Collect stories, not beds: gli hotel raccontano storie

"Un albergo deve avere qualcosa da offrire, oltre ai letti, o i grandi marchi si approprieranno di tutto il mercato" disse Ben Rafter, presidente della catena OLS Hotels & Resorts. Gli hotel, in altre parole, devono saper raccontare una storia, oltre ad essere accoglienti.

Ma quali sono le strutture realmente in grado di farlo? In quali hotel hanno pernottato i più iconici personaggi del secolo scorso? In quali spazi si sono consumate conversazioni in grado di segnare la nostra storia, la nostra cultura e il nostro immaginario? Siamo stati in giro per il mondo, a scoprirlo per voi.

Tratto da ``Il ritratto di Dorian Gray`` di Oscar Wilde

Al mondo esiste una sola cosa peggiore dell'essere oggetto di conversazione, ed è il non essere oggetto di conversazione.

In un contesto altamente competitivo come quello dell’offerta alberghiera, schiacciato dalla concorrenza dei privati di Airbnb e dei network per l’ospitalità alternativa come couchsurfing, un letto non basta, ci vuole anche la favola adatta per la buonanotte.

Per distinguersi nel paniere di una serie sempre più vasta e variegata di proposte, gli esperti dell’hotellerie consigliano a manager e imprenditori di puntare alto sulla definizione di una brand identity solida e riconoscibile. Se poi, oltre a proporre arredamenti di design e suppellettili esclusive, servizi tailor made all’utenza e occasioni di entertainment durante il soggiorno, si ha qualche asso nella manica in grado di fare leva sull’immaginario collettivo, tanto vale giocarselo.

Gli alberghi oggi, per diventare leggenda, devono saper raccontare storie. Ed è per questo che alcune strutture ricettive si fregiano, senza farne mistero, del merito di essere state il palcoscenico di eventi che hanno cambiato le sorti dell’umanità, e il set di incontri tra personaggi che fanno parte della nostra memoria storica. Tra le loro mura si sono consumate avventure che ancora oggi meritano di essere raccontate e se quelle pareti potessero parlare, certamente ne ascolteremmo delle belle.

Saranno famosi

Non sapremo mai cosa hanno ordinato da bere Oscar Wilde e Sir. Arthur Conan Doyle per festeggiare l’accordo con Joseph Marshall Stoddart, editore della rivista Lippincott’s Magazine, che gli commissionò la stesura dei due romanzi che li hanno resi celebri: Il ritratto di Dorian Gray e l’avventura di Sherlock Holmes, Il segno dei quattro, pubblicati entrambi nel 1890; ma il Langham Hotel di Londra ricorda con una targa quel significativo incontro.

L’hotel di Regent Street, inaugurato nel 1860 con una cerimonia officiata dal Principe del Galles, è oggi un prestigioso 5 stelle membro dell’associazione Leading Hotels of the World. Nelle sembianze attuali vanta 380 camere, un business center, una sala da ballo per 400 persone, bar e ristoranti vari che si aggiungono alla Palm Court, la sala da tè aperta da 150 anni.

Durante la seconda guerra mondiale il Langham fu “commissariato” dall’esercito che vi trasferì alcune delegazioni militari e, nell’immediato dopoguerra, la sua gestione passò alla BBC che spostò lì i suoi uffici fino alla cessione dell’immobile al libero mercato. Napoleone III, Toscanini e Mark Twain ne erano innamorati, e nelle sue stanze hanno pernottato Winston Churchill, Charles De Gaulle, Lady Diana, l’imperatore d’Etiopia Haile Selassie. Tra le sue mura è nato Sherlock Holmes, e Oscar Wilde vi ha scritto il suo primo romanzo, il capolavoro della letteratura inglese che celebra il culto della bellezza.
"La vita imita l’arte molto più di quanto l’arte imiti la vita": sarà un caso ma il celebre aforisma de Il ritratto di Dorian Gray sembra il principio che ha ispirato l’ultimo restauro della struttura, che oggi si presenta come un’elegante commistione di tradizione e futuro, tra tappezzerie e facilities contemporanee, marmi pregiati, allestimenti vintage e complementi d’arredo in stile liberty. Porto sicuro per gli amanti del luxury, fu anche l’alcova del controverso scrittore irlandese che tanto si affannava nella ricerca del bello.

Oscar Wilde, che apprezzava gli agi ed amava gli hotel, visse gli ultimi anni della sua vita al n° 13 di Rue Des Beaux Arts, nel sesto arrondissement di Parigi, ospite dell’Hôtel d’Alsace, oggi ribattezzato L’Hotel. Wilde alloggiava nella numero 16, la stanza che è stata rimodernata con decorazioni eccentriche che ricordano lo stile dell’autore irlandese, e ha preso il nome di Oscar Wilde Suite.

Sempre a Parigi, al 17 di Place du Pantheon, venne alla luce un altro testo destinato a incidere profondamente sulla cultura d’Occidente: I campi magnetici, il manifesto della scrittura automatica surrealista di Andre Breton e Philippe Soupalt che si incontravano all’Hotel Des Grands Hommes, come ricorda una targa posta a perenne memoria dell’illustre sodalizio creativo.
Più o meno negli stessi anni, Gabriele D’Annunzio, l’esteta nostrano che stava ultimando i lavori di costruzione del Vittoriale degli Italiani, abitava al Grand Hotel Gardone a Gardone Riviera in provincia di Brescia, dove aveva un intero piano riservato. Arrivò il 2 febbraio del 1921 con la pianista Luisa Baccara e tutto il personale di servizio, e negli anni vi ricevette numerosi ospiti, tra cui il futurista Filippo Tommaso Marinetti.

L’elegante resort, il primo sul Lago di Garda, fu anche residenza di Vladimir Nabokov che pare si rifugiasse periodicamente in Italia per dedicarsi allo studio delle farfalle.

Anche Francis Scott Fitzgerald scelse un albergo per ultimare la stesura de Il Grande Gatsby, il Plaza di New York, dove tuttora è possibile pernottare nella Fitzgerald Suite. Gli anni newyorkesi furono vissuti all'insegna della mondanità e dello sperpero, tanto che Fitzgerald divenne il simbolo della nuova generazione risorta dalle ceneri del dopoguerra, che si lasciava trascinare da una vita spensierata fatta di avventure esaltanti. Fu il massimo esponente della corrente letteraria della Lost Generation, espressione coniata da Gertrude Stein e resa popolare da Ernest Hemingway nell’epigrafe del romanzo Fiesta, un gruppo di scrittori che raggiunse la maggiore età durante la prima guerra mondiale.

Nuovi hotel, nuove storie

Dalla Lost Generation alla Beat Generation, il passo è breve: un salto temporale di qualche decennio rende conto delle mutazioni del contesto storico nel quale si consumò la parabola del movimento della “gioventù bruciata” che trovò espressione in campo politico, artistico, poetico e letterario.

Tra gli autori di riferimento si ricordano Allen Ginsberg, William Burroughs, Gregory Corso, che avevano stabilito un secondo headquarter nella città di Parigi, al Relais Vieux Hotel, come testimoniano le foto appese nella hall dell’albergo. Oggi è un quattro stelle ma in origine si trattava di un luogo spartano, pulito come una culla e intimo come un’alcova, gestito da una donna, Mrs. Rachou, che non disdegnava lo stile di vita bohémienne dei suoi ospiti. Si dice che addirittura permettesse loro di scrivere sui tavoli e sui muri, per non castrarne la creatività; e pare che spesso si facesse pagare in poesie e racconti con dedica.

Altra habitué di Parigi è la regina del thriller romantico Mary Higgins Clark che al Plaza Athenee affitta sempre la stessa suite, quella che affaccia su Avenue Montaigne ed è stata ribattezzata con il suo nome.

La collega Agatha Christie invece, trovò ispirazione per scrivere Assassinio sull’Oriente Express in uno storico hotel di Istanbul, che nacque nel 1892 appositamente con lo scopo di ospitare i passeggeri del celebre treno che collegava Parigi alla vecchia Costantinopoli. Elegante e lussuoso, avvolto in un fascino senza tempo, l’albergo Pera Palace si trova al centro del distretto Beyoglu, nella parte europea della città. In onore della signora del giallo il ristorante dell’albergo è stato rinominato Agatha.

Ian Fleming subì la stessa fascinazione dell’esotico. Prima di diventare, in età matura, un acclamato scrittore, Fleming fu ufficiale della Royal Navy durante la seconda guerra mondiale. Era arruolato nel Servizio Informazioni della Marina e durante la spedizione oceanica Golden Eye (1946) approdò sulla spiaggia tropicale Oracabessa Bay in Jamaica dove costruì anni dopo la sua residenza privata, cui diede lo stesso nome dell’operazione militare: Golden Eye. Qui scrisse Casino Royale e gli altri 13 romanzi su James Bond.

La residenza, tuttora considerata uno straordinario esempio anzitempo di architettura funzionale tropicale, fu utilizzata anche come location per i film ispirati alla saga del celeberrimo investigatore. Durante le riprese di Dr. No, il destino di Ian Flaming si intrecciò con quello di Chris Blackwell, già manager della Island Record, l’etichetta musicale che esportò il reggae oltre le coste della Jamaica e che oggi vanta un portfolio artisti che spazia da Bob Marley agli U2. Blackwell, che lavorava come location manager, si innamorò perdutamente della residenza Golden Eye di cui divenne proprietario nel 1976, anni dopo la morte dello scrittore.

In 40 anni la tenuta ha triplicato la sua estensione e oggi si presenta come una sorta di villaggio vacanze composto di ville immerse nel verde e cottage sul mare. Nello stesso comprensorio sorge anche Villa Fleming, la residenza privata dello scrittore che è stata rimodernata e messa a disposizione degli ospiti più esigenti in termini di storytelling. Un luogo dell’anima confezionato in modalità superlusso: il Golden Eye Resort è una specie di paradiso dove spesso si aggira anche l’angelo nero Naomi Campbell.

Parlando di belle donne è necessario spendere due parole su una giovanissima Julia Roberts che prestò il suo volto a Pretty Woman, nell'iconico film che segnò indelebilmente l’immaginario collettivo degli anni ’90.

Il Beverly Wilshire Hotel era l’alcova dove Vivian Ward (Julia Roberts) e Edward Lewis (Richard Gere) consumavano i loro incontri erotico-sentimentali. La sua fama lo precede tuttora, tanto che per celebrare i 25 anni dell’uscita del film, il Wilshire ha organizzato dei soggiorni tematici: un 3-days Pretty Woman Stay con trattamenti beauty, spa e personal shopper per far vivere alle proprie ospiti l’esperienza di sentirsi una Pretty Woman; mentre il film scorre a ripetizione sui televisori al plasma sparsi negli immensi saloni di bellezza dell’albergo.

Hall of fame

Dove c’è odore di VIP c’è appeal. Siamo tutti un po' vittime della seduzione dello star system che vive oltre i propri mezzi e sopra le capacità dei comuni mortali. E se finora abbiamo parlato di alberghi che seducono con i racconti dei personaggi storici che li hanno vissuti, al termine del nostro viaggio immaginario arriviamo nel luogo che è stato il crocevia di tante storie maledette.

Costruito come una copia del medievale Château d’Amboise nella valle della Loira in Francia, lo Chateau Marmont svetta su una collina a nord di Sunset Strip Boulevard. Progettato alla fine degli anni Venti come la prima unità residenziale resistente ai terremoti realizzata a Los Angeles, doveva essere aperto nell'autunno del 1929 ma a causa della crisi economica i proprietari non riuscirono a vendere nessuno degli appartamenti e lo trasformarono in un hotel.

Il risultato è che le stanze sono molto simili a dei mini appartamenti, dotati di camere separate, angolo cucina, balconi e terrazze indipendenti, con spettacolari viste sulla città.

"Se devi finire nei guai, fallo a Chateau Marmont" disse Harry Cohn, il fondatore della Columbia Pictures. Ma nonostante i trascorsi l’hotel gode ancora di ottima salute e vanta prestigiose frequentazioni.

Un destino che in un certo senso ricorda quello del Carlyle Hotel di New York, dove John Fitzgerald Kennedy ha vissuto per 10 anni al piano 34 e dove pare si siano consumati larga parte degli incontri clandestini con Marylin Monroe, che aveva un percorso riservato per non intercettare gli altri ospiti dell’albergo durante le frequenti visite alla suite presidenziale. La Carlyle’s Royal Suite è ancora la stanza più richiesta dell’hotel, quella che gli ospiti chiedono quando hanno voglia di rispettarsi, stando alle parole del general manager. In effetti dormire nello stesso letto occupato da Kennedy, Truman e Micheal Jackson dà un certo brivido.

Lo stesso brivido che ti coglie all'Hotel De Bilderberg a Oosterbeek in Olanda dove, nel 1954, si tenne la prima riunione del Club Bilderberg, think tank dell’ideologia neoliberista, nonché ipotetico capo indiscusso del mondo.

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