La forma della perfezione di Eric Landon - Ceramista

Le abilità più complesse vengono spesso erroneamente considerate semplici e modeste. Per produrre oggetti in ceramica si pensa che basti un tocco gentile riuscendo così a modellare la materia prima secondo la propria necessità, ma ancora una volta si tratta di un pensiero sbagliato.
Ciò che non viene mai considerato è il processo di preparazione, gli anni di pratica, i tentativi e lo sforzo fisico assolutamente non trascurabile.
Nel cuore di Copenaghen, c'è un negozio, che si trova sotto il livello della strada come tutti gli altri, con una schiera di finestre luminose in cima. Dentro quelle pareti si trova una limpida vetrina di vasi, dalla forma inconfondibile, pulita e in qualche modo surreale. Questo posto si chiama Tortus, termine derivante dalla parola latina “Tartaruga”. Questo singolare nome è stato scelto con l’intento di sottolineare la necessità di una produzione lenta ed accurata per creare ogni pezzo fatto a mano e la mente dietro questa realtà è quella di Eric Landon.

Dentro e fuori, i due lati della stessa arte

La parte anteriore del negozio è pulita e ordinata, mentre la parte posteriore ha un aspetto sporco e polveroso dovuto alle sessioni di duro lavoro di manipolazione dell’argilla. Le due facce della stessa medaglia.

Vedendo solamente il prodotto finito in molti pensano e credono che la ceramica sia un materiale semplice da trattare, quando invece si tratta di un processo molto più complesso e impegnativo. Il prodotto finale consiste in un oggetto pulito e levigato, con poche o nessuna traccia del processo di produzione che sta dietro a questa lavorazione. La sua difficile realizzazione porta ad equiparare la ceramica a un atto di pura creazione, piuttosto che a una lavorazione artigianale, e quindi a pensare al vasaio più come un Dio piuttosto che come un essere umano che lavora con le sue stesse mani.

La realtà è che quelle mani si sporcano, si asciugano e si temprano per la stanchezza, e non c'è nessuna azione priva di sforzo in nessuno di questi gesti creativi.

Per ogni vaso perfettamente lavorato, esistono dozzine di cocci rotti, lasciati a terra, testimoni dimenticati della devozione a quest'arte, piuttosto che tracce di un fallimento.

Il più grande successo di Eric, oltre alle sue creazioni distribuite in tutto il mondo, è quello di poter giocare un ruolo importante e decisivo: insegnare alle persone l’arte della ceramica, pratica che altrimenti potrebbe essere facilmente dimenticata. Nell'era moderna, dove la creatività appartiene ad un gruppo di persone sempre più ristretto, oltre ad un massiccio e compulsivo consumismo si sono sviluppate nuove tecniche di comunicazione permettendo così all’arte di raggiungere un pubblico più ampio ed interessato. Strumenti come i social media, di cui Eric ha un’ampia conoscenza, permettono la diffusione di questa meravigliosa arte.
Un flusso infinito di video ipnotici, dove si vede nascere dalla materia informe qualcosa di spettacolare: la ceramica.
Nel momento in cui l’argilla rotea sul vassoio tutto diventa poetico, quasi intimo e personale. L’argilla non deve essere urtata o ostacolata in quanto attraverso la sua debolezza e malleabilità ti permette di trattarla con delicatezza verso la creazione di un qualcosa di nuovo. È come se il vasaio in questo atto creativo diventasse come una nave con il solo compito di trasformare la materia in forma.
L'officina creativa
Eric si comporta allo stesso modo, ma verso le persone, accogliendo e insegnando a coloro che sono disposti ad imparare, aiutandoli a raggiungere il massimo da questa esperienza creativa. È troppo facile lasciare che la ceramica sia una metafora della vita, ma potrebbe invece essere difficile ricordare che dietro ogni vaso riposto su uno scaffale ci sono le mani sagge e creative di un vasaio.
C 41 Studio è un collettivo di talenti che si avvicina alla creatività attraverso più discipline. Si compone di giovani registi, fotografi e creatori di contenuti. Abbiamo grandi idee e le sviluppiamo. K48 è la nostra azienda di produzione associata.

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