stress porti a modulare il proprio battito cardiaco come il suo. Singolare che sia proprio l’amore, o l’affetto più in generale, a costringere il cuore a funzionare al contrario rispetto agli standard medici di buona salute. I vostri battiti dovrebbero sempre essere controllati, regolari, eppure quando vi innamorate, quando poggiate gli occhi sulla meraviglia, il cervello manda un messaggio alla ghiandola surrenale che secerne ormoni come adrenalina, epinefrina e noradrenalina che fanno aumentare i battiti dei vostri cuori.
Sembra poco romantico, eppure è la precondizione necessaria al romanticismo.
Emozioni diverse d'altronde, sono associate a diversi pattern di variazioni cardiache, ognuna delle quali riflette un particolare stato emotivo. Provo a mostrarli tutti Danielle Gotell, nel 2012, nella sua opera “Impulse”. Gotell era, all’epoca, una emergente video artist, e con “Impulse” voleva invitare le persone a parlare con il proprio muscolo cardiaco. Attraverso una installazione multimediale e interattiva, “Impulse” invitava i passanti e interagire con il display. Il contatto fisico permetteva ai sensori di disegnare le azioni vitali del corpo umano e amplificarne le informazioni che, inconsciamente, fornisce. Lo stupore, l’incredulità, il piacere della scoperta, sono tutti elementi che contribuiscono a quello che viene definita “coerenza fisiologica” e cioè un pattern di attività fisiologica ordinato e armonioso, generato durante l’esperienza di emozioni positive sostenute.

Tra cuore e sport

L’aumento dell’attività vagale è da sempre ritenuta pure alla base della bradicardia, il cosiddetto cuore d’atleta, quello che permette cioè di rallentare il battito cardiaco e, in estrema sintesi, di accusare meno lo sforzo sportivo. Era il segreto di Fausto Coppi, ad esempio, il cui cuore pare battesse meno di 40 volte al minuto. Tuttavia, una recente ricerca tra Manchester e Milano ha invece sottolineato come sia il realtà la corrente “funny” (tra i canali iodici cardiaci) a generare quell'effetto e a regolare, più in generale, la modulazione del cuore dei chiunque faccia sport.
È la componente tecnica che accompagna quella, notevolmente più romantica seppur non scevra di fondamento, mentale ed emozionale, secondo cui il controllo del cuore e delle sue prestazioni dipenda essenzialmente da un tipo di esercizio psicologico. Una vecchia storia, quella del controllo del proprio corpo, che contiene al suo interno qualcosa di ancestrale, primordiale. La prima cosa che facciamo è non a caso muoverci, richiedere al cuore di battere e di pompare sangue.

La corsa, e quindi la sollecitazione del battito cardiaco, stimola la neurogenesi, che fino a qualche anno fa si pensava possibile solo nell'età della crescita.

Poi impariamo a correre: una recente intervista del New Yorker alla neuropsicologa clinica Karen Postal sintetizzò anni di domande sul perché a (quasi) tutti gli scrittori piacesse fare jogging.
Lo sport quindi ti cambia la vita, ma soprattutto può cambiarti la forma del cuore, riuscendo a cambiare al muscolo cardiaco forma, struttura e capacità funzionali, in modo da favorirne il defaticamento dopo l’attività, in una spirale virtuosa che, numeri alla mano, fa vivere di più. Ma la relazione tra sport e battito cardiaco trascende dalla semplice attività fisica primaria, diventando qualcosa di estremamente alto nel caso del tifo. Diverse ricerche, una in Giappone e una Canada ad esempio, hanno sottolineato l’aumento dell’attività cardiaca durante la visione di competizioni (meglio ancora se partite tra due team). È tutto frutto del coinvolgimento emotivo, dell’intensa attività neuropsicologica.
Se è infatti oramai universalmente accettato il fatto che una buona condizione fisica (derivante dalla cura del proprio corpo) conduca a una attività cardiaca ottimale, recentemente l’attenzione sembra essersi spostata verso i risvolti benefici delle emozioni positive. Una ricerca pubblicata sulla rivista della Associazione Scienze Psicologiche ha mostrato per la prima volta come il collegamento tra emozioni positive e benessere passi essenzialmente dalla connessione sociale. Sviluppare empatia produce un aumento del tono vagale (sempre lui) che, di conseguenza, rallenta e armonizza il battito cardiaco facendoci sentire, essenzialmente, meglio. L’assunto che giace dietro a questa scoperta è quindi il bisogno, in quanto animali sociali, di interazioni e di connessioni. Un qualcosa che, nell'era digitale, non è per forza facile da raggiungere, ma che si rende indispensabile tanto quanto la ben più nota attività fisica. Abbiamo bisogno di sorprenderci, di ridere, di innamorarci e di sentirci parte di qualcosa. Il nostro battito cardiaco, il nostro cuore e, in ultima analisi, noi stessi, ringrazieremo.
Il ruolo della tecnologia e dell’evoluzione, però, è tutt’altro che quello del cattivo. Uno dei mantra più diffusi nella letteratura digitale vuole la tecnologia come qualcosa di assolutamente neutro, la cui applicazione ne scandisce i connotati sociali. Negli ultimi anni, i big data hanno permesso di raccogliere una quantità infinita di dati attraverso gli accessori più disparati, dagli smartwatch ai sensori come il Polar. Trattare questi dati significa avere accesso a metodi empirici per la tutela del nostro battito cardiaco, una novità che Erofilo non avrebbe potuto neanche immaginare. Con questo intento Jen Lowe, data-scientist della Columbia University, lanciò nel 2014 “One Human Heart”, un sito dove proiettare, a 24 ore di distanza, i battiti del suo cuore. L’idea gli venne quando capì che invece di cercare di regolare la sua ansia con il cervello, doveva farlo con il suo corpo e, in particolare, con il suo cuore.
La stimolazione alla ricerca che il battito cardiaco produce in maniera trasversale, dall'arte, alla medicina, alla scienza è l’ennesima testimonianza della voglia di imparare a conoscere il corpo umano sempre più dettagliatamente e imparare a governalo, istruirlo e utilizzarlo al meglio. Un miraggio, tuttavia. Un miraggio che è bene rimanga tale, e che ci lasci la possibilità di sorprenderci con il cuore che batte a mille davanti a una cosa che ci emoziona, o che lasci che il battito cardiaco assuma le più incredibile sfumature quando incontra cose di cui ancora non consociamo il nome, ma che possono essere sintetizzate nel concetto di scoperta, e quindi, di vita.

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