Breve storia del longboard, il surf da marciapiede

La prima volta che una tavola da longboard ha fatto la sua apparizione sul grande schermo è stato in I sogni segreti di Walter Mitty, film del 2013 di Ben Stiller. In una delle sequenze centrali, il timido protagonista, interpretato dallo stesso Ben Stiller, durante un'avventurosa ricerca si ritrova catapultato in Islanda. Sotto la minaccia di un’incombente eruzione del vulcano locale, Walter si lancia su un longboard alla volta di uno sperduto paesino. I due minuti della spettacolare sequenza mostrano Stiller che si fascia le mani in maniera rudimentale, con delle pietre per sostituire i guanti d’ordinanza, fondamentali per poter toccare l’asfalto durante le curve, e sfreccia a velocità folle per le tortuose strade dell’isola, sulle note indie di Far Way dei Junip.


Playlist
Davanti a questa incredibile declinazione dello skateboard molti sono saltati sulla sedia, sentendo il cuore battere per l’adrenalina, e più di uno spettatore ha digitato nei motori di ricerca la descrizione di quella tavola fuori misura, in grado di driftare sinuosamente sui nastri di asfalto ricreando sulla strada la magia del surf.

Chad Lamon

Its not the bearings that make the rider fast, its whats in the riders heart that gives him speed.

Surf e longboard: dall'oceano alla strada

Il longboard discende dalla nobile arte del surf ed è fratello dello skateboard. Quando si parla di "longboard skate", ci si trova nel territorio di una sottocultura all'interno di una sottocultura, che si nutre di miti e leggende propri, possiede regole non scritte e comunità che costruiscono i propri riti e modellano il proprio linguaggio.

La tavola lunga nasce negli anni ’50 tra le Hawaii e gli Stati Uniti, per dare la possibilità ai rider delle onde di affrontare i giorni fuori dall'acqua, quando le condizioni meteorologiche non permettono di surfare. Ma è solo negli anni ’70 che l’intuito di Tom Sims, un surfista di Santa Barbara, dà vita al fenomeno del downhill, la discesa spericolata lungo le strade di montagna, una delle discipline con le quali gli atleti ‒ o meglio, i rider ‒ interpretano la pratica di questa tavola dalle caratteristiche singolari.

Per decenni, tavole lunghe e corte si sviluppano parallelamente, scrivendo storie affini ma differenti. Malgrado l’alto tasso di fascinazione intrinseco alla tavola lunga, i limiti tecnici fanno sì che per un lungo periodo il longboard finisca nell'ombra, mentre si afferma lo street skate, protagonista delle evoluzioni negli halfpipe delle piscine vuote di Los Angeles e sui marciapiedi di New York. Solo con l’avvento di materiali innovativi, attorno agli anni ’90, il longboard viene riscoperto: l’immissione sul mercato di truck di precisione e nuove soluzioni regala ai praticanti una precisione nel controllo della tavola e una stabilità in velocità inimmaginabili fino ad allora. Non è un caso che i "Nineties" siano anche gli anni in cui esplode la cultura dello snowboard: finalmente per gli appassionati degli sport da tavola sono disponibili sul mercato strumenti tecnici di ottimo livello, accessibili a chiunque, e la febbre si diffonde.
Contemporaneamente, skateboard e longboard si ritagliano spazi propri, e attorno all’inizio del nuovo Millennio la scena del longboard newyorkese si struttura davvero, grazie anche alla nascita di The Broadway Bomb, una competizione fuorilegge che ne diventa l’evento più rappresentativo. La comunità comincia a crescere con l’arrivo di due produttori come Earthwing e Bustin Boards (primo negozio esclusivo di longboard della città), attirando l’attenzione degli skater di tutto il mondo e diventando un punto di riferimento per i praticanti. Oggi le imprese degli specialisti d’oltreoceano come Kaspar Heinrici, Eric Hovey, i trick del brasiliano Sergio Yuppie o l’incredibile virtuosismo nella dance del parigino Lotfi Lamaali si possono ammirare su YouTube e Vimeo, e i loro protagonisti sono diventati icone per uno stuolo di ragazzi e ragazze.
Superati i confini degli skate park, i rider conquistano le città e si ritrovano durante le critical mass o ad appuntamenti periodici come il Green Skate Day, nato in Canada nel 2007 e pensato per divulgare la cultura della tavola come mezzo per la mobilità alternativa ed ecologica. Da allora, il longboard ha conquistato appassionati a tutte le latitudini e oggi può vantare una federazione internazionale, l’International Downhill Federation, che organizza gare in tutto il mondo, alle quali partecipa anche un nutrito gruppo di atlete, tra cui la campionessa Emily Pross.

Longboard: l'equipaggiamento tecnico

Avvicinarsi al longboard richiede una propensione per gli sport da tavola, uno sprezzo totale nei confronti del rischio di ematomi, sbucciature e abrasioni e una vocazione anarchica. Una volta chiariti i presupposti per cui si desidera mettere il piede sulla tavola, è necessario documentarsi sull'equipaggiamento tecnico. Sì, perché la tavola non è un semplice accessorio ma una parte del rider, qualcosa con cui entrare in simbiosi, e il rapporto che si instaura con essa è simile forse a quello che il musicista intrattiene con il proprio strumento. Il principiante debutta con un equipaggiamento modesto, e solo con l’esperienza e la maturazione di un proprio stile di skating può arrivare a farsi assemblare la tavola perfetta, frutto di prove, studio e tanta strada macinata sotto le ruote.

Costruirsi la propria tavola

Il longboard si distingue dalle più note tavole da street skateboard per la lunghezza del deck, il corpo, che oscilla mediamente tra 38 e 42 pollici (96, 5 e 106,7 cm): può essere di legno, fibra di vetro, carbonio o plastica e possiede caratteristiche di flessibilità specifiche che lo rendono più adatto a un utilizzo in velocità o per le evoluzioni. Le parti di grip e le ruote sono studiate per aumentare la stabilità della tavola, così come i cuscinetti di precisione e i bushing, o gommini, supporti in uretano fondamentali per determinare la sterzata. Le forme variano dai pintail al cruiser, dai nosewalker agli slalomboard, ma la vera differenza la fanno i truck, i supporti dove vengono montate le ruote. Senza entrare in tecnicismi, bisogna sapere che esistono differenti configurazioni per i carrelli che determinano assetto e comportamento della tavola.
Ogni tavola quindi sarà differente dalle altre e un longboarder, per ottenere dei buoni risultati, deve dotarsi di un mezzo customizzato non solo sulle proprie caratteristiche fisiche (peso, altezza, stile di skating), ma anche pensato per il tipo di performance che andrà a eseguire. Oltre, naturalmente, a scegliere una tavola che abbia stile: nella longboard culture l’estetica non ha certo un ruolo trascurabile. L’abbigliamento, così come la tipologia di deck e la grafica che lo caratterizza, sono considerate forme espressive a tutti gli effetti, e contribuiscono a creare un linguaggio visivo e a delineare una cornice che definisce l’universo dello skateboarding.

I praticanti indossano inoltre le protezioni, necessarie a limitare i danni durante il riding: ginocchiere, gomitiere, tute di protezione per la velocità, a cui si aggiungono il caschetto e i guanti in teflon muniti di saponette simili a quelle in dotazione nelle tute da motociclismo. I guanti sono funzionali alla protezione delle mani ma permettono anche di eseguire le "carezze" all'asfalto che accompagnano trick e slide, nelle quali l’atleta fa scivolare la tavola perpendicolarmente alla direzione di marcia per ottenere un effetto di frenata, utile soprattutto a controllare la velocità durante le discese a rotta di collo.

A halfpipe is good. A 45 degree hill is better

Le discipline del longboard

Il longboard è nato essenzialmente per offrire il brivido della velocità, soprattutto nella dimensione del downhill/freeride, quando si divorano le colline sfrecciando nel vento. Ma all'interno di questo universo esistono anche altre discipline in cui coordinazione, equilibrio e tecnica sono preponderanti: è il caso del carving o cruising, ovvero il semplice spostamento utilizzando la tavola come mezzo di trasporto, in genere in spazi urbani. Nella versione estrema, il carving diventa slalom, dove l’abilità del rider viene messa a dura prova da un percorso in velocità tra i birilli. C’è poi il technical sliding, dove il controllo della velocità e i trick sono lo scopo principale, e le tavole vengono stressate in continui slide e early grab. E c’è il pumping, che consiste nel compiere movimenti ondulatori per eseguire curve sincopate, in modo che il corpo imprima da solo la spinta necessaria a far muovere la tavola. Ci sono infine il dancing e il freestyle: il primo consiste nel muoversi con i piedi sopra la tavola, eseguendo veri e propri passi di danza, mentre il secondo prevede trick simili a quelli dello skateboard e altri più specifici, come alcuni grab trick spettacolari resi possibili dalla specifica lunghezza della tavola.
Forse però l’essenza del longboard, la sua espressione più pura rimane il downhill, concettualmente molto più vicino al surf, con lunghe rideate caratterizzate da movimenti armoniosi e planate degne di uccelli, dove le slide sono limitate all'approccio delle curve (come accade nelle Stand Up Toeside) e il resto è dinamica pura e velocità inebriante. Nel downhill gli atleti arrivano a circa 70 km orari, con punte record di oltre 110 nelle gare sportive, nelle quali sono previsti tre stili di discesa: longskate downhill, in cui l’atleta gareggia in piedi, la classic luge, nella quale è seduto, e la street luge, dove è supino, posizione che rende la disciplina molto simile allo slittino e piuttosto folle (data la posizione del conducente, il controllo del mezzo è limitato e la frenata viene effettuata in modo piuttosto rozzo, ovvero strisciando le suole delle scarpe sull'asfalto).

Qualunque sia il livello o lo stile che si sceglie, la tavola rimane un’attività fondamentalmente libera e democratica e ogni momento è buono per praticare. E poco importa se non si hanno a disposizione la Lakefront Trail di Chicago, 29 km di splendido tracciato, Prospect Park, un mito di Brooklyn, o i passi delle montagne vulcaniche di Oahu, alle Hawaii: parte del piacere del longboard risiede anche nello scoprire nuove piste, trovare colline da cui lanciarsi e battezzare nuove strade: "We dont do half-pipes, we bomb hills".

La cultura del longboard

Quando si parla di longboard e skateboard, prima della componente agonistica si deve considerare l’elemento stilistico. La tavola, lunga o corta che sia, è prima di tutto una sottocultura, e in essa convivono tanti elementi differenti che contribuiscono a renderla più vicina a una filosofia di vita che a uno sport. Gli stili e le attitudini dello skateboarding si sono evoluti nel corso degli anni, modificandosi da città a città, e oggi ogni scena è strettamente legata all'interpretazione dello spazio e al carattere dei luoghi in cui la disciplina viene praticata. I longboarder di New York, per esempio, hanno coniato l’espressione "Push Culture", che si riferiva a una comunità e a uno stile piuttosto aggressivo e veloce di utilizzo della tavola, un modo frontale di approcciarsi alla città. New York è un agglomerato urbano piena di ostacoli e complessità, ma proprio in virtù di questa articolazione rappresenta per chiunque ami lo skate un vero e proprio parco giochi, uno spazio sfidante e metamorfico.
Le stesse tavole del longboarder newyorkesi sono state radicalmente modificate e adattate alle esigenze di performance urbane, optando per gomme più grandi e setting che consentono una maggiore agilità di pattinaggio nel traffico caotico rispetto agli assetti californiani, dove le lunghe distese di asfalto e le colline consentono un approccio più "surfistico" alla disciplina. L’espressione "Push Culture" si è poi evoluta e oggi indica più genericamente la cultura dello skate.

Tricks get applause, style gets respect

Anche l’Europa e l’Italia, negli ultimi anni, sono state contagiate dalla febbre della tavola lunga e non mancano praticanti che scelgono spot mozzafiato sugli Appennini o sulle Dolomiti, scenari che d’inverno diventano territori da snowboard e che non hanno nulla da invidiare ai panorami statunitensi. I centri metropolitani come Milano oggi hanno crew solide e radicate e i praticanti sono in continua crescita.

Tavole di carta, tavole di celluloide

C’è un’epica e c’è una letteratura della tavola, come ben sanno i rider che hanno incarnato lo spirito della controcultura americana, cavalcando un sogno di libertà intriso di individualismo, forgiato a colpi di onde e musica. Un’epica che inizia con Un mercoledì da leoni, pietra miliare del cinema degli anni ’70 firmato da John Milius (appassionato e abile surfista), passa per Tutto per una ragazza di Nick Hornby (2007) e arriva a Giorni selvaggi. Una vita sulle onde di William Finnegan, premio Pulitzer 2016. Se il surf è stato lo sport che, più di tutti, ha saputo fare propri i valori di quell'America libertaria, votata al culto del corpo, misticamente legata all'epica della wilderness, lo skate ne ha rappresentato l’evoluzione urbana, una storia per certi versi più dura, cementata negli spazi urbani delle metropoli americane degli anni ’70, ’80 e ’90, legata alla necessità di appropriarsi e dominare territori conflittuali attraverso la relazione con la crew, che è come e più di una famiglia.
Esistono storie che narrano con realismo e poesia l’America urbana vista da sopra una tavola, come Dogtown and Z-Boys (2001), documentario del grande skater Stacy Peralta, Lords of Dogtown (2005) di Catherine Hardwicke e lo splendido Paranoid Park, film girato nel 2007 Gus Van Sant, che racconta un’adolescenza dolente attraverso gli occhi dei giovani skater di Portland.
In questo senso, il longboard skate è una forma ibrida, una disciplina che salda il rapporto tra spazi naturali e metropolitani, la sintesi perfetta tra due attitudini differenti, in grado di coniugare l’idea di una mobilità leggera, sostenibile, divertente a una ricerca estetica in continua evoluzione. Ad oggi, manca ancora un’opera che celebri pienamente il fascino di questa disciplina, fatti salvi brevi documentari e videoclip, tra cui Dark Necessities dei Red Hot Chili Peppers, protagoniste un gruppo di ragazze longboarder. Per il momento, la tavola lunga vive ancora di web e passaparola, in attesa di qualcuno che ne canti le gesta e la bellezza.

/related post

Allenamento a casa in streaming

La vera potenzialità della tecnologia applicata al mondo dello sport sta nella possibilità di svol...

Il sito utilizza cookie tecnici propri, cookie analitici di terze parti anonimizzati, e cookie di terze parti che potrebbero profilare: accedendo a qualunque elemento/area del sito al di fuori di questo banner, acconsenti a ricevere i cookie. Se vuoi saperne di più o negare il consenso ai cookie, clicca qui. OK