Tra la testa e il cuore dei piloti di Formula 1

Spesso considerati a sproposito come degli sportivi di serie B, i piloti di Formula 1 subiscono sollecitazioni fisiche e mentali elevatissime. È per questo che il loro modo di allenarsi è cambiato negli anni, fino a diventare una parte integrante del loro lavoro. Un aspetto fondamentale per riuscire a mantenere la massima concentrazione in gara e per ottenere, così, i migliori risultati
Piaghe sulle mani, disturbi nervosi. Esausto.
Ayrton Senna abbinava all’efficienza del proprio, magnifico talento, una condizione fisica precaria. Segnata soprattutto dall’enorme dispendio di energie nervose durante la gara. Fu Nuno Cobra, preparatore atletico, votato come Ayrton verso una profonda spiritualità (entrambi legati alla Chiesa Evangelica) a cambiare modi e metodi, abbinando ad un allenamento atletico più moderno, training autogeno, meditazione, yoga.
Vale a dire, riduzione dello stress mentale a vantaggio della prestazione.
E’ questo il tema, il punto centrale attorno al quale si muovono i piloti da Grand Prix.
I quali, nel frattempo, hanno avuto a che fare con una serie di evoluzioni tecniche rilevanti. Stiamo parlando di una tipologia di atleta anomala. Di uomini la cui prestazione viene spesso mascherata dal rendimento della macchina.
Di campioni sottoposti a sollecitazioni particolari, diverse tra loro, per tempi lunghi.
allenamento mirato technogym

La cultura della preparazione atletica in Formula 1

Da un regime di autarchia assoluta, durato sino agli anni Ottanta – piloti dedicati in modo dilettantesco alla cura del fisico – siamo passati ad un atteggiamento più professionale, in concomitanza con l’aumento delle potenze da era-Turbo, gare senza cambi gomme e, successivamente, rifornimenti di carburante in corsa. Il tutto reso più complicato da vetture sempre più sottomesse ai dettami dell’aerodinamica, con abitacoli angusti, volanti ridotti (25-26 cm di diametro) sprovvisti di idroguida. Abbastanza da richiedere sforzi fisici notevoli. Una evidenza che ha portato verso l’utilizzo sempre più frequente ed evoluto della palestra.

Mika Hakkinen e Michael Schumacher

Tutti ricordiamo la cura che riservava Michael Schumacher al proprio corpo (con tanto di palestra mobile al seguito): un atteggiamento simile a quello di moltissimi colleghi. Braccia e collo, in particolare, come strumenti fondamentali dell’azione, da accudire mediante sedute e attrezzi specifici.
Scopo: mantenere un rendimento adeguato alle sollecitazioni richieste.
Che erano e sono da considerare come parti diverse di un weekend. Un giro da qualifica, ad esempio, richiede una sorta di picco agonistico sia al pilota sia alla macchina, per una scansione ridotta, mentre una corsa di circa due ore necessita di un approccio e quindi di un atteggiamento di altro genere. Sorretto, va aggiunto, oggi, da poggiatesta più consoni, da protezioni che riducono ad esempio l’affaticamento della muscolatura che più supporta sollecitazioni da Forza G.

Il problema di Senna era focalizzato sulle energie disperse. La forza impressa sulle mani che stringono il volante, ad esempio. Per non parlare delle energie sottratte, diciamo così, da un particolare forcing cerebrale. In questo senso i passi compiuti sono notevolissimi.

Brooklands circuit 1939
Riccardo Ceccarelli è il medico che più di ogni altro ha dedicato la propria vita allo studio del pilota da corsa. La sua Formula Medicine di Viareggio ha trattato in questi anni circa 75 professionisti della velocità.
Elaborando una serie ormai articolata e approfondita di studi:

Abbiamo registrato frequenze cardiache medie anche di 184 battiti per due ore di sforzo. Un dato spaventoso. Che ci ha spinti verso una preparazione focalizzata sulla distanza, per un verso, convincendo i piloti ad utilizzare bicicletta, corsa, canoa per periodi prolungati, allo scopo di aumentare la cilindrata del cuore. Intendendo un cuore che pompi benzina riducendo il consumo, un po’ come accade per i motori.

Non a caso Jarno Trulli e quindi Mark Webber e Fernando Alonso, hanno scelto precocemente la bicicletta e il triathlon come pratiche costanti della preparazione. Maggior resistenza per sostenere meglio lo sforzo prolungato di un Gran Premio. Una attività utile ma non sufficiente.
Già, perché un conto è percorrere un itinerario per un tempo X con una certa facilità; un altro è affrontare un percorso identico sospeso nel vuoto a duecento metri da terra.
Dove le tensioni da sport estremo possono determinare errori indipendenti dalla forma fisica. Ceccarelli, sul tema non ha più dubbi:

"Ci occupiamo da tempo del cervello dei piloti. Della sua economia e dell’economia che dal cervello dipende. Lavorando in collaborazione con gli psicologi sui tratti della personalità di ogni particolare soggetto. Il quale subisce una serie di disturbi. Ansia, emotività, preoccupazioni connesse al rapporto con la squadra, alla propria famiglia. Tutto ciò che ostruisce un atteggiamento psicologicamente adeguato per fare in modo che entri in macchina con una mente libera, pulita e quindi lontano dalla gamma di tensioni muscolari che vanno ad incidere sul rendimento muscolare."

Kimi Raikkonen mente

Dunque, ci occupiamo dei tratti della personalità. Abbinando ad un lavoro individuale un lavoro di gruppo. Piloti a confronto per prove di coordinazione, reattività e focalizzazione, al fine di ottenere dati utili sotto stress.

Come seguire i piloti

Ogni campione è assistito ormai dal proprio preparatore atletico, da un fisioterapista: sono professionisti dedicati al mantenimento costante di una forma perfetta, abbinata ad una alimentazione evoluta. Palestra, ancora, sempre. Con una serie di attività svolte periodicamente allo scopo di contenere i disturbi mentali, esaminati con l’ausilio di sensori, di risonanze magnetiche e di dati comportamentali così evidenti da indurre vere e proprie trasformazioni nell'approccio alla professione.
Se da una parte i tratti della personalità citati dal dottor Ceccarelli sono ormai utilizzati per valutare i giovanissimi talenti; ogni star della velocità ha imparato a curare in permanenza la propria zona d’ombra, al pari della luce emanata dal talento.

Il mix ideale: quello che somma la formidabile vocazione all’agonismo di campioni come Schumacher o Fernando Alonso (entrambi in perenne sfida, con chiunque), al distacco che mostra Kimi Raikkonen, il cui corpo segnala raramente una tensione particolare. In questo senso, il campione per eccellenza è Robert Kubica, pilota polacco vittima di un gravissimo incidente guidando una vettura da rally nel 2011: "Kubica ha offerto la più strepitosa gamma di dati mai vista. Lavorare su di lui non aveva senso: era già pronto, per caratteristiche proprie".

Louis Hamilton
Al contrario, la storia motoristica è segnata da molti casi di ragazzi dotatissimi ma rallentati, se così si può dire, dalla propria sensibilità, dall'incapacità, appunto, di eliminare stress intimi e profondi nel momento della prestazione.
Del resto e ad esempio, la vita di un pilota che guida una Ferrari è molto diversa da quella di un collega occupato in un altro team.

Quando sei al centro della scena, le pressioni, le responsabilità, la percezione di lavorare con chi, a sua volta, subisce uno stress particolare, si fanno enormi, qualche volta imparabili.

C’è poi un altro tema nascosto ma rilevante. Un campionato del Mondo dura da marzo a novembre. E’ praticamente impossibile che l’atleta-pilota mantenga lo stesso livello di forma per dieci mesi farciti di impegni e di complicazioni agonistiche. E diventa difficile avvertire un calo, vista la quantità di fattori in gioco, compresi quelli tecnici che scandiscono il rendimento di una monoposto.

Dietro ogni errore, ogni risultato critico, c’è sempre uno scenario talmente composito da impedire una analisi mirata sul comportamento di chi guida.

sainz
Errori in formula uno
Così, abbiamo piloti in piena e completa efficienza nascosti da una prestazione mediocre della propria macchina, ma anche piloti in affanno, premiati da una macchina di prim'ordine. La verità è nota solo a loro, e solo ciascuno di loro può compiere un percorso di analisi del rendimento, per correre ai ripari. Il che significa intensificare o ridurre una pratica atletica così come lavorare di più e meglio sull’analisi del sé. In fin dei conti il lavoro compiuto alla fine degli anni Ottanta da Nuno Cobra con Ayrton Senna vale come buon esempio ancora oggi, pur considerando le enormi evoluzioni portate dall’esperienza e da strumenti allora inesistenti.

E’ l’allenamento mentale a generare una prima, sostanziale, accelerazione. Sottrazione di sforzo psichico per migliorare lo sforzo fisico. Comunque enorme, circondato da rischi spaventosi persino per uomini abituati ad accoglierli, a frequentarli metro dopo metro.

Robert Kubica
Il sito utilizza cookie tecnici propri, cookie analitici di terze parti anonimizzati, e cookie di terze parti che potrebbero profilare: accedendo a qualunque elemento/area del sito al di fuori di questo banner, acconsenti a ricevere i cookie. Se vuoi saperne di più o negare il consenso ai cookie, clicca qui. OK