Gli effetti positivi dell’allenamento dell’agilità sulla progressione dei sintomi del Parkinson

In occasione della Giornata Mondiale del Parkinson, vi proponiamo un editoriale che tratta il tema dell'esercizio fisico come metodo per rallentare gli effetti del morbo di Parkinson, la malattia cronica che affligge a giorno d’oggi ed in varie fasi 10 milioni di persone in tutto il mondo.
Il morbo di Parkinson è associato ad un deterioramento delle capacità fisiche, evidenziato da un progressivo declino del controllo posturale, della capacità di camminare e da un aumentato rischio di cadute, rigidità muscolare e tremori. Lasciando da parte i chiari sintomi cognitivi derivanti dal Parkinson, questi sintomi si traducono chiaramente in un progressivo peggioramento della qualità della vita.
Nonostante l'importanza e l'ampiezza dei trattamenti farmacologici nel trattamento dei sintomi motori, un nuovo campo di ricerca suggerisce che l'esercizio fisico può anche migliorare le capacità fisiche dei pazienti affetti da morbo di Parkinson. Questo campo di ricerca è ancora sperimentale, ma sta generando risultati interessanti che potrebbero influire positivamente sul benessere dei pazienti affetti dal morbo di Parkinson.

Tra i diversi tipi di allenamento che possono essere eseguiti dai pazienti affetti dal morbo di Parkinson, l’allenamento dell'agilità ad alta intensità è stata testata come la forma più efficace di allenamento per migliorare significativamente l'abilità fisica dei pazienti, soprattutto se confrontata con l'allenamento a bassa frequenza, come dimostrato da questo studio.

Che cos'è l'allenamento di agilità ad alta intensità

L’allenamento dell’agilità è definito come quell'allenamento che stimola la capacità di muoversi e cambiare la posizione del corpo in modo rapido ed efficace, migliorando la coordinazione, l'equilibrio, la velocità ed i riflessi. Quando vengono eseguiti ad alta intensità, i test di agilità sono per lo più esercizi anaerobici, che in un individuo in saluto idealmente dovrebbero portare il suo VO2 ad una media del 70%.

Numerosi test d’agilità, come i salti pliometrici laterali, le esercitazioni coniche e le corse in navetta, costituiscono la base di molteplici formati di allenamento, che vanno da quelli più sportivi come Skillathletic a quelli riabilitativi puri.

I migliori esercizi di agilità per la coordinazione motoria

Un buon test per misurare la propria coordinazione motoria e migliorarla è facendo questi 3 semplici esercizi di agilità, che richiedono poche o nessuna attrezzatura e possono essere eseguiti ovunque e in qualsiasi momento:

  • Step su Plyometric Box: inizia stando davanti al box. Salire sul box con una gamba, quindi porta l'altra gamba verso il petto mentre la prima si raddrizza. Torna indietro e ripeti in senso opposto.
  • Skip laterale su Speed Ladder: Mantenendo il baricentro basso, esegui uno skip laterale attraverso la scala, un piede alla volta. Tocca ogni riquadro creato dalla scala con entrambi i piedi. Atterra sulla parte anteriore del piede. Ripeti da destra a sinistra e da sinistra a destra.
  • Navetta: la shuttle run o navetta è probabilmente l'esercizio di agilità più standard per stimolare la coordinazione, lo scatto in velocità e l'equilibrio. Crea l'area di allenamento con 3 coni, a circa 10 metri di distanza l'uno dall'altro. Con velocità esplosiva, fare uno sprint dal primo al secondo cono, toccarlo e poi tornare indietro. Successivamente, correre dal primo al terzo cono, toccare la punta del cono e fare uno sprint  verso la posizione iniziale.

L’allenamento dell’agilità sui pazienti affetti da Parkinson

Tuttavia, l'allenamento dell’agilità ad alta intensità presenta alcuni problemi a lungo termine per i pazienti affetti da Parkinson. Il primo è che è probabile che i pazienti effettuino questo tipo di allenamento solo per un certo periodo, il che significa che una volta interrotto il regime di allenamento, il deterioramento delle capacità fisiche ritorna gradualmente a livelli iniziali. Inoltre, non sono certi né la durata degli effetti sul Parkinson derivanti dall'allenamento né i suoi effetti sul dosaggio dei medicinali del paziente.
Per risolvere questo problema, interessanti risultati sono stati riportati in un articolo del 2019 di Tollár, pubblicato dall'American College of Sports Medicine nella sua rivista Medicine & Science in Sports & Exercise. Nell'articolo, Tollár determina non solo gli effetti immediati di un allenamento di agilità ad alta intensità e ad alta frequenza di 3 settimane su un campione di pazienti affetti dal morbo di Parkinson, ma valuta gli effetti a lungo termine di tale allenamento con e senza un programma di mantenimento dell'agilità ad alta intensità per un periodo di 2 anni.

Descrizione e metodologia dell’esperimento

L'esperimento ha coinvolto 55 pazienti nello stesso stadio del morbo di Parkinson, che sono stati assegnati casualmente a tre gruppi. Il gruppo principale avrebbe eseguito sia l’allenamento ad alta frequenza iniziale che quello di mantenimento; ad un secondo gruppo è stato chiesto solo di fare l’allenamento iniziale ad alta frequenza; un terzo gruppo non avrebbe invece eseguito alcuna forma di esercizio fisico.

Tutti i pazienti sono stati esaminati prima e dopo il periodo di allenamento di 3 settimane, e poi su base trimestrale. Ogni visita comprendeva un esame neurologico e di mobilità per valutare il cambiamento dei pazienti nella loro biometria, misurata con unità di misura mediche standard. Tutti i pazienti sono rimasti in cura e non sono stati invitati a diminuire il dosaggio dei loro farmaci durante l'esperimento.

Il programma d’allenamento ad alta intensità e ad alta frequenza, della durata di tre settimane, consisteva in 15 sessioni d’allenamento della durata di un'ora, mirate a specifiche carenze di mobilità che i pazienti avevano incontrato nella fase di testing preliminare. Il periodo di mantenimento di 2 anni era invece composto da tre diverse sessioni di allenamento di 2 ore, in cui è stato chiesto ai pazienti di fare gli stessi esercizi della fase precedente.

Gli effetti dell’allenamento dell’agilità sulla progressione dei sintomi del morbo di Parkinson

Il programma ad alta frequenza della durata di 3 settimane ha migliorato notevolmente la mobilità dei pazienti. Il programma di mantenimento non ha aumentato gli effetti positivi del periodo di formazione ad alta frequenza, anche se ha mantenuto i benefici per tutto il periodo di sperimentazione. Al contrario, il gruppo di pazienti con Parkinson che non ha seguito il periodo d’allenamento di mantenimento ha perso tutti i benefici dell’allenamento ad alta frequenza in 3-12 mesi.
Senza alcun esercizio fisico durante l'intervallo di 2 anni, i pazienti con Parkinson che non hanno intrapreso il programma di allenamento di 3 settimane hanno visto i loro risultati fisici in costante diminuzione rispetto alla fase d’inizio dell’esperimento.

L'esperimento dimostra che esiste una correlazione diretta tra l'allenamento di agilità e il rallentamento dei sintomi del Parkinson, che vengono poi contenuti quando entra in gioco l'allenamento di mantenimento. Allo stesso tempo, è interessante notare che i benefici di uno sforzo atletico ad alta intensità di 3 settimane si esaurisce nell'arco di mesi se interrotto, segnalando che gli effetti positivi dell'allenamento dell’agilità nei pazienti affetti da malattia di Parkinson superano la durata del periodo di allenamento stesso.

Questi risultati, pur essendo tra i primi in questo campo di ricerca, evidenziano l'importanza dell'attività fisica non solo come misura per contrastare il rischio di malattie generali, ma anche come medicina efficace per lenire alcuni dei sintomi.

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