Fra i criteri per stabilire se sei in forma, leggi dappertutto che è essenziale raggiungere il peso ideale. Ma forse ti domanderai: ideale per chi e rispetto a cosa?
Te lo dice il tuo IMC
Lasciati da parte i criteri estetici, spesso origine di gravi distorsioni della definizione di “peso ideale”, un modo universale per avere indicazioni generali sullo stato fisico di una persona adulta
c’è ed è il famoso IMC, l’Indice di Massa Corporea (in inglese BMI, Body Mass Index).
In pratica è il dato che si ottiene facendo il rapporto tra il peso (espresso in kg) e il quadrato della statura (espressa in metri) di un individuo:
IMC = peso corporeo (Kg) / statura (m2)
Quindi l’IMC di una persona che pesa 75 kg ed è alta 1 metro e 80 centimetri sarà:
IMC = 75 / (1,80 x 1.80) = 75 / 3.24 = 23,1
A seconda del numero che ottieni puoi stabilire così, a grandi linee, se sei:
- Sottopeso, se l’IMC è minore di 19
- Normopeso, se l’IMC è compreso tra 19 e 24
- Soprappeso, se l’IMC è compreso tra 25 e 30
- Obeso, se l’IMC è maggiore di 30
Pratico e veloce. Ma per valutare correttamente il tuo eventuale stato di sovrappeso/sottopeso questo dato non basta: va relazionato con altri valori, fra cui, importantissimo, quello della percentuale di massa grassa e massa magra che porti con te. Continua a leggere
Devi farlo mentre mangi, cammini, parli e anche quando dormi, ma per lo più non ci pensi.
Respirare è un istinto naturale. Non solo una delle tante funzioni del tuo corpo, ma quella che ti permette di compiere tutte le altre.
Perché puoi anche saltare un pasto, passare la notte in bianco o non bere per un giorno intero, ma sai già che trattenere troppo a lungo il respiro, a meno che non ti stia allenando per una gara di immersioni subacquee, non è mai una buona idea.
Il corpo è fatto per respirare, più ancora che per mangiare, bere e dormire, che sono le altre tre funzioni vitali per la sopravvivenza.
Oltre alla più evidente delle sue prerogative, e cioè mantenerti in vita, attraverso la respirazione espelli qualcosa come il 75% delle tossine del tuo corpo, porti il nutrimento (cioè l’ossigeno) alle cellule dell’organismo e mantieni “accese” tutte le attività metaboliche.
Ma lo sapevi che, nonostante questa, la maggior parte di noi utilizza solo un terzo delle sue capacità respiratorie? Continua a leggere
Ti capita spesso di avventarti sul cibo quando sei stressato, stanco o ti senti solo?
Forse non lo sai, ma potresti essere afflitto da “fame nervosa”, un impulso senza controllo che porta a ingurgitare cibo in quantità, senza nessun bisogno fisico apparente.
Ma con ripercussioni, quelle sì, evidenti sulla bilancia, sull’umore e anche sull’autostima.
Il disturbo definito anche “emotional eating” in realtà non ha nulla a che fare neanche con la golosità. Chi mangia in questo modo spesso non ha preferenze sulla tipologia di cibo consumato, perché l’unica cosa che cerca è l’atto stesso di mangiare e la sensazione di sentirsi pieni.
Da che cosa ha origine?
Le ragioni sono psicologiche: quando si mangia, si può fuggire dalla realtà e focalizzarsi su sensazioni fisiche, non sui problemi.
Ma ci sono anche ragioni biologiche: il cibo altera la chimica del cervello nel momento in cui viene in contatto con le papille gustative. Molti cibi, in particolare i carboidrati, sono antidepressivi naturali, aumentano i livelli di serotonina e ti fanno sentire rilassato. Quando mangi, poi, il corpo rilascia dopamina, una sostanza naturale che genera piacere.
Che purtroppo non dura, perché alla fine dell’abbuffata non solo i problemi sono ancora lì, ma ti senti male anche per l’eccesso di cibo. Continua a leggere
“Ridere fa bene alla salute”. Quanto volte te l’hanno detto?
Be’, sembra proprio che la saggezza popolare stavolta abbia ragione.
Recenti studi hanno confermato che, oltre a migliorarti la giornata, ridere di gusto non ti mantiene solo sereno, ma anche più sano e, soprattutto, più a lungo.
Ti ricorda qualcosa? Proprio così: ridere può avere sul tuo corpo effetti simili a quelli di un esercizio fisico moderato e, come quello, è in grado di migliorare sensibilmente il tuo stato di salute.
Come agisce?
Può essere un film divertente, una serata passata con gli amici a ricordare i vecchi scherzi o una barzelletta raccontata bene. Non importa cosa scatena la tua ilarità, gli effetti saranno sempre identici e sempre inaspettatamente straordinari.
1. È stato provato infatti che un periodo abbastanza lungo passato a ridere:abbassa il livello di cortisolo, un ormone che viene sovra-prodotto in situazioni di stress e che, fra l’altro, ha il non simpatico effetto di rallentare la capacità fisica di bruciare calorie, con conseguente aumento di peso;
2. innalza il livello di ormoni che controllano l’appetito. E ciò non significa affatto che sarai sempre più affamato, al contrario: per le persone che non possono allenarsi, ridere può aiutare a ritrovare l’appetito latitante; nelle persone che hanno il problema opposto, ridere funziona come un esercizio regolatore, riducendo l’appetito “di troppo” e trasmettendo quel benessere che li aiuterà a non mangiare più del necessario. Per non parlare del fatto che ridendo di gusto si bruciano anche tante calorie; Continua a leggere
Nutrizionisti e preparatori atletici dicono: bevi un litro, un litro e mezzo d’acqua al giorno, ma se sono due è anche meglio. Se ti sembra tanto, forse non ti sei fermato abbastanza a riflettere che il corpo è fatto in massima parte di acqua e che l’acqua non è necessaria solo farti sudare durante l’esercizio fisico.
Anche se non pratichi sport, il tuo organismo ne utilizza in smisurate quantità ogni giorno e per ogni microscopico processo, da quando parli a quando respiri e anche quando dormi.
Questo ci porta al perché la mancanza di acqua è tollerata malissimo dall’organismo, che in questa situazione, come un popolo senza pane, entra immediatamente in stato di allarme.
Se pratichi sport, ovviamente, estremizzi questo rischio. Ecco come.
Come si disperde l’acqua con lo sforzo?
Durante l’attività fisica, i muscoli producono calore che aumenta la temperatura corporea interna e che, oltre un certo limite, costituisce un potenziale danno alla salute del corpo, oltre che alla prestazione atletica. Ed ecco che scatta il processo di termoregolazione, attraverso l’evaporazione del sudore.
Non appena si innesca, bisognerebbe correre subito ai ripari, perché già con una perdita del 2% di acqua comincerai ad avere problemi di termoregolazione e i primi danni all’efficienza delle tue capacità fisiche.
Se arrivi al 5% comincerai a sentire i crampi e l’efficacia dei tuoi sforzi sportivi potrebbero ridursi anche del 30%.
Se la perdita va oltre, le prestazioni sportive saranno il più piccolo dei tuoi problemi: il tuo corpo non avrà più le risorse per difendersi dal surriscaldamento, e rischi di conoscere le spiacevoli sensazioni dell’ipertermia, meglio nota come “colpo di calore”.
E ricorda: l’integrazione dell’acqua non è mai da mettere in relazione con la qualità della prestazione. Continua a leggere