Giulio Molinari: una vita da Ironman

Giulio Molinari ha vinto il Challenge Riccione di domenica 6 maggio per la terza volta consecutiva. La gara è una tappa nel suo personale percorso verso i campionati mondiali 2018 e, per prepararsi al meglio, si è preso un po’ di tempo dalla normale routine per allenarsi al Technogym Village utilizzando MYCYCLING, il sistema di cycling training che ha rivoluzionato il comparto grazie a TNT (Technogym Neuromuscolar Training) che massimizza la qualità dell’allenamento al coperto, rendendolo efficace come quello su strada.

Wellness Ambassador

MyCycling è frutto di una strettissima collaborazione della Ricerca Medico Scientifica di Technogym con l’esperienza delle migliori figure del cicclismo come preparatori sportivi,  coach, fisiologi e professionisti. Fra questi ultimi, lo stesso Molinari ha contribuito alla realizzazione del prodotto grazie i suoi feedback da atleta professionista e quindi campione ed è oggi Wellness Ambassador Technogym nel mondo.

Uno sport che molto chiede, ma molto ritorna

Se gli appassionati di sport endurance sono atleti che fanno i conti ogni giorno con i loro limiti e cercano di superarli, chi pratica Ironman sposta se possibile l’asticella della volontà e della resilienza ancora più in alto. Nello specifico l’obiettivo è vincere sconfiggendo, oltre agli avversari in gara, anche un percorso che prevede, nel caso dell’Ironman 70.3, 1,9 km di nuoto, 90 km in bicicletta e 21,097 km di corsa, quest’ultima di fatto una mezza maratona.

Campione europeo

Molinari - che pratica triathlon da sedici anni ed ha raggiunto il successo da quando si confronta con le gare long distance - quelle soglie fisiche e mentali le conosce benissimo, tant’è che nel 2016 è riuscito a vincere il campionato italiano e ed europeo Half Ironman.

Impegnato in un allenamento leggero insieme alla collega Federica De Nicola al Technogym Village, i due atleti hanno svelato a Technogym Newsroom alcuni piccoli segreti per affrontare al meglio la preparazione ad una gara impegnativa come  quella di domenica.

Com'è lo stile di vita di un triatleta professionista?
Lo stile di vita di un triatleta è molto più semplice di quello che una persona possa pensare. Ti svegli, di solito ad un orario normale, come chiunque debba affrontare una giornata di lavoro. Colazione e poi si parte con il primo allenamento, poi dipende se la giornata è strutturata con una o due sedute mattutine, segue poi il pranzo ed il possibile terzo allenamento al pomeriggio.
Oppure un allenamento più lungo al mattino ed uno più lungo al pomeriggio. Lo stile di vita è cadenzato dall’allenamento e dai pasti, dall’integrazione ma anche dal recupero che è la differenza sostanziale che c’è tra un professionista ed un amatore a mio avviso. Ad allenarsi son tutti capaci ma poi è la fase di recupero che fa la differenza, come si recupera tra una fase e l’altra. Sostanzialmente è una vita il più possibile normale.
Quante ore di allenamento servono mediamente ogni settimana per sostenere gare al tuo livello?
Ne parlavo ieri sera con Federica, nei periodi di carico si arriva intorno alle 30 ore a settimana.
Dove la differenza non sta tanto nella performance dell’allenamento in sè e per sè quanto nei tempi di recupero.
G: Si, la differenza a mio avviso la fa il recupero perché se io oggi programmo un allenamento da 6 ore, sia per me che per lei (De Nicola), e domani programmo una doppia seduta di corsa, con quello che faccio nel mezzo posso dar qualità o meno all’allenamento successivo. A parità di intensità del primo allenamento.

Ad esempio se facciamo lo stesso allenamento però io poi vado a lavorare e lui va a letto, è ovvio che lui domani starà meglio di me.

E’ quello che gli amatori non capiscono, cioè che vorrebbero fare quello che fanno i professionisti ma riesci a tirare la corda un mese e poi ti si presenta il conto.

Quanto pesa ciascuna fase nelle possibilità di successo finale e la preparazione per ognuna di esse?
A mio avviso il nuoto è quello in cui si può fare meno la differenza perché è la prima frazione e come minutaggio di gara è minore, ma è quello su cui comunque tutti  spendono più tempo in termini di allenamento.

Se si pensa che in gara si fanno 3800 metri nell’Ironman non c’è nessuno che nuota 3800 metri o di meno, tutti nuotano di più, più volte a settimana. Nella bici è diverso perché non tutti i giorni puoi fare 180 km e nella corsa è ancora diverso quindi sono tre discorsi completamente diversi. Secondo me il Triathlon non è la sommatoria di nuoto più bici più corsa, ma quando le alleni sono tre preparazioni diverse.

Come allenamento strutturato è completamente diverso, ma la gara non è la sommatoria, è uno sport unico. Un mio allenatore faceva sempre l’esempio di quando dormi con una coperta corta, se la tiri da una parte la scopri dall’altra, quindi va trovarata con il preparatore il giusto mix di preparazioni che sono completamente differenti per lavoro, per minutaggio, per intensità, per tutto.

Quindi la componente fisica è essenziale, ma quanto la componente mentale determina la preparazione del triatleta e la riuscita in gara?
G: Fondamentale. Guarda nell’Ironman, non esagero, metà della prestazione è la testa perché su 8 ore di gara per un uomo e 9 ore/9 ore e mezza per una donna la componente mentale è altissima.
F: Si, sia per mantener la concentrazione, sia per saper anche affrontare gli ostacoli che trovi durante la gara, perché non andrà mai tutto liscio, piuttosto che anche saper affrontare le crisi che possono esserci. Secondo me la testa conta tantissimo.
G: Il discorso è che tu in gara, quando parti, hai un piano come può essere per un pilota di formula 1 che ad ogni curva deve cambiare l’impostazione della sua macchina, tu almeno ogni 5 minuti hai una cosa da fare. In bici hai un sorso d’acqua, sorso di Sali, alimentazione in gel, alimentazione solida, mantenere la distanza giusta da quello davanti  per non prendere il cartellino per draft, quindi hai tantissime cose da fare.

Lì la capacità è nella sopportazione, lo sforzo, ma anche la concentrazione nel seguire il piano che hai bensì tu sappia  che in 8 ore una crisi, due le hai.

Cosa interviene nella testa di un atleta quando arriva il momento di crisi?
Secondo me interviene il pregresso, ovvero tutto quello che hai costruito in allenamento, l’esperienza.  Vince la voglia fisica di arrivare al traguardo e di poter dire “è finita”, ma anche, più in senso lato, la voglia raggiungere gli obiettivi per cui tutti i giorni ti alleni, fai mille cose, quindi arrivare al tuo obiettivo.
Altro elemento della preparazione è l’alimentazione, importante anche nel piramide del wellness Technogym. Quanto influisce una buona alimentazione per la preparazione alla gara?
G: Durante c’è da dire che sono tutte cose che prepari in allenamento , il giorno della gara non ti devi e non ti puoi inventare nulla. Provi e riprovi finchè trovi la tua giusta formula. L’errore che un’atleta può fare è lesinare su quello che mangia, quindi mangiare poco, e se mangi poco “ti mangi” i muscoli e non ottieni la prestazione in gara.

F: Un atleta magari pensa: sono leggero quindi vado più veloce, non è così nell’Ironman perché la forza è più importante del peso.

G: L’altro errore estremo che uno può fare è “consumo tanto, mi alleno tanto quindi mangio tutto quello che vedo”. Va trovato il giusto mix, come in tutte le cose. Mangiare sano, alimenti semplici e di qualità, variandoli.

Quanto pesano i carboidrati nella tua dieta di tutti i giorni?
Sono importanti come lo sono le proteine, la dieta deve essere semplice e bilanciata. Noi siamo italiani, abbiamo la fortuna di avere cibo buono, abbiamo di tutto, dalla frutta alla verdura, le proteine, i carboidrati. Poi ci sono atleti che fanno scelte “estreme” di essere vegetariani, in quel caso devi essere seguito da una persona molto preparata per reintegrare le proteine. Se pensi che la nostra gara è una resistenza alla forza, che ti svuota le energie, l’apporto proteico è fondamentale per arrivare in fondo al meglio.
Come hai avuto modo di conoscere un prodotto come MYCYCLING?
Ho avuto la fortuna di essere contattato dall’area che si è occupata dello sviluppo del prodotto e quindi il MYCYCLING l’ho visto nascere, insieme a persone molto più qualificate di me (ride, ndr) che ci hanno lavorato dietro. Ho potuto dare qualche feedback per arrivare al risultato. Cercavo uno strumento scientifico, in grado di darmi quindi dati reali, costanti ed il più possibile reiterati nel tempo. Uno strumento facile da trasportare, quindi versatile, da poter portare sempre in auto. Poi alla fine come il marchio di fabbrica Technogym, è venuto fuori un prodotto anche esteticamente bello, bello da vedere.

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