Adriano Malori: correre contro il tempo

Il tempo è la dimensione nella quale si concepisce e si misura il trascorrere degli eventi: se quello percepito è  relativo e dipende dagli stati d’animo (a volte è un attimo, altre  volte sembra durare un’eternità), quello fisico è misurabile e rappresenta la distanza fra gli eventi.
Se lo pensiamo come fattore essenziale nella vita di tutti i giorni, la mancanza di tempo è una delle condizioni umane più frustranti e purtroppo normali dei tempi recenti, ma se lo adottiamo come parametro nella riuscita o meno in uno sport, aver la meglio sul tempo e sugli avversari nelle gare cronometrate è sempre sinonimo di vittoria.

Perseverare nell'allenamento

Tutte armi che Adriano Malori, 30 anni compiuti a gennaio, uno dei più grandi specialisti delle corse a cronometro italiani di tutti i tempi, due volte campione europeo U23, due volte campione italiano a cronometro, vicecampione del mondo a Richmond nel 2015, ha mostrato di possedere durante la sua carriera da professionista. Ed è proprio la determinazione di cui sopra che lo ha spinto ad andare avanti nei momenti difficili quando era pro,  la stessa che oggi predica con constanza, umiltà e passione agli atleti che allena.
Sì perché oggi Malo è un coach, spinge gli altri a migliorarsi, a superare i propri limiti e ovviamente a sconfiggere il tempo, con metodo e dedizione.
“Mi è sempre piaciuto fare quello che faccio, ed essere diventato MYCYCLING Coach è per me un grande motivo di orgoglio”, racconta in una chiacchierata  telefonica a Technogym Newsoom a pochi giorni di distanza dalla partenza della Nove Colli Selle Italia dove sarà presente al nostro stand per far testare di persona, a chi lo vorrà, le meraviglie dell’allenamento su questo eccezionale smart trainer. “E’ il prodotto col feeling più simile al training in strada che esista sul mercato”. MYCYCLING è anche app, dove in qualsiasi momento il tuo preparatore atletico misurerà i tuoi risultati, valuterà i tuoi progressi attraverso l'app e potrà modificare in tempo reale il tuo programma di allenamento.
Quando sei stato un bici la prima volta è stato subito un colpo di fulmine?
Ho iniziato per gioco, come tutti i bambini che iniziano in bici. La storia che  sanno tutti è che l’ortolano del mio paese aveva bisogno di me per fare numero e completare la squadra ed ha chiesto ai mei genitori se avessi ricominciato in bici perché la stagione stava ripartendo. Ho detto perché no, proviamoci. Già dai primi allenamenti mi piaceva molto. Alla mia prima gara in assoluto arrivai secondo, era il 1995.

Alla fine di ogni anno mi chiedevo se continuare o meno, ma alla  fine continuavo sempre. Arrivato agli allievi capii che quella era la mia strada.

E’ stata una passione che hai scoperto un po’ per volta.
Inquadro il mio primo vero successo da Juniores nella Lugo San Marino del 2003 che ai tempi era la gara più imporante per gli allievi, la più lunga d’Italia per la categoria, ed è forse quello il ricordo più bello e l’evento più significativo della mia carriera ciclistica ai tempi.
Poi vincesti l’europeo ad Arona, in Italia, a Sofia l’argento.
Conta moltissimo l’allenamento mentale, il mental coaching, la componente di testa pesa fra il 60 e l’80 per cento. Serve sempre la forza di reagire alle avversità da soli, nella crono non puoi chiedere il cambio a nessuno. Devi essere disposto fisicamente e quindi mentalmente.
Cosa significa per te essere coach oggi? E’ un modo di pensare, un modo di vivere o è una sensibilità che si sviluppa giorno dopo giorno?
Per me è semplicemente aiutare le altre persone a sentirsi meglio. Quando un cliente mi dice che è migliorato e va oltre ai suoi limiti, io sono felice.  Era quello che provavo io quando miglioravo, quando mi avvicinavo ai risultati, e la stessa sensazione voglio semplicemente passarla ad altri. Quando un cliente mi dice che non era mai riuscito ad andare così tanto forte o ha fatto un record in salita, oppure è riuscito ad arrivare sul podio, sono tante piccole soddisfazioni che ne fanno una grande.

Effettivamente non ho la base di studi che hanno altri preparatori, ma il mio lato pratico e la mia esperienza in pista sta avendo grande successo perché credo che alla fine serva molto. Ed è esattamente quello che la gente vuole.

Come fai a conciliare la programmazione delle attività con la scarsità del tempo a disposizione?
Chi mi cerca è gente comune, che lavora. La prima domanda che faccio al primo appuntamento col cliente è quante ore puoi allenarti al giorno? Io baso ovviamente il mio metodo di lavoro sul tempo a disposizione: ci sono clienti per esempio che non riescono ad uscire in bici d’inverno perché fa buio presto o fa freddo. Molti clienti sono riuscito a farli migliorare proprio perché, non avendo tempo, andavano sul rullo.
Che rapporto hanno gli amatori col rullo e gli smart trainer?
Per un amatore il rullo è fondamentale. Quasi tutti non possono uscire su strada, quindi è fondamentale. Il trucco per riuscire a fare un allenamento è dare programmi molto variati ad intensità e cadenze che variano molto. Non faccio fare mai più slot di allenamento di pochi minuti, poi faccio in modo che l'allenato pensi già allo stadio successivo dell’allenamento, a come devono impostare l'esercizio. In questo modo nessuno si accorge del tempo che passa, così il tempo passa più in fretta. Cerco di unire allenamento e divertimento, perché a volte i rulli sono considerati noiosi.
La determinazione: come la trovi dentro te stesso e come fai a farla passare agli altri? Quanto ha pesato nella tua crescita professionale?
Io ero determinato perché sostanzialmente gareggiare era la mia vita e la mia passione, veniva da sé. La determinazione negli amatori o viene da sola o non puoi forzarla. Se un cliente mi dice  “oggi non esco perché sono stanco, perché ieri invece di otto ore di lavoro ne ho fatte undici" non posso obbligarlo ad uscire o a dirgli fuori le palle, sali in bici. Contano moltissimo i fattori ambientali e di vita, a livello amatoriale, e bisogna tenere conto di quello che si è fatto nel resto della giornata. L’ultima parola spetta sempre al ciclista.
Qual è il vero plus di MyCycling per l’allenamento di tutti i giorni?
Il vero plus è la pianificazione dell’allenamento indoor.  Lo sbaglio che molti miei clienti fanno è che quando vedono che fuori piove, salgono sui rulli, tipo un’ora, magari davanti a un film o a Netflix e pensano di aver già concluso: a mio parere non è quella la maniera corretta  di allenarsi indoor. MYCYCLING ti offre un’interfaccia attiva con l’allenatore anche quando sei sui rulli, che interviene al momento per correggerti o supportarti. Rispetto al rullo normale poi ti offre un realismo di pedalata che rasenta l’effetto strada.
Conta l’allenamento ma conta molto anche la genetica. Se dovessi dare delle percentuali?
La genetica dà sicuramente una grossa mano, ma con un allenamento si arriva molto più vicino a quelli che sono gli effetti della genetica. Ad esempio, un atleta con una genetica ottima che si allena così così e un atleta con una genetica mediocre che si allena come dio comanda otterrnanno gli stessi risultati. Il mondo di oggi conosce tanti strumenti, con le mille diavolerie che ci sono anche l’atleta medio può avvicinarsi a chi ha una genetica vincente. In generale, i muscoli di chi ha la genetica hanno un’altra risposta, più efficace e veloce.
A livello di attitudine personale, qualcuno ti ha mai scoraggiato ad intraprendere la tua carriera da ciclista professionista?
C’era tanta gente che non credeva che con le cronometro avrei costruito una carriera professionista. Mi dicevano devi migliorare in salita, devi migliorare nelle corse a tappe (dove ci sono anche le cronometro, ndr). Invece ho dimostrato che con le cronometro si può arrivare molto avanti. A onor del vero, nei miei anni migliori ho avuto un po’ di sfiga ad incrociare in strada atleti come Cancellara, Wiggins o Tony Martin. Ad ogni ragazzo che, come me, pensava di puntare alla cronometro per ottenere il successo, gli davano del povero pazzo. Quindi mi dicevano di prendere un'altra direzione, ho continuato e qualcosa di sicuro ho raccolto.

Mi dicevano "devi migliorare in salita, devi migliorare nelle corse a tappe". Invece ho dimostrato che con le cronometro si può arrivare molto avanti.

Quali sono gli alimenti più efficaci per ottenere una performance?
Un grosso miglioramento l’ho avuto quando ho smesso di mangiare pasta ed  ho iniziato col riso. Il riso ti dà il giusto apporto di carboidrati, come ti dà la pasta, ma senza il picco glicemico del carboidrato. E’ un consiglio generale a tutti coloro che vogliano fare sport.
Nella tua testa cosa scatta quando sei in momento difficile mentre sei in bici?
E’ una cosa molto personale farlo agli altri. E’ una domanda molto aperta. Io per caricarmi prima di una cronometro o nei momenti difficili pensavo a tutte le cose che mi hanno fatto arrabbiare di più nel’ultimo anno, così riuscivo a stillare quelle due gocce di adrenalina che mi permettevano di fare la differenza.

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