Correggere senza esagerare. La parola agli istruttori

Una delle perle del buon istruttore è che nel correggere un esercizio è molto importante iniziare con un approccio neutro. Questo probabilmente non stupirà molti, perché non solo non a tutti piace essere corretti, ma anche perché la correzione è sempre percepita in maniera soggettiva e contestuale.
Correggere qualcuno può infatti risultare in un’esperienza poco piacevole sia per chi viene corretto che per chi corregge. Il termine stesso correggere sicuramente rievoca nella mente di molti memorie di banchi di scuola, di imbarazzi e di sconforti. Ed in effetti l’approccio soggettivo alla correzione parte con l’infanzia e si fortifica durante l’adolescenza.
Concorrono all'interpretazione della correzione tutti gli adulti con i quali si è interagito nei diversi ambiti familiari, scolastici e sportivi frequentati. L’interazione stessa tra i differenti soggetti adulti che si confrontano sulla correzione del figlio/alunno rende ancora più unica ogni esperienza di correzione. Tutte queste esperienze creano la percezione soggettiva che ognuno ha della correzione di sé e degli altri.
Vivranno le correzioni come momento di frustrazione e fallimento coloro che, sia fuori che dentro casa, ricevono solo le conseguenze negative di un errore (rimproveri, emarginazione, derisione, sfiducia), mentre le vivranno con massimo slancio coloro che, sia fuori che dentro casa, vengono guidati nella scoperta delle conseguenze positive a cui può portare l’errore, con un approccio orientato non solo alle cause che hanno portato allo sbaglio ma anche al miglioramento.

L’importanza del primo istante

In un rapporto istruttore-cliente l’obiettivo è sempre quello di migliorare la performance del cliente: è bene quindi dapprima sondare il terreno e capire che tipo di soggetto si ha di fronte, in modo da riuscire a correggerlo assecondando il suo personale approccio alla correzione.
Spesso è il primo istante o l’approccio iniziale a mettere in soggezione gli istruttori, soprattutto quelli che sorvegliano la sala attrezzi e hanno il compito di interagire con persone per lo più concentrate nell'esecuzione dell’esercizio o isolate dalla musica che ascoltano dagli auricolari. In realtà l’approccio è molto più semplice di quanto si creda.

Per correggere ci vuole il giusto approccio

Un ottimo metodo di approcciare le persone è quello di simpatizzare porgendo loro qualche domanda, così da ottenere un livello di confidenza tale da correggerle. Questo preludio alla correzione è un ottimo metodo per rompere il ghiaccio, ed evita all'istruttore di trasferire sull'allievo preconcetti personali relativi all'atto del correggere. Successivamente, basterà tenere a mente la reazione dell’interlocutore ed agire sempre di conseguenza.
Una volta ottenuta l’attenzione dell’interlocutore, è meglio accertarsi del motivo e degli obiettivi che spingono l’iscritto a svolgere quell'esercizio in quel modo, prima di partire in quarta con la correzione. Ciò permette di valutare se il gesto tecnico scorretto sia voluto o sia invece inconsapevole.
Se lo svolgimento dell’esercizio scorretto fosse in realtà percepito dell’utente come corretto e utile, bisogna fare attenzione nel modificare e correggere questa convinzione. Specialmente nel caso di coloro che non hanno una lunga esperienza di fitness alle spalle, tipologie di allenamento funzionale inizialmente guidate da un istruttore sono fondamentali nella correzione dei gesti tecnici.
L’approccio migliore prevede un’introduzione gratificante, alla quale far seguire una domanda per comprendere motivi ed obiettivi, per potere infine procedere con il consiglio per migliorare l’esercizio e renderlo ancora più efficace.
Consigliare, piuttosto che correggere, è la chiave di accesso. Se una correzione può essere male accettata, un consiglio è invece sempre ben accettoIn questo modo non si contrasta, bensì si potenzia il proprio messaggio.
Specialmente di fronte ad una persona convinta di conoscere tutto o quasi sull'allenamento, è importante non mettersi in competizione prevaricando il cliente e correggendolo, ma piuttosto di dimostrare rispetto ed ammirazione per le conoscenze dell’interlocutore per poi aggiungere qualche suggerimento.

La dinamica dell’istruttore di gruppo

La correzione, però, non riguarda solo l’istruttore che lavora in sala attrezzi, ma anche (e soprattutto) quello che svolge corsi collettivi, abbiano essi la coreografia di un allenamento a circuito o la staticità di una classe spinning.
In questo caso ci si trova di fronte ad un gruppo, a volte molto eterogeneo in termini di età ed atletismo. È importante che l’insegnante sappia relazionarsi con ogni partecipante nel modo più adeguato. Una volta che l’esercizio o la coreografia sono stati impostati, è molto bello vedere l’istruttore muoversi per la sala per controllare, correggere e migliorare le singole esecuzioni. L’importante è sempre che, anche in questo caso, in ogni correzione ci sia sempre un pizzico di gratificazione: ad esempio un “bravo” oppure un “ok”, a prescindere che il movimento sia svolto perfettamente o meno, motivano l’allievo e lo rendono più aperto ai consigli dell’istruttore.
Infatti, un buon insegnante sa riconoscere il grado di difficoltà percepito dal singolo allievo e per questo capirà quanto fondamentale sia gratificarlo. Per esempio, anche solo dire “Va meglio”, scatena in chi l’ascolta una potente sensazione positiva e motivante, che lascia intendere all'allievo la sua progressione nel percorso atletico ed il suo allontanamento dal punto di partenza. Una sensazione di questo tipo, se combinata ad un supporto di monitoraggio visivo, può spronare l’allievo più facilmente a continuare l’allenamento ed a mantenere la frequenza costante.
E proprio questo dovrebbe essere l’obiettivo di ogni correzione: motivare la persona a continuare il suo percorso di miglioramento, rinnovando la sua sfida quotidiana facendola focalizzare sempre più sui progressi raggiunti rispetto a cosa ancora non vada bene.

La gratificazione è amica della correzione

Fondamentale, quindi, è concludere sempre ogni correzione con una nuova apertura verso il futuro, creando nuove aspettative ed obiettivi per il prossimo allenamento. Creare un senso di anticipazione stimolerà il cliente a personalizzare sempre di più il suo piano di allenamenti, fidelizzandolo al proprio trainer ed alla propria palestra. In quest'ottica, è giusto domandarsi: che potenza hanno il consiglio e la gratificazione, soprattutto se pronunciate da un istruttore che vuole proporsi come Personal Trainer?
Infine, cambiando il proprio punto di vista ed immedesimandosi nell'allievo stravolgono l’approccio alla correzione, trasformando ciò che potrebbe essere un momento critico in un’incredibile opportunità. Provare per credere!

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