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Hobbyhorse: in Scandinavia l’equitazione è senza cavallo

Abilità, eleganza, coordinazione: da subcultura del Nord Europa, l’hobbyhorse si sta trasformando in una disciplina sempre più conosciuta e amata.
Hai sempre pensato che per andare a cavallo fosse necessario avere un cavallo? È probabile che tu non sia mai stato in Scandinavia. Perlomeno, è probabile che tu non ci sia stato di recente.
Tra le giovani ragazze del Nord Europa è sempre più di tendenza, e sono in tantissime a non avere dubbi che si tratti di uno sport a tutti gli effetti: si chiama Hobbyhorse e non è sbagliato definirlo Equitazione-ma-senza-cavallo. A dire il vero, i cavalli ci sono, però sono finti e non hanno il privilegio di possedere un corpo.

Ti abbiamo confuso un po’ le idee? Mettiamola così: prendi il dressage, togli il cavallo e sostituiscilo con uno finto.
Un attimo, dressage? Una disciplina equestre in cui cavallo e cavaliere eseguono movimenti geometrici, realizzando figure prestabilite dalle federazioni nazionali e internazionali per gli sport a cavallo, nel tentativo di impressionare giudici e pubblico.

Hobbyhorse-movimento

Ma allora, in definitiva, cos’è l'Hobbyhorse?

Si tratta di uno sport perlopiù femminile che consiste nell’eseguire coreografie e saltare ostacoli a cavallo di un manico di scopa dalla testa equina.

Al bando le facili ironie: questa attività ha già conquistato più di 10000 praticanti nella sola Finlandia. E sembra stia nascendo una vera a propria sottocultura intorno all’Hobbyhorse. Le atlete si prendono cura dei loro cavallini come fossero veri: li decorano e li pettinano, danno loro un nome, determinano la loro razza,  li coprono con una coperta quando dormono; e insieme ai sempre più numerosi appassionati hanno costruito una comunità particolarmente affiatata. Quello della community è infatti uno dei fattori più apprezzati da chi ha scelto di dedicarsi, da atleta o da spettatore, all’Hobbyhorse. E spesso anche chi smette di cavalcare resta legato alla comunità, ponendo maggiore attenzione all’aspetto “Artigianale” di questo hobby costruendo autonomamente dei propri cavallini. Quel che conta è il senso di appartenenza, che rimane e si rafforza.

Hobbyhorse Revolution

Selma Vilhunen, regista finlandese candidata al premio Oscar nel 2013 per il cortometraggio “Do I Have to Take Care of Everything?”, ha realizzato un documentario su questa disciplina, seguendo la vita di tre ragazze legate dalla stessa passione. L’uscita del film, intitolato “Hobbyhorse Revolution”, è stata anche occasione per lanciare la campagna social #kepparitkunniaan, traducibile in “Rispetta lo Hobbyhorse”, volta a condannare i pregiudizi che circondano questo sport. Il film è un’ulteriore dimostrazione di come quella dell’Hobbyhorse sia una comunità audace e accogliente, uno spazio sicuro che permette alle giovani ragazze di parlare di bullismo, confrontarsi, proteggersi e supportarsi. Praticando sport.
Hobby-Horses-challenge

Uno sport come tutti gli altri

Chi lo pratica non ha dubbi: l’Hobbyhorse aiuta a sviluppare la coordinazione nei movimenti, rivelandosi molto utile soprattutto per chi intende praticare il dressage. Ed è anche un modo di avvicinare al mondo degli sport a cavallo chi altrimenti non avrebbe modo di confrontarcisi.
E attenzione a scambiarlo per un gioco. Esistono già un’associazione e delle competizioni nazionali, come l’Annual Hobbyhorse Championships, tenutosi in aprile a Vantaa, Finlandia, dove chi è in gara merita sicuramente l’appellativo di “atleta”.
Hobbyhorse

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