E allora muoviti, muoviti (ma con la musica)

Di recente abbiamo avuto modo di osservare come uno dei concetti su cui la filosofia si è maggiormente arrovellata, nel corso della storia, sia quello del movimento. Tutto, in questo universo, è soggetto ad una continua evoluzione, che ha a che fare tanto con l’aspetto formale di ciò che lo compone, quanto con l’essenza di ogni cosa. Dai pianeti, alle cellule, dalle stelle, ai nostri sentimenti, tutto si muove, letteralmente, e tutto muta, cambia, si disgrega e si riforma. Una vivacità di cui ci è resa testimonianza, come abbiamo visto, in prima battuta dalle arti, e il cui divenire è percepito, ancora, in maniera differente da chi viva in quello stato di trance che la psicologia indica come flow. Particolarmente legata al concetto di movimento è, da ultimo, la musica. A esso viene fatto ricorso per indicare ciascuna sezione di una forma musicale, ma anche il tempo, la struttura della composizione, il numero delle parti in cui essa è strutturata, il carattere della sua interpretazione, lo strumento di destinazione e infine la tonalità della musica stessa. Ed è in base ai diversi tipi di movimento che una musica può trasmetterci una sensazione di aggressività - «Io non posso ascoltare troppo Wagner, lo sai. Già sento l’impulso a occupare la Polonia!» dice Woody Allen in Misterioso omicidio a Manhattan - o di pace, o spingerci perfino a migliorare le nostre performance in ambito sportivo.

Arie classiche

Un interessante studio sull’ascolto della musica classica associata al fitness è stato condotto da un neuro scienziato britannico, il Dr. Lewis-Hodgson, che è riuscito a dimostrare come il suo ascolto sia in grado di allineare perfettamente il battito cardiaco ai movimenti eseguiti. Lo stesso ricercatore, negli anni è riuscito a dimostrare come l’ascolto di alcuni brani possa ridurre lo stress addirittura del 65%.

Il Dr. Lewis-Hodgson, assieme allo staff di Mindlab (un centro di ricerca con sede a Brighton, nel Regno Unito), ha creato una playlist di dieci canzoni, in cui, ad ogni brano, è associata una specifica frequenza cardiaca e quindi uno specifico allenamento. Si è scoperto, ad esempio, che la già citata Sinfonia numero 4 di Beethoven porta il nostro cuore a stabilizzarsi attorno alla soglia dei 140 battiti per minuto, rendendola, quindi, perfetta per le fasi di riscaldamento.

La playlist delle 10 canzoni più rilassanti del mondo secondo l'istituto Mindlab.

Music boosting, music doping

Secondo lo psicologo Costas Karageorghis, ricercatore presso la Brunel University di Londra e autore del saggio Psychophysical Effects of Music in Sport and Exercise: An Update on Theory, Research and Application, esistono tre aspetti di una traccia musicale in grado di influenzare l’ascoltatore durante l’allenamento.

1. Il primo di essi è il ritmo, poiché il nostro corpo si adatta a quello del brano che stiamo ascoltando (specie con riguardo al tempo e alla velocità dei nostri movimenti);
2. Il secondo è la musicalità, in quanto combinazione di note e melodia;
3. Infine, vi sono le associazioni extra musicali, ossia tutto ciò che la musica ascoltata è capace di evocare nell’ascoltatore.

Fare sport con la musica conviene per la maggiore facilità con cui è possibile ottenenere risultati attraverso l'ascolto dei brani più adatti alla propria tipologia di attività.
Di notevole importanza, secondo Karageorghis, è, poi, l’impatto culturale che la diffusione di un genere musicale, in relazione ad un determinato sport, è capace di provocare. Per il ricercatore della Brunel University, la musica può:

1. attivare stati mentali positivi;
2. ridurre sensazioni negative - come la tensione e la tristezza;
3.modificare la percezione della fatica, rendendo apparentemente più brevi degli sforzi molto prolungati.

Secondo Karageorghis la musica contribuirebbe a diminuire problematiche come il bruciore alle gambe (nel caso della corsa), una eccessiva frequenza cardiaca e la produzione di acido lattico, riducendo, in definitiva, la sensazione di affaticamento in una percentuale stimabile attorno al 10%.
Non a caso, dal 2007, la Maratona di New York ha proibito l’ascolto di musica durante la corsa, considerata alla stregua di una vera e propria sostanza dopante.

App for fitness

Negli anni, anche la tecnologia si è evoluta a favore di queste teorie. È così che diverse applicazioni per il cellulare consentono, oggi, di allenarsi ascoltando la musica che si preferisce; il principio di queste app è lo stesso per tutte: si creano delle playlist, si inseriscono i propri dati e in base al genere di attività, vengono individuate, di volta in volta, le migliori colonne sonore per quel tipo di movimento.

Alcune discipline hanno fatto della musica il punto centrale della propria esistenza. Tra loro, vi è di certo il Thai Fit: un mix di tre arti marziali, fitness e, appunto, musica. Nata per rendere più attraente la pratica di alcuni sport di combattimento (kick boxing e boxe), questa disciplina si è poi trasformata in un vero e proprio sport “musicale”, all’interno del quale la pratica delle arti marziali è guidata dalla melodia, dando vita ad una serie di movimenti combinati che danno luogo a vere e proprie coreografie ritmate, con gesti precisi, veloci e intensi (propri delle arti marziali). Non a caso, dal 2007, la Maratona di New York ha proibito l’ascolto di musica durante la corsa, considerata alla stregua di una vera e propria sostanza dopante.

Music & fitness group history

Negli Stati Uniti, alla fine degli anni ’50, è nata l’aerobica, uno sport che coinvolge arti superiori e arti inferiori, ed il quale, negli anni ’70, ha visto l’aggiunta dell’elemento musicale. In questa forma, l’aerobica si è diffusa in tutto il mondo diventando una vera e propria mania e dando il là ad una serie di attività caratterizzate dall’unione tra fitness e, appunto, la musica - ricordiamo tutti il film “Perfect” con John Travolta e Lee Curtis che, negli anni ’80, divenne un vero e proprio cult, affrontando la tematica degli incontri tra single negli health club.

Molte di queste attività sono “a corpo libero”, come la zumba, lo spinning, lo step: discipline generalmente accompagnate da colonne sonore pop, rock e talvolta anche metal - tutti generi che tendono a provocare un innalzamento del battito cardiaco, di pari passo con lo sforzo fisico.

Esistono, poi, molte attività accompagnate dalla musica che si svolgono in acqua; le più conosciute sono l’acquagym, l’acqua-fitness e l’idrobyke. Anch’esse sono svolte, generalmente, con l’utilizzo di musiche pop, elettroniche o comunque ad alta frequenza, per stimolare il battito cardiaco.

Altri sport possono offrire un utilizzo della musica più variegato. Nel nuoto sincronizzato, ad esempio, le colonne sonore utilizzate spaziano dalla classica fino all’hard rock, a seconda dei sentimenti che è necessario suscitare, a fini artistici, in chi osservi le coreografie.

Dance, dance, dance

Ma la disciplina atletica che, per eccellenza, fa della musica un suo elemento fondamentale rimane la danza. Esiste la danza classica, quella moderna, quella contemporanea. Tutte, però, sono accomunate dalla musica ed ogni stile ha la sua colonna sonora. Una varietà che ha avuto influenze su altri sport, come il pattinaggio o come la ginnastica, che è divenuta ritmica e artistica. Proprio da quest’ultima hanno tratto vita nuove e bizzarre discipline come il Twirling, che mischia ginnastica ritmica e artistica, prevedendo l’inserimento di un bastone per la creazione di figure e disegni aerei di grande suggestione.

Due universi paralleli, insomma, quelli di musica e movimento, destinati, tuttavia, a intersecarsi molto spesso, mantenendo, però, una fondamentale differenza. Se nello sport è possibile identificare l’atleta più forte, il più veloce, il più tecnico, il più geniale, in un esercizio di analisi razionale basato su fattori obiettivi, della musica, al contrario, non è possibile fornire un’interpretazione univoca. Ogni motivo è in grado di comunicare in maniera differente con ogni individuo. Ogni brano può, allo stesso tempo, rassicurarci sulle nostre paure, farci sentire meno soli, permetterci di condividere le nostre gioie e accompagnare i nostri dolori.

Come dice Baricco, nel suo “Novecento”: «Suonavamo perché l’oceano è grande, e fa paura, suonavamo perché la gente non sentisse passare il tempo, e si dimenticasse dov’era e chi era. Suonavamo per farli ballare, perché se balli non puoi morire, e ti senti Dio».

/related post

David Byrne, cycling and dreams

Bike lover, designer, artista a tuttotondo: su Technogym Newsroom un racconto inusuale di una delle ...

The site uses its own technical cookies, anonymous third party analytic cookies and third-party cookies that could be used in profiling: in accessing any element/area of the site outside of this banner, you consent to receiving cookies. If you want to know more or refuse consent to cookies, click here. OK