Allenare la flessibilità e valorizzare il talento nel golf

di Gabriele Ferraresi / LUZ
Una sfida con se stessi prima ancora che contro gli avversari, una battaglia allo specchio che si combatte in solitudine, concentrandosi nella natura e nel silenzio: questo è il golf e Matteo Maronati, vent’anni, golfista più o meno da quando ha iniziato a camminare, lo sa bene: “La mia storia col golf? È cominciata a Bormio tramite un amico di papà, avevo quattro anni e mezzo! Ero piccolo e incosciente, e all’inizio venivo anche un po’ preso in giro, i miei coetanei giocavano tutti a calcio o a basket”.
Matteo Maronati, a vedere il suo account Instagram, si è preso un bel po’ di rivincite. Cresciuto sui green da bambino insieme al padre oggi gareggia sui prati di tutta Italia. Socio del Golf Club Barlassina, in provincia di Milano - club leggendario: fu scelto da Michelangelo Antonioni per girarci il film La Notte – Matteo Maronati è un ragazzo che ha scelto uno sport diverso, uno sport che il senso comune vorrebbe esclusivo e un po’ snob, anche se la realtà è molto diversa: “Per quanto riguarda il golf “sport per pochi”, non ne sono convintissimo! A parer mio rispetto a tanti altri sport come possono essere l’equitazione, la moto da cross o in pista, o anche il semplice go-kart, il golf è più economico”.

Iniziare a giocare a Golf: i consigli di un giovane talento

Quanto costa cimentarsi sul green? “Per prima cosa serve iscriversi a un club, e la retta fissa annuale varia dai 1.000, ai 3.000, ai 5.000 euro, dipende da dove ti iscrivi. Poi c’è da mettere in conto l’acquisto di una sacca da golf, che può durarti un anno come vent’anni, poi devi prendere le palline e i tee [i “chiodini” che sorreggono la palla al momento del primo colpo, ndr], ma sono poche decine di euro”. Poi certo, c’è l’abbigliamento: “L’abbigliamento passa dal casual, abbastanza economico, fino ai prezzi folli – ci spiega Matteo Maronati - ma nel golf come in tutti gli sport: anche nel calcio ci sono scarpe costosissime. In realtà il golf è uno sport davvero avvicinabile”.
La cosa migliore e la cosa peggiore del tuo sport, a detta di Matteo Maronati, sono la possibilità di viaggiare e la difficoltà tecnica di questo sport. “La cosa più bella è che giri il mondo e vedi posti pazzeschi, e poi sei a contatto con la natura: nonostante io sia allergico, ma va be’! [ride] La cosa brutta invece è che il golf è uno sport davvero molto difficile, complesso, sia a livello tecnico che a livello mentale”.
In che senso il golf è uno sport difficile sul piano mentale? “Non è uno sport dove vai per giocare e ti sfoghi”, ci racconta Matteo Maronati. “Io vado e mi arrabbio anche più di quanto dovrei, torno più a casa più arrabbiato di quanto lo ero prima! Magari quando sei su un campo a fare pratica e tirare senza un obiettivo lì sì, ti sfoghi, ma in campo davvero poi non è una questione di sfogo. È come se tu stessi studiando e lavorando, c’è tanta concentrazione”.

Cosa passa nella testa prima dello swing?

A proposito di concentrazione e soprattutto di precisione, è interessante sapere cosa passa nella testa di Matteo Maronati quando sta per fare il suo swing. “Dipende da che tiro devi fare e da che cosa stai andando incontro. Quando stai per tirare fai comunque sempre delle prove mentali che sono differenti per ogni giocatore, dato che ognuno di noi ha uno swing diverso. Nel mio caso io so che ho un piccolo “errore” che se fatto in un certo modo, da ottimi risultati. Ripeto mentalmente questo esercizio - che è una stupidata - un paio di volte e poi mi metto sulla palla”. Diciamo che questo è quello che accade nelle condizioni ideali.
Ma non sempre le condizioni, anche in uno sport in apparenza senza troppi imprevisti come il golf lo sono. Lì come si fa? L’esempio che ti ho fatto vale quando faccio il primo tiro. Poi ci sono tante altre occasioni in cui magari sei sotto gli alberi nel bosco e devi far girare la palla bassa e fare tanti metri…  lì pensi ad altre cose. Poi magari ti trovi a dover uscire da un bunker, e in quel caso la palla si deve fermare subito perché sennò va lunga, così ti concentri su un altro tipo di swing, fai un altro ragionamento.

La flessibilità è la qualità più importante di un giocatore di golf. Il rischio – se un giocatore non è correttamente allenato - è quello di esporsi al rischio di infortuni, in particolar modo al ginocchio.

Non è mai lo stesso tiro? “No, mai. Ogni buca è sempre un tiro diverso. Devi capire la situazione, il vento, l’erba, dove far battere la palla, devi visualizzare il colpo prima di tirare. Le tecniche di visualizzazione secondo me sono molto utili anche nel golf, anche se non tutti le praticano”. Vedere il colpo prima di farlo, visualizzare la pallina in buca, o almeno il più vicino possibile. Quello è il segreto: “Conosco molti sciatori che chiudono gli occhi e “riprendono” col pensiero la pista: i golfisti non chiudono gli occhi, ma guardando la bandiera visualizzano il colpo, da dove deve partire, dove deve volare a dove deve atterrare.
Io e la maggior parte dei golfisti che conosco facciamo così. Poi tutto varia in base al colpo che devi fare: se è un colpo facile e dritto, ti metti lì, prendi la direzione e tiri senza tanti pensieri. Mentre se sei nel bosco e sei in difficoltà, rifletti di più e fai maggiore attenzione alla visualizzazione del colpo, ti fai mille pensieri, provi a valutare tutte le variabili. Se prendo quel ramo cosa succede? Se non lo prendo dove va a finire la pallina? Fai ipotesi in meno di un minuto”. Alla faccia dello sport rilassante.

Il golf sarà anche a contatto con la natura e rilassante, ma la concentrazione che serve per vincere non è facile da ottenere e la si ottiene con la fatica e con anni e anni di allenamento

Quanto ci si allena per praticare golf ai livelli di Matteo Maronati è presto detto:  “Sto facendo un percorso con il mio allenatore e il mio fisioterapista in modo tale di aumentare l’elasticità e cercare di migliorare e abbassare il mio handicap, che adesso è a 3.8 [molto buono, ndr] ma non è facile”.  Matteo Maronati generalmente si allena dalle tre alle quattro volte a settimana, ma dipende anche molto dallo studio. “Di solito poi sabato e domenica c’è la gara vera e propria. Se sono in zona Lombardia dormo a casa e parto al mattino presto, se sono gare fuori portata si parte il giovedì o il venerdì, così il giorno prima riesco anche a fare una prova campo. Dipende dall’importanza della competizione”.
Riassumendo il pensiero di Matteo Maronati: il golf sarà anche a contatto con la natura e rilassante, ma la concentrazione che serve per vincere non è facile da ottenere e la si ottiene con la fatica e con anni e anni di allenamento. Praticato senza troppe velleità, il golf però è uno sport per tutti? “Sì, come gioco da dilettante per uno che vuole divertirsi secondo me può essere uno sport per tutti. È di nicchia, certo, ma perché gioca poca gente, non perché costa tanto! Una volta che diventi socio di un club è come il tennis, sei dentro e puoi giocare quanto vuoi”.

L'importanza della flessibilità nel golf

La flessibilità è la qualità più importante di un giocatore di golf. Il rischio – se un giocatore non è correttamente allenato-  è quello di esporsi al rischio di infortuni, in particolar modo al ginocchio.  Questo perché l’asimmetria e la ripetitività dei gesti richiesti al golfista possono usurare nel tempo articolazioni, muscolatura e tendini. È per questo che è importante mantenere un corpo tonico, allenato e flessibile.
Praticare regolarmente stretching ed esercizi di mobilità articolare a fine allenamento aiuterà enormemente la fluidità e la morbidezza del gesto atletico. Una routine di allenamento efficace nel golf permette di rinforzare il tono muscolare in maniera specifica per la pratica agonistica: oltre all'allenamento aerobico, la routine è stata studiata per rafforzare il tono muscolare e per migliorare le prestazioni durante il gioco.

Allenare la flessibilità nel golf con Flexability

Con Flexability Technogym rende misurabile lo stretching. La linea Flexability di Technogym lavora sui principali gruppi muscolari degli arti inferiori, del bacino e del tronco in uno stesso movimento. Questo consentirà un allungamento simultaneo, riducendo la durata complessiva dell’esercizio ma non l’efficacia.
Grazie all'innovativa tecnologia SELFLEX l’ampiezza del movimento è regolabile e controllata. Il muscolo si allunga in maniera graduale e con l’intervento dello stesso peso corporeo, per uno stretching più naturale. Durante l’esercizio di stretching sarà possibile misurare e vedere in tempo reale i progressi della flessibilità muscolare, grazie ad un misuratore che aiuterà l’utente a rimanere motivato nel raggiungimento dei suoi obiettivi.
Allungamento con ginocchio flesso

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